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Permette? Alberto Sordi: "Il saltello mi è venuto facile", Edoardo Pesce presenta il film

L'attore interpreta l'Albertone nazionale in un film per la tv diretto da Luca Manfredi che uscirà anche al cinema.

Permette? Alberto Sordi: "Il saltello mi è venuto facile", Edoardo Pesce presenta il film

A guardarlo mentre si siede al tavolo della conferenza stampa di Permette? Alberto Sordi, Edoardo Pesce non somiglia più di tanto all'attore romano di cui in questo 2020 si festeggia il centenario della nascita, e se non conoscessimo il talento dell'artista che ha dato corpo e anima al Simoncino di Dogman, forse nemmeno noi lo avremmo giudicato la persona adatta a far rivivere uno dei miti del cinema italiano del Ventesimo secolo. E invece Pesce ha compiuto un piccolo miracolo: ci ha restituito una performance che non è mimesi, imitazione, "scimmiotattura", ma l'interpretazione di una maschera. Lo spiega lui stesso ai giornalisti riuniti presso la Rai di Viale Mazzini 14 in un bel venerdì quasi primaverile di sole: "L'Alberto Sordi che ho portato in scena è una nostra e mia idea di Alberto Sordi, e penso che ogni attore romano possa restituirne una sua personalissima visione. Sapevo benissimo, fin dall'inizio, che stavo andando a disturbare un'icona e quindi temo il giudizio di chi lo ha conosciuto, dei registi e degli attori che hanno lavorato con lui, in primis Carlo Verdone".

Permette? Alberto Sordi è una coproduzione Rai Fiction - Ocean Productions che andrà in onda su Rai 1 il 21 aprile e uscirà straordinariamente al cinema il 24, 25 e 26 febbraioNon è un biopic che racconta il grande mattatore dalla nascita alla morte, ma si sofferma sulla giovinezza di Sordi, cominciando dal suo rientro a Roma dopo la fallimentare esperienza all'Accademia di Recitazione dei Filodrammatici a Milano e terminando con lo straordinario successo di Un americano a Roma. Nel mezzo, la gavetta alla radio, l'incontro con il suo primo grande amore Andreina Pagnani (Pia Lanciotti), l’amicizia e i primi sodalizi artistici con Federico Fellini (Alberto Paradossi). La regia è di Luca Manfredi, che naturalmente ha conosciuto Alberto Sordi e che dice: "Sicuramente nel film ci sono i miei incontri con Sordi, che sono finiti dentro al personaggio. Ho voluto fare questo affettuoso omaggio insieme alla Rai perché per me Alberto Sordi, proprio come mio padre Nino Manfredi, rappresenta un patrimonio artistico e culturale del nostro cinema, un patrimonio che rischia di essere scordato. Quando ho fatto il film su mio padre, molti degli amici di mio figlio, che aveva 16 anni, non lo conoscevano. Su Sordi è stato fatto di recente un sondaggio. Alla domanda chi è il nostro Albertone nazionale? molti giovani hanno risposto Alberto Tomba, altri Alberto Angela, pochi Alberto Sordi".

Luca Manfredi condivide poi con la platea un suo personalissimo ricordo di Sordi, legato a una sua dichiarazione che tutti conosciamo: "Un giorno Alberto venne a casa nostra. Con papà stavano provando Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa? di Ettore Scola. Durante il pranzo, Sordi ci guardò intensamente e disse a mio padre: ammazza che bella famiglia che hai. Ma tu quando te la fai una tua? gli rispose mio papà. Al che lui pronunciò la famosa frase: e che me metto un'estranea dentro casa?. Sordi è stato un uomo che ha dedicato la sua esistenza al lavoro, fare l'attore era la sua missione, la sua famiglia sono stati il fratello, che è diventato il suo segretario, e le sue sorelle, che lo hanno sempre accudito".

Anche Edoardo Pesce ha un aneddoto da raccontare e che riguarda una visita alla tomba di Alberto Sordi: "Qualche settimana prima dell'inizio delle riprese, ho pensato di andare a chiedere una mano ad Alberto Sordi. Era stato Marcellino (Marcello Fonte ndr) a suggerirmelo. Era il 15 giugno e sono andato al Verano. Non c'era nessuno, sembrava la scena del cimitero di Bianco, Rosso e Verdone. Ho portato due fiori, uno giallo e uno rosso, e appena ho trovato la tomba, guidato da Wikipedia, ho detto: signor Sordi, mi aiuti, lei di brutte figure non ne ha fatte mai".

Nell'avvicinarsi al personaggio, Edoardo Pesce non si è lanciato in uno studio matto e disperatissimo, ma ha preferito affidarsi all'istinto: "Mi è bastato il Sordi che conoscevo. Vengo da una famiglia romana, mia nonna abitava a Via Della Scrofa, dove si parlava il romano che parlava Alberto Sordi, che poi era lo stesso di Aldo Fabrizi, Anna Magnani e Gigi Proietti, una lingua un po’ nobile che non aveva nulla a che fare con il romanaccio coatto di periferia. Ho lavorato di fantasia cercando di farmi un'idea un po’ astratta di Sordi. Stando da solo in camerino o al trucco, ho sentito una forte vicinanza con Alberto, l'ho messo in una posizione quasi paterna e mi sono affezionato ancora di più a lui".

A convincere il produttore Fabrizio Zappi di Rai Fiction a lanciarsi nell'avventura del film è stato un provino di Edoardo Pesce in cui venivano ripercorsi tre momenti fondamentali della vita del giovane Sordi: la cacciata dall Accademia di Recitazione, il provino per il doppiaggio di Oliver Hardy e una scena in famiglia: "E’ stato un provino come non se ne fanno più" - spiega Pesce. "Abbiamo lavorato per otto ore. Quando l'ho rivisto, mi sono detto: qualche somiglianza fra me e Sordi c’è. All’inizio non volevo imitarlo, poi però Luca Manfredi mi ha detto: però la gente vuole Sordi, così mi sono trasformato un po’ di più nel personaggio. Ammetto che il saltello mi è venuto facile". 

Non è stato invece semplice per l'attore raccontare un personaggio che attraversa un periodo di tempo piuttosto lungo: "All'inizio avevo dei dubbi, non sapevo se sarei riuscito ad essere il Sordi giovane, ho 40 anni, non 20. E poi io sono alto e grosso, tanto che metà cast, a cominciare da Lillo Petrolo che interpretava Fabrizi, ha dovuto indossare zatteroni alti 20 centimetri. Sembrava di stare in mezzo ai Cugini di campagna. La lavorazione non è stata semplicissima. Era agosto, faceva un gran caldo, c'erano tanti scioperi e stavamo sul set anche per 10, 11 ore al giorno".

Secondo lo sceneggiatore Dido Castelli, la cosa interessante di Permette? Alberto Sordi è l'immagine che del grande attore viene fuori. Sordi nel film non è più - o non è solo - l'espressione di una romanità cinica e un po’ cattiva, ma esprime una grande tenerezza, che viene fuori nei rapporti con la famiglia e nelle difficoltà che incontra ad affermarsi. Edoardo Pesce, nella sua performance, ha cavalcato questo sentimento: "In questa interpretazione ho messo la mia di tenerezza, forse mi appartiene, ho una forma di fragilità e malinconia fanciullesca che cerco di trasferire ai miei personaggi. E poi mi interessa la fragilità degli uomini che devo impersonare. A me Sordi piace nei film in cui mostra la sua fragilità, ad esempio Una vita difficile. Mi piace quando si desordizza".



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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