Schede di riferimento
Interviste Cinema

Perfect Day: Fernando Aranoa De Léon ci racconta l'ironia e la forza degli operatori umanitari

39

Incontro col regista spagnolo, sul film con Benicio Del Toro e Tim Robbins.

Perfect Day: Fernando Aranoa De Léon ci racconta l'ironia e la forza degli operatori umanitari

Arriva nelle nostre sale il 10 dicembre distribuito da Teodora Film, dopo la partecipazione alla Quinzaine des réalisateurs del festival di Cannes, Perfect Day, il nuovo film di finzione (ma con molta verità, proveniente dalla sua esperienza di documentarista) del regista madrileno Fernando Léon De Aranoa, noto per film come I lunedì al sole e Princesas. In rapidissimo passaggio a Roma prima di toccare altre tappe italiane col suo film, De Aranoa (capelli lunghi e fisico da giocatore di basket) si scusa del ritardo con cui è appena arrivato da Washington dopo aver perso una coincidenza e, senza mostrarsi stanco o nervoso, si offre generosamente alle domande dei numerosi giornalisti presenti (“Non mi aspettavo che foste così tanti”, dice sorpreso), parlando velocissimo nella sua lingua madre, tanto che l'interprete a volte stenta un po' a stargli dietro. Il film racconta la vita quotidiana di un gruppo misto di operatori umanitari nella Bosnia del 1995, al termine del sanguinoso conflitto dei Balcani.

Come mai cui questo tema – che ha affrontato anche in alcuni documentari – lo interessa particolarmente?

In genere nei film e nei romanzi non si parla di questo tipo di lavoro, anche se se ne parla sui giornali o in televisione. A me è sempre piaciuto tra un film e l'altro fare dei documentari e questo mio interesse viene dalla mia esperienza in questo senso. Varie volte sono andato con loro, ero in Bosnia proprio nel 1995, ho fatto poi dei documentari con Medici senza frontiere in Africa, in Somalia e nel Congo, ho collaborato con il Commissariato per i rifugiati. Mi piaceva molto la routine quotidiana di queste persone, che poi routine proprio non è visto che ogni giorno è diverso e presenta un nuovo problema da affrontare. Nel film non raccontiamo i momenti epici, l’epica per me sta nel loro lavoro quotidiano. Come dice Mambrù (il personaggio di Benicio Del Toro) a un certo punto, loro sono gli idraulici della guerra, quelli che ripuliscono le latrine e aggiustano i tubi. Nel film vediamo come queste persone entrano disarmate in un conflitto armato, con ironia, forza e umorismo, aspetti che mi interessava vedere collegati.

L'umorismo che si respira nel film deve qualcosa al vero umorismo nero della Bosnia, a qualche film della zona?

E' chiaro che, come ogni regista, ho i miei riferimenti, che sono essenzialmente i film che mi sono piaciuti. Posso pensare in questo caso a No Man's Land, di cui mi è piaciuto molto il modo metaforico di raccontare la guerra con due persone e in un luogo delimitato, ma anche a La grande guerra di Mario Monicelli. Ma i riferimenti più importanti per me sono quelli alla realtà delle cose. L'umorismo che queste persone hanno davvero è anche un modo per difendersi, per distanziarsi dalla realtà, perché altrimenti dopo un paio di mesi lì uno crollerebbe. Fedja Stukan, l'attore che nel film fa l'interprete, mi raccontava sul set del clima che si viveva a Sarajevo durante la guerra. Dopo 15 giorni al fronte tutti si innamoravano di più, si ubriacavano e facevano cazzate, proprio in contrasto con l'orrore della guerra. E’ un tipo di umorismo che mi è sempre piaciuto e ho pensato che avrebbe reso questo film sia molto drammatico che molto divertente: quando il dramma irrompe lo fa in modo molto forte e lo stesso accade nei momenti umoristici. Quanto più profondo è il dramma più forte deve essere l’umorismo, ed è il personaggio di Tim Robbins, B, a portare sulle spalle questo senso di dramma profondo e di umorismo esasperato.

Nel finale del film sembra chiaro che l'unica vera soluzione la possa trovare solo la gente del luogo, è così?

E’ un momento in cui si dice che è importante che sia la gente del posto a occuparsi dei suoi problemi, a prescindere dagli aiuti dei soldati o dei civili, dei Caschi Blu o di quello che sia. Gli operatori portano il senso comune per aiutare le popolazioni in questa situazione irrazionale e cercare di raddrizzare una situazione totalmente capovolta, perché tutto è corrotto dalla guerra e spesso gli operatori conoscono meglio quello che succede proprio perché sono disarmati e dunque entrano in contatto in modo diverso con la popolazione. Per me comunque era importante anche mostrare la loro frustrazione e la loro delusione e il modo in cui le gestiscono, cioè affrontando il problema successivo. E' lì che sta il loro valore e il loro eroismo: nel tentare anche se può sembrare inutile e nel continuare a provare.

Nella colonna sonora del film, a partire dal titolo, ci sono molti riferimenti a Lou Reed e altri pezzi rock. Come li ha scelti?

In realtà all’inizio avevo l’idea di fare un film con una colonna sonora un po' meditata e riflessiva, non tanto rock, ma ora penso che sia molto meglio così, visto che il film invita a non commiserarsi e non scoraggiarsi pensando ai problemi ma agendo. In pratica le parole della canzone di Lou Reed There is No Time, che si sente sui titoli di coda, sono la sinossi perfetta del lavoro di queste persone. E poi dal momento che è un film molto dinamico, con molto movimento, ho messo in parte la musica che ascoltavo e che mi è sempre piaciuta e quella che ascolta il personaggio di Tim Robbins che spesso l'ha proposta. Ad esempio la prima volta in cui deve superare la mucca morta, ha scelto un gruppo punk rock di Los Angeles che è tra i suoi preferiti. Perfect Day alla fine non l'ho scelta perché non era adatta ai temi del film.

Il film parte dal romanzo di una scrittrice e medico di Medicins Sans Frontières. Quanto ha tenuto e cosa ha cambiato della storia?

Il libro di Paula Farìas è stato un punto di partenza molto importante, è quello che mi ha fatto venir voglia di scrivere questa sceneggiatura. Mi è piaciuto molto lo spunto iniziale, la difficoltà di togliere un cadavere dal pozzo. Abbiamo tenuto quattro o cinque momenti del libro, che si basava sulle sue esperienze in varie zone, ma molto abbiamo cambiato. Alla fine c'era una parte più riflessiva e più poetica che era nella testa del protagonista che non era Mambrù  ed era scritta in prima persona. Era bellissima ma non potevamo raccontarla al cinema e allora l'abbiamo trasformata in azione, nella ricerca della corda che va avanti all’infinito. Nel romanzo non ci sono le donne e il bambino, Nicola, che mi sembrava utile alla storia del film. Quella della corda mi sembrava una buona metafora dell’irrazionalità della guerra, dove nessuno vuole collaborare e ognuno a modo suo ha le sue ragioni per non farlo.

Ci parla della sua scelta di evitare la retorica della guerra mettendoci di fronte ai fatti già avvenuti e senza insistere sui momenti drammatici?

E’ stata una scelta deliberata. Siamo nel 1995, quando si stanno per firmare i trattati di pace, in un momento di transizione tra la guerra e la pace, in una situazione con molte possibilità di variazione, quando le cose non sono tanto chiare, Volevo mostrare i sintomi della guerra, i suoi effetti sulla popolazione civile, fare un film che spiegasse meglio la natura umana. E' una guerra silenziosa e senza spari ma ancora più terribile come si capisce da tante cose: quando ci sono quegli uomini che vendono l'acqua e il ragazzo dice che probabilmente sono stati loro a buttare il cadavere nel pozzo, o quando trovano la casa bruciata dai vicini. Narrativamente la retorica della guerra è meno interessante. Come si usa dire, il diavolo sta nei particolari. Io volevo mostrare i piccoli dettagli della vita quotidiana, che non si raccontano nei film di guerra.

Infine, De Aranoa ci dice che il progetto del film su Pablo Escobar (con Javier Bardem e Penelope Cruz) è ancora nelle fasi iniziali della sceneggiatura, che non sarà un vero e proprio biopic ma si incentrerà sulla parte finale della carriera del boss colombiano e su come questa ha cambiato la politica latino americana. Nel frattempo, sta montando un documentario su Podemus, il movimento politico spagnolo diventato partito, girato nel corso di un anno.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
Suggerisci una correzione per l'articolo
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming