Interviste Cinema

"Perdono gli Avengers per avermi battuto": Paola Cortellesi a tutto campo al Bif&st

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Al Bari International Film Festival l'attrice protagonista di Ma cosa ci dice il cervello si racconta in una masterclass.

"Perdono gli Avengers per avermi battuto": Paola Cortellesi a tutto campo al Bif&st

Dopo un'ora e mezza in compagnia di Paola Cortellesi, e dell'intero Teatro Petruzzelli, in cui non c'era rimasto nemmeno un posticino in "piccionaia", ci è venuta voglia di trasformarci in Thanos per polverizzare i valorosi supereroi Marvel che al boxoffice italiano hanno battuto Ma cosa ci dice il cervello, e non perché abbiamo in odio gli Avengers, ma perché la protagonista e co-sceneggiatrice dell'ultimo film di Riccardo Milani è una donna straordinaria, e adesso come qualche anno fa, continuiamo spudoratamente a fare il tifo per lei: lei che quando ha realizzato che non c'erano ruoli femminili sodisfacenti se li è scritti da sola, lei che sorride anche alla duecentesima richiesta di selfie, lei che se la prende con quanti, per indicare un maschio vile e pauroso, usano il termine "feminuccia", parola che dovrebbe invece indicare solamente una piccola femmina.
Paola Cortellesi il Bif&st lo conosce da tempo e lo ama, e si commuove quando il direttore Felice Laudadio le consegna il Federico Fellini Platinum Award for Cinematic Excellence, e dice: "Trovarmi qui al Petruzzelli inchinata come Alberto Sordi e Monica Vitti come in Polvere di stelle e ricevere un riconoscimento intitolato a un maestro sublime come Fellini mi emoziona e mi commuove. E mi basta. Mi sa che adesso vi saluto e vado a casa".

La Cortellesi è stata invitata al Bari International Film Festival 2019 per tenere una masterclass che è in realtà è una chiacchierata in libertà, un incontro moderato da David Grieco che segue la proiezione di Come un gatto in tangenziale. Di questo film interpretato anche da Antonio Albanese, Paola parla a lungo, per poi passare al nuovo film, riflettere sulle donne, impartire consigli e raccontare di colleghi e di vita familiare. Ecco le sue dichiarazioni.

L'idea di Come un gatto in tangenziale
Il film nasce da un’esperienza personale. Riccardo viene da una famiglia popolare. Facendo questo lavoro, ha potuto pian piano condurre un'esistenza più comoda, farsi una cultura e vivere da borghese. Quando però sua figlia di 14 anni si è fidanzata con Marco, un ragazzo di Bastogi, si è spaventato. Lui che aveva sempre avuto pensieri di accoglienza, è rimasto impressionato dalla pericolosità di quel quartiere. "Sto discriminando un luogo e delle persone" - mi ha detto - non dovrei farlo". Da questo suo atteggiamento è partita la nostra sceneggiatura, dal bisogno di delegittimare l'odio sociale e di educare, seppur ridendo, alla tolleranza.

Non c'è più rispetto
Gli esseri umani non dovrebbero abbaiarsi contro. Non sono dei cani, con tutto il rispetto per i cani. E invece l'aggressività regna sovrana. E’ questo che abbiamo voluto raccontare in Ma cosa ci dice il cervello: l'abitudine alle cattive abitudini, alle infrazioni nel traffico, per esempio. C'è una follia generale che mi preoccupa, anche se la cosa peggiore è la tendenza sempre più diffusa a sminuire le competenze, e penso ai professori bullizzati dagli alunni con il consenso dei genitori o ai medici travolti dai pazienti che si sono fatti la diagnosi da soli andando su Internet.

Franca Leosini
Sono una vestale di Franca Leosini, anzi una leosiner, adoro i suoi programmi, mi incuriosiscono. Nella trasmissione Non perdiamoci di vista facevo la sua imitazione. Da donna autoironica quale è, Franca è venuta a trovarmi durante l'ultima puntata e abbiamo fatto un duello fra la Franca vera e la Franca finta. E’ una persona sportiva e allegra e da quel giorno è nata una bella amicizia. Pariamo di tutto, ovviamente non dei cartoni animati che abbiamo visto, che non sono gli stessi, vista la differenza di età.

La commedia all'italiana
Non bisogna confondere la commedia all'italiana con il film comico. Di film comici ne abbiamo di vario genere, alcuni più gloriosi, che affondano le proprie radici nel sociale, altri più scemi e demenziali. Ma la commedia all'italiana, che poi è quella di Age, Scarpelli, Scola e Monicelli, è quel genere che permette di parlare delle miserie, dell’ignoranza di un paese e della grettezza di alcuni suoi abitanti. I grandi maestri partivano da cose drammatiche, perché si può ridere di cose drammatiche, in fondo è quello che Riccardo e io cerchiamo di fare con i nostri film. Il più mirabile esempio di commedia all'italiana di tempi relativamente recenti? Ferie d'agosto, di Paolo Virzì.

Gli Avengers
Al cinema amo tutto, adoro gli Avengers e li perdono di averci battuto con gli incassi, io mi ingarello sempre con Hollywood e i supereroi.

Essere curiosi
Ho perso la fantasia con l'età adulta, la esercito solo quando scrivo, ma nel quotidiano spesso mi manca, però la curiosità c'è. Ho fatto questo mestiere per giocare, ma giocare seriamente, da adulta, e per fare tante cose, sarei potuta diventare una cantante, ma mi piacevano troppi generi e poi non avevo un mio repertorio. Essere attrice mi consentiva di spaziare. Se sei un attore e fai una cosa sola, sei scemo. Scemi sono anche quelli che si portano il personaggio a casa. Io a casa voglio stare tranquilla, non voglio vocine che mi parlano nella testa. Il giorno in cui le sentirò, chiederò aiuto a uno bravo.

Vita di coppia
Con Riccardo litighiamo anche quando non lavoriamo, quando lavoriamo discutiamo di più, la nostra unione è fatta di questo. E’ bello condividere tutto. I figli ci danno soddisfazioni. La nostra è una bella famiglia allargata, ci vogliamo un gran bene. Abbiamo cominciato a "fare ditta" dopo tanto che stavamo insieme. Con Riccardo mi ero sfogata delle mie frustrazioni di donna e di autrice tv che veniva ritenuta meno autorevole dei suoi colleghi uomini. In tavoli storicamente frequentati da uomini le donne sono sempre state invisibili. Non mi stava bene, così mi sono presa la rivincita collaborando al copione di Scusate se esisto!, che parla proprio di una donna "invisibile". Grazie alla tigna, sono riuscita a farmi sentire.

Le donne
Ora ho contratti ottimi, ma in passato sia io che le mie colleghe, a parità di ruoli, guadagnavamo meno degli uomini. Non so se raggiungeremo mai l'uguaglianza. Una soluzione al problema potrebbe essere nell'educazione dei piccolissimi. Nelle scuole si dovrebbe seguire un corso di parità di genere. Un bambino è puro e non ha sovrastrutture, può quindi essere educato al rispetto. 

Donne con le palle
Non chiamatemi donna con le palle, mi incazzo. Gli attributi maschili non servono, una donna è forte di suo. Io ho la mia forza e voglio mantenere la mia femminilità, che nel mio caso non è poi così prorompente, però quel briciolo di femminilità che ho me lo tengo, e ne vado fiera.

La cultura
Qualcuno ha detto che con la cultura non si mangia, che è una cosa orribile.  Invece si mangia eccome, perché è il nutrimento di una vita intera, e senza nutrimento non si cresce.

Il rapporto col pubblico
L'unica cosa che a me dà un po’ fastidio è quando per esempio sto mangiando al ristorante con la mia bambina e qualcuno mi fa una foto come fossi un animaletto che sta lì in gabbia e poi la pubblica. Nel 2002 lavoravo con Gianni Morandi in un varietà, Gianni firmava autografi fino alle 3 di notte, e proprio lui mi ha insegnato che bisogna avere gratitudine nei confronti di una persona che ti ha scelto e ha amato il tuo lavoro. Il pubblico è anche il mio datore di lavoro, sono persone che sono uscite di casa, hanno affrontato il traffico, hanno cercato con fatica un parcheggio, hanno pagato una babysitter e dei molti film che ci sono in una multisala hanno scelto proprio il mio. Come si fa a non amarle?



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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