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"Per me un film deve sempre essere un passo in avanti": Olivier Assayas incontra il Festival di Lecce

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Non ha potuto partecipare al Festival del Cinema Europeo di Lecce 2020 Olivier Assayas, perché il Covid-19 ha impedito uno svolgimento dal vivo della manifestazione. Il regista francese ha però incontrato i giornalisti via Zoom, parlando anche della serie dal suo film Irma Vep.

"Per me un film deve sempre essere un passo in avanti": Olivier Assayas incontra il Festival di Lecce

Doveva essere l'ospite d'Onore del Festival del Cinema Europeo di Lecce 2020. E invece, a causa del Covid-19 e della chiusura delle sale cinque giorni prima che partisse la manifestazione cinematografica diretta da Alberto La Monica, Olivier Assayas ha dovuto rinunciare al viaggio e a stringere fra le mani l'Ulivo d'Oro, il premio top di un festival che comunque ha continuato a vivere online. Tuttavia il regista francese ha parlato ugualmente con i giornalisti che avrebbero dovuto ascoltarlo e intervistarlo nella cittadina pugliese, luogo che l'autore di Sils Maria e Wasp Network ama in maniera particolare perché, tanti anni fa, è stato teatro del suo fidanzamento con Maggie Cheung. L'incontro stampa è avvenuto via Zoom e la chiacchierata è stata molto interessante, forse perché Olivier conosce e ama il cinema italiano e ha una sensibilità molto vicina alla nostra.

Olivier Assayas, il lockdown e il futuro del cinema

Olivier Assayas vorrebbe cominciare a girare, durante la prossima primavera, il suo nuovo film, che parla della pandemia e del "confinamento", come lo chiama lui. Il regista racconta innanzitutto di come il lockdown abbia impattato sulla sua vita quotidiana e sul suo cinema: "Io sono stato fortunato, perché il mio ultimo film Wasp Network è uscito in Francia prima dello scoppio della pandemia. Alla fine del 2019, quando infuriava la protesta per il cambiamento della legge sul lavoro, hanno chiuso il centro delle grandi città del paese, e quindi non si potevano raggiungere i cinema. Poi è arrivato il Covid-19, e fra questi due avvenimenti c'è stato un periodo di due mesi durante i quali è uscito il mio film, che ha così potuto avere la sua vita in sala. Quando è iniziato il lockdown, stavo cominciando a scrivere una serie di 6,7,8 puntate ispirate al mio film Irma Vep. Insomma sono riuscito a lavorare, e l'ho fatto in campagna, durante una primavera meravigliosa. Per me il lockdown non è stato un momento particolarmente difficile. Eppure, con il passare del tempo, vedendo ciò che sta succedendo in diversi paesi europei, mi rendo conto di quanto la situazione possa diventare complicata per tutti. Per quanto riguarda il mio ambito specifico, so bene che nel lavoro di un regista di cinema c'è una fase introspettiva, che è quella della scrittura, e c'è un secondo momento, che è quello del confronto con la vita e con la realtà. Il cinema è un'arte collettiva, e questo suo aspetto mi manca. Io sono una persona che ha bisogno di azione, dell'elemento fisico della creazione cinematografica".

Per Assayas il lockdown ha avuto un effetto disastroso sul cinema, ma il regista nutre grandi speranze per il futuro della settima arte: "La crisi del cinema è stata accelerata dal Covid e dal lockdown. Sono però convinto che, nel momento in cui non ci sarà più il rischio di contagio, la situazione migliorerà, perché la gente ama il cinema e i giovani vanno in sala per vivere un'esperienza artistica collettiva. Probabilmente in futuro si troveranno modalità diverse. Penso che il cinema tenderà a ridefinirsi, perché non può continuare a fare esattamente quello che faceva prima. Secondo me siamo in un periodo di reinvenzione, sia generale che individuale. La creatività mi sembra sia cresciuta, perché il lockdown ha dato spazio e tempo a individui che non ne avevano abbastanza. Sono certo che in termini di scrittura, pittura e musica ci saranno tante nuove cose affascinanti nell'immediato futuro. Dobbiamo ripensare i nostri valori, ma succederà solo quando i cinema riapriranno. E’ inutile pensarci adesso, adesso stiamo probabilmente attraversando la più grande crisi del cinema in assoluto, ma è una crisi che arriva dall'esterno, che si somma alla crisi interna. Non ci resta che essere pazienti e sperare in un miglioramento".

Lo sguardo di Assayas e il senso del suo cinema

Assayas è un regista che non fa film tutti uguali, forse per via della sua innata curiosità. Eppure fra le sue opere esiste un legame: "Ho l'impressione che l'oggetto della mia opera sia la possibilità di guardare il mondo in maniere diverse, da angoli diversi, secondo modalità diverse. Ma in realtà lo sguardo è sempre lo stesso. Ho sempre pensato che i miei film, messi tutti insieme, fossero un tentativo di esplorare la complessità del mondo. Io sono sempre alla ricerca di risposte specifiche a domande universali, cose che si ridefiniscono a ogni cambio di generazione. Credo che nel mio lavoro ci sia una grande varietà. Ho avuto la straordinaria fortuna di poter fare film in tutto il mondo, in lingue diverse, e di scoprire realtà che ignoravo. Ci sono registi molto dipendenti dall'ambiente dal quale provengono, e le loro opere sono fortemente influenzate da questo ambiente, penso per esempio ai film dei fratelli Dardenne, che ammiro moltissimo, ma per me il cinema resta un processo di rinnovamento e di scoperta. Per me un film deve sempre essere un passo in avanti".

Assayas e l’amore per il cinema italiano, da Dario Argento a Nanni Moretti

Forse non tutti sanno che Olivier Assayas adora il cinema italiano, che nel suo percorso di giovane regista lo ha influenzato più di quello francese: "La mia prima e più forte esperienza di cosa sia l'arte è stata l'amore di mio padre per la pittura classica italiana. Quando ero giovanissimo, mi ha fatto conoscere la storia della pittura italiana. Papà era di origine milanese, e quindi di cultura italiana. Per me, da ragazzo, l'arte consisteva in Piero Della Francesca, Giotto, nella luminosità e la profondità delle loro opere. Anche per quel che riguarda il cinema, sono stato influenzato più dai registi italiani che da quelli francesi. Le mie fonti di ispirazione più forti sono state Pier Paolo Pasolini, Luchino Visconti, Roberto Rossellini e Michelangelo Antonioni. Ho imparato il cinema con i film di Bergman, Godard, Rohmer, Truffaut, ma nel mio cuore c'è sempre stato il cinema italiano. Non vedo molti film italiani contemporanei, e quindi non posso parlare con cognizione di causa del vostro cinema di adesso. Penso però che Marco Bellocchio sia un grande maestro. Anche Nanni Moretti mi piace, è un regista straordinario ed è stato sempre un grande modello per me".

Altra cosa che molti ignorano è che Olivier Assayas ha una passionaccia per Dario Argento: "Quando ho visto il mio primo film di Dario Argento, ero un teenager. Mi trovavo in Italia e il film era Quattro mosche di velluto grigio, che mi colpì moltissimo. Sapevo che il regista si chiamava Dario Argento, ma non conoscevo i suoi film. Più tardi, quando mi sono interessato al cinema di genere americano, ho capito che molti film avevano preso ispirazione dal lavoro straordinario di Dario Argento. Penso che anche un regista favoloso come David Lynch abbia rubato qualcosa ad Argento. Dario è davvero uno dei grandi maestri del cinema italiano. La sua opera è carica di fascino perché c'è una dimensione estetica ma anche viscerale e fisica nella sua arte che è a dir poco unica. Ho scoperto presto John Carpenter, poi sono rimasto folgorato da Cronenberg e da Wes Craven, che per me rappresentavano una modernità che non trovavo nel cinema degli autori francesi e che riconoscevo invece nel punk-rock della seconda metà degli anni '70. All'epoca vivevo nell'ambiente della musica proto-elettronica francese più che nell'ambiente della cinefilia, che trovavo un po’ noiosa".

La serie da Irma Vep

Assayas conclude l'incontro con la stampa parlando in maniera più diffusa della serie tratta da Irma Vep, un film del 1996 che ripropone il personaggio della protagonista del serial Les Vampires di Louis Feuillade, che è diventato un oggetto di culto per i surrealisti: "Quando ho cominciato a ricevere proposte per scrivere e dirigere una serie tv, ho accettato di farlo con Irma Vep perché era un modo moderno di ritornare all'origine dei serial e anche all'origine del cinema. Sono sempre stato interessato alla letteratura popolare dell'inizio del ventesimo secolo e della fine del diciannovesimo, alle opere degli autori del genere fantastico che da ragazzo leggevo con passione. Faccio la serie per HBO, che mi dà una libertà assoluta. Io scrivo e mi occupo della regia e della produzione. E’ un progetto molto ambizioso che consiste più o meno in un film di 7 ore. Sono un po’ spaventato, forse sto creando un mostro. C'è però una dimensione sperimentale, perché il modello è Twin Peaks. La cosa frustrante è che non si vedrà sul grande schermo, a meno che non partecipi a qualche festival".

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