Interviste Cinema

Pellegrini tra dimensioni e comunicazione: ecco È nata una star?

Di adattamenti di romanzi di Nick Hornby ce se sono stati tanti. Ma è la prima volta che una storia dell’inglese viene portata al cinema in Italia.



Di adattamenti di romanzi di Nick Hornby ce se sono stati tanti. Ma è la prima volta che una storia dell’inglese viene portata al cinema in Italia.
Per la precisione a Torino, dove Lucio Pellegrini ha ambientato È nata una star?, storia di una coppia di genitori che scopre, grazie alla vicina impicciona, che il loro figlio ventenne ha recitato da protagonista in un film porno grazie alla generosa dotazione naturale di cui mamma e papà erano all’oscuro.
Se il film ha ambizioni di essere una storia sulla comunicazione tra le persone, all’interno della famiglia e non solo (“Il pene e il porno sono un pretesto, qui si parla di questioni familiari e di rapporti umani, è stato quello che mi ha colpito del libro di Hornby,” ha detto il regista), l’incontro tra autori e stampa cui abbiamo preso parte è stato quasi interamente fallocentrico, per esplicita volontà di molti dei giornalisti presenti.

Luciana Littizzetto
, protagonista femmile, ha provato comunque a smarcarsi, come a ribadire la differenza tra il personaggio che porta in televisione e quello interpretato nel film. “Ci siamo certo posti il problema della sovrapposizione tra personaggi tv e cinematografici,” ha detto l’attrice, “e per questo Lucio Pellegrini ha voluto lavorare molto per sottrazione, mi ha fatto smorzare tutti i toni sopra le righe che adotto sul piccolo schermo. Qui non si trattava di uno sketch, ma volevamo raccontare una storia, che funziona se dura nel tempo. Parlare di Walter e Iolanda [gli eufemismi usati da Littizzetto per gli organi genitali maschili e femminili, n.d.r.] per un’ora e mezza sarebbe diventato grossolano e volgare. Avevamo bisogno di realismo e non di farsa. Volevamo raccontare bene e con leggerezza questa storia.”

È però lei stessa, quando qualcuno le chiese se avessero mai pensato di cambiare di genere la storia, raccontando di una ragazza e non di un ragazzo che si dà al porno, ad ammettere che “certo, avrebbe funzionato bene uguale, ma avremmo perso la cosa del Walter spropositato che fa ridere.”


Litizzetto
, che ha a questo proposito raccontato anche dell’incubo vissuto quando è stata protagonista con Rocco Siffredi della bella trasmissione di Rai 3 "Milano-Roma", ha dichiarato poi di essere stata aiutata ad essere più attrice e meno comica da una “buona sceneggiatura e dall’immedesimarsi nel ruolo di una madre in difficoltà. Lucia cerca di dare un senso a quel che gli è capitato, di inserirlo nella sua vita. Suo marito, invece, la vuole rimuovere, la vuole tenere distante.”

Il marito in questione è quello interpretato da
Rocco Papaleo, che è stato subito "aggredito" sul tema dell’invidia del pene al maschile e ha altrettanto prontamente ribattuto chiedendo alla giornalista che gli poneva la domanda “e a te piace grosso oppure no?”, ha dato man forte al regista Lucio Pellegrini nel voler parlare di comunicazione: “Giriamo la questione. Mettiamo che io abbia di fronte una superfiga e una che ho piacere ascoltare: io scelgo quella che ho piacere di ascoltare. Perché alla fine l’orgasmo dura poco, e la vita è fatta di chiacchiere. E nel film affrontiamo proprio il tema dell’incomunicabilità.”

“Per questo abbiamo cercato di raccontare due caratteri che avessero una reazione differente ad un medesimo trauma, uno scontro attraverso il quale ricominciano a comunicare,” ha aggiunto
Lucio Pellegrini. “Lucia è molto modellata sul personaggio del libro di Hornby, mentre il padre di Rocco doveva essere più legato a certe idee, più tradizionalista, più meridionale. È stata una delle poche modifiche che abbiamo fatto rispetto al romanzo. Abbiamo cercato di rimanere fedeli al testo di Hornby, che è uno scrittore che mi piace molto e nei cui toni mi ritrovo molto. Molte scene e molti dialoghi sono ripresi quasi alla lettera, anche la scelta di utilizzare la voce fuori campo in modo importante è nata per cercare di rispettare una voce forte come quella di Hornby.”

È stata proprio
Luciana Littizzetto a voler acquistare i ditti del libro dell’inglese. “Leggo molto, anche se l’unico modo per farlo è puntare la sveglia alle 6 e mezzo del mattino. Spesso compro diritti dei libri che mi piacciono, non necessariamente per me, mi interessano le storie che penso siano belle da raccontare. In questo caso l’ho proposto al mio agente e produttore Beppe Caschetto ed eccoci qui.”

Se il nome internazionalmente noto di Hornby possa essere un buon viatico per l’esportazione del film, è presto per dirlo, ed è lo stesso Lucio Pellegrini a dirlo. “Però,” aggiunge il regista, “la commedia italiana, spesso tradizionalmente legata a canoni farseschi, è solitamente vista come difficilmente esportabile.”
Ma Pellegrini, da 1 a 10, quanto si sente dentro questo filone di commedia farsesca? “Zero,” ribatte deciso. “È un genere che non mi piace e abbiamo cercato di distanziarcene il più possibile, come forse avrete potuto vedere.”

Nobile intenzione, senza dubbio.

Se però la stragrande della maggioranza delle domande che lui e suoi collaboratori hanno ricevuto giravano intorno alla dimensione del Walter, qualche dubbio potrebbe nascere. Ma forse la malizia è nell’occhio di chi guarda.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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