Interviste Cinema

Pedro Almodóvar a Cannes con Julieta: "Sono una casalinga che scrive"

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Il regista spagnolo, insieme alle sue protagoniste, ha presentato in concorso il suo nuovo film in uscita in Italia il 26 maggio.

Pedro Almodóvar a Cannes con Julieta: "Sono una casalinga che scrive"

Julieta, ultima fatica di Pedro Almodóvar, è stato presentato in concorso al Festival di Cannes dal regista, accompagnato dalle due attrici Emma Suárez e Adriana Ugarte, entrambi interpreti, in due momenti diversi, della Julieta del titolo: una donna che vorrebbe continuare a comunicare con la figlia che ha perso di vista, e per la quale scrive i suoi ricordi.

Insomma, Woody Allen e Steven Spielberg preferiscono evitare la competizione e Pedro no? "Non ho il loro talento, rispetto la loro posizione, ma siccome sono a Cannes mi piace essere in concorso, è più eccitante, anche a livello mediatico. Non mi sento tanto sacro." Julieta è il suo ventesimo film, cosa significa? "Non cambia nulla per me, ho realizzato che era il ventesimo solo alla fine, quello che conta è la storia." Apprezza che alcuni abbiano coniato per il suo stile il termine "almodrama" o che abbiano parlato di "metamelodramma", ma Almodóvar questa volta taglia corto: Julieta è per lui un dramma sobrio, contenuto, nei limiti del possibile.

D'altronde il personaggio di Julieta non è la sua solita madre forte dei suoi amati universi femminili, ancora raccontati: "E' la madre più vulnerabile, più debole, le altre combattevano. Lei è vittima delle perdite. E' quasi uno zombie, senza direzione o speranza". La sceneggiatura è la fusione di tre racconti di Alice Munro contenuti nella raccolta In fuga. "E' una casalinga che scrive, un po' come me. Alla fine dei suoi racconti so sempre meno di quel che sapevo all'inizio, adoro questa sensazione, ma in un certo senso è tutto mio, io non sono mai troppo fedele quando adatto, ammiro molto la Munro, ma dovevo modificarla per portarla in Spagna".
Dopo la prima stesura, Pedro aveva pensato di girare la storia in inglese, a New York, ma ha abbandonato l'idea, nonostante un'attrice americana fosse molto interessata al progetto: "Non mi sentivo sicuro, ho preferito evitare. La cultura della famiglia è diversa: in America una madre sa che a un certo punto il figlio andrà via di casa e lo vedrà sempre meno, i legami si spezzano, da noi non si spezzano mai."

Due attrici per lo stesso personaggio femminile gli ricordano Quell'oscuro oggetto del desiderio di Luis Buñuel ("il mio maestro, ma lui lì era stato più radicale"), tuttavia qui la scelta è dovuta allo sfasamento temporale: Adriana doveva interpretare la Julieta giovane, indipendente, mentre Emma... "guardandola in faccia leggi l'esperienza."

E Julieta è stata un'esperienza anche per le due attrici protagoniste, che di certo non possono vantare la militanza di Rossy De Palma, interprete di una zia dalla curiosa acconciatura: "Con lui mi lascio sempre andare, con qualcun altro magari avrei detto: ma che vuoi con questi capelli? Spero che la prossima volta mi renda più bella." Almodóvar ha bombardato Emma di informazioni e suggerimenti: "Quadri, film, attrici, tutto per creare il personaggio, Jeanne Moreau, Europa '51 e anche Vite che non sono la mia di Emmanuel Carrere". Pedro scherza (ma non troppo) su un dettaglio importante: "Il modo di camminare di Emma. Il modo di camminare doveva essere espressivo." Adriana era spaesata: "Ho dovuto reimparare gli strumenti della recitazione, che pensavo di avere. Abbiamo fatto lunghe prove. Almodóvar reinventa i personaggi sempre." Una meticolosità che il regista difende: "Ho spiegato ad Adriana com'erano le donne degli anni Ottanta. Adesso è tutto diverso. Doveva rendere l'idea della libertà."

Non esiste un film di Pedro Almodóvar senza un'estetica curata, specialmente nei colori. Come mai quest'ossessione? "Una risposta veloce forse non ce l'ho. Io sono figlio del Technicolor, quand'ero piccolo vivevo nei colori contrastati. Cerco gli stessi colori, ma chimicamente oggi è proprio impossibile ottenerli. I miei film sono barocchi e sono figlio dei '60, della pop art. Questa è la risposta che do sempre, perché lo spiega meglio. Mia madre si vestiva di nero perché era in lutto, si usava così, mi ha concepito vestita di nero, e io mi ribello: il nero è sofisticato ma solo se non te lo impongono, sennò è una maledizione."

E le musiche di Alberto Iglesias? "Con Iglesias lavoro da vent'anni, credo che tra i miei collaboratori sia il più fedele! E' un gran professsionista, pensate che quando ha visto il montato mi ha detto: questo film non ha proprio bisogno di musica. Quanto bisogna essere professionisti per dire una cosa del genere? Solo che avevo bisogno della musica, con quei passaggi temporali." Alla fine l'ispirazione è arrivata da Mahler, che ispirò anche la colonna sonora di Ran, una delle sue preferite.

Pedro, difendendo anche il fratello produttore Agustín, presente alla conferenza e spesso in affettuosi camei nei suoi lungometraggi, accetta di rispondere a un giornalista sui Panama Papers, nei quali sono apparsi mesi fa i nomi dei due fratelli (per un tentativo infruttuoso del 1991 di espandere la casa di produzione, ndr): "In questa storia siamo poco importanti, se fosse un film non saremmo nemmeno comparse. E la stampa spagnola ci ha trattato come nomi preminenti. Questo però non ti ha impedito di goderti il film, no? Spero che questo valga per tutti gli altri."

Non c'è un Almodóvar scoppiettante nella conferenza, nè vuole nascondere i sessant'anni. Julieta riflette questo ripiegarsi sul tempo che scorre? "Sono più vecchio della media delle persone in questa sala, forse lo so meglio di voi. Non mi sento vecchio, ma mi ci avvicino. Sono d'accordo con Philip Roth che dice: la vecchiaia non è una malattia, è un massacro. Non sono nostalgico ma mi manca la mia giovinezza, gli anni Ottanta. Ho dovuto scegliere la salute, perché volevo continuare a lavorare, ma è una scelta triste. E forse per questo negli ultimi film si avverte la tristezza."

Indentificazione totale quindi con la protagonista? "Se dovessi scegliere, in questo film mi rappresenta la Julieta matura. Ma io mi identifico con tutti i personaggi di tutti i miei film. Venti film, venti passi che mi rappresentano. Per questo non ho mai acconsentito a biografie, nè ho accettato di fare autobiografie. La mia vita è in quei venti film, scene e momenti di quei film mi rappresentano. Anzi, colgo l'occasione, scrivetelo: non voglio che sia mai fatto un biopic su di me! Promettete di scriverlo!"



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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