Interviste Cinema

Paul Haggis tra Third Person e un seminario a Roma

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Abbiamo incontrato il regista che ci ha presentato un'iniziativa importante

Paul Haggis tra Third Person e un seminario a Roma

"Ogni scusa è buona per venire in Italia", ci dice il regista Paul Haggis, premio Oscar per Crash – Contatto fisico e qui da noi a Roma per un seminario diviso in due fasi, al Teatro Golden. Oggi e domani (10 e 11 marzo) parlerà di regia e sceneggiatura, mentre il 13 e il 14 dirigerà attori professionisti, arrivati da tutta Europa, per una masterclass che si concluderà appunto il 14 con uno showcase per casting directors e produttori.
Come Haggis conferma, si tratta di un set didattico, sostenuto dalla fondazione che ha contribuito ad avviare, l'Artists for Peace and Justice: il regista devolverà il suo compenso a questo gruppo che sostiene l'istruzione e le attività creative ad Haiti: tra licei, laboratori cinematografici e musicali, l'associazione ha permesso a dei giovani del luogo di instradarsi in carriere professionali che rendono fino a venti volte gli stipendi dei loro genitori.

L'evento è quasi concomitante con l'arrivo nelle sale italiane del suo nuovo film Third Person, per i primi di aprile. E' vero che Third Person, con le sue storie d'amore intrecciate, rispecchia un momento della sua stessa vita? "E' normale, succede sempre, quando scrivi cerchi risposte. Ero partito volendo esplorare l'idea dell'amore, ma scrivendo poi il film si è trasformato. Se ti poni in ascolto dei tuoi personaggi, ti portano dove non avresti mai pensato." Poi ammette un parallelismo ironico col personaggio dello scrittore, interpretato da Liam Neeson: "E' un'esplorazione del processo creativo: siamo bastardi quando creiamo, siamo disposti a tutto."
Haggis torna però sui suoi passi sul concetto di "risposte". Indicando i grandi cineasti degli anni Sessanta e Settanta come ispirazione (Godard, Pasolini, Antonioni), ritocca lo scopo della sua ricerca: "Cerco in fondo più domande che risposte, è il mio modo di rendere omaggio a quel cinema".



Gran parte di Third Person è stata girata a Cinecittà, un'emozione che si è estesa a tutte le fasi della lavorazione ("Entravo in un bar e mi chiedevo: sto prendendo il caffè dove lo prendeva Fellini?"), ma anche un'occasione di apprezzare la nostra industria cinematografica. Nel film ci sono attori italiani come Vinicio Marchioni e Riccardo Scamarcio: "Riccardo? Lavorare con lui è stato una gran rottura di scatole! Ecco, così avete pronti i titoloni. Non è vero, mi sono divertito io a torturarlo con un ruolo comico, lui di solito fa il romantico." Ci sono tanti ruoli secondari per altri nostri attori, ma non per questo si tratta di impegni di serie B: "I dettagli sono importanti, anche per personaggi che appaiono per pochi minuti". Segue il cinema italiano attuale? Certamente: stima Gabriele Muccino, Paolo Sorrentino e ha belle parole per Miele, il film da regista di Valeria Golino.

Location e attori modificano la storia che ha in mente di girare? Le location in effetti gli dettano le storie, più che mai nel caso della vicenda romana in Third Person, elaborata durante un suo soggiorno creativo nel 2008. "Ma non vale lo stesso discorso per gli attori: non penso agli attori quando scrivo, perché non aiuterei gli attori. Se lo fai finisci per inseguire i ruoli che hanno ricoperto in precedenza, io invece voglio essere sorpreso da loro. Ci sono attori in Third Person che in teoria erano sbagliati per il ruolo." Olivia Wilde per esempio gli sembrava troppo dolce, ma si è rivelata perfetta come donna che tortura il suo uomo: d'altronde "A tutte le donne in fondo piace torturare gli uomini!".

E il suo impegno televisivo, non trascurabile sin da quando creò Walker Texas Ranger? Continua ed è un po' più serio: in autunno l'HBO manderà probabilmente in onda la miniserie Show Me a Hero, una storia di razzismo a New York, con un grande cast (Alfred Molina, Winona Ryder) e per la prima volta da lui diretta senza basarsi su un proprio copione. La serie, che prende il titolo da una frase di F. Scott Fitzgerald ("Mostrami un eroe e ti scrivo una tragedia"), si basa su un caso giudiziario aperto nel 1987 e chiuso solo nel 2006.

Dal suo punto di vista, come vede il sempre più forte legame tra tv e cinema a Hollywood? "La barriera è caduta, fino a qualche anno fa non era così. Quando volevo fare Crash dicevano: ma questo qui è un regista tv! Comunque non cambio il mio stile di scrittura tra TV e cinema, al massimo in TV hai più tempo per esplorare i personaggi".

Third Person sarà nei nostri cinema dal 2 aprile.





  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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