Interviste Cinema

Paul Haggis presenta il suo The Next Three Days

Sorridente, abbigliamento casual e sorprendentemente puntuale, Paul Haggis si è presentato alla stampa romana per la presentazione della sua opera terza dietro la macchina da presa, The Next Three Days, thriller apparentemente molto convenzionale che segue due titoli apparentemente più impegnati come l’esordio di Crash e il successivo...

Paul Haggis presenta il suo The Next Three Days

Paul Haggis presenta il suo The Next Three Days

Sorridente, abbigliamento casual e sorprendentemente puntuale, Paul Haggis si è presentato alla stampa romana per la presentazione della sua opera terza dietro la macchina da presa, The Next Three Days, thriller apparentemente molto convenzionale che segue due titoli apparentemente più impegnati come l’esordio di Crash e il successivo Nella valle di Elah.
Con lui, ad affiancarlo, l’intero stato maggiore della Medusa, che distribuisce il film e che subito, nella persona di Gian Paolo Letta, ha voluto ricordare la proiezione di beneficienza del film a favore di Bambini in emergenza (associazione nata per volontà del Prof. Moretti del Policlinico Umberto I) che si terrà domani sera al cinema Embassy di Roma.

Dal canto suo, Paul Haggis ha ringraziato la Medusa per il lavoro di supporto e promozione al film che è stato svolto, per poi cominciare a rispondere alle domande dei presenti: partendo dalla fine, ovvero trovandosi subito a giudicare le scelte fatte nel finale del suo film, giudicato da alcuni troppo esplicito.
“Credete che tutto quel che si vede alla fine è reale, che vengano davvero fornite tutte le spiegazioni?”, incalza Haggis. “Beh, questa è una vostra impressione. Tutti amano l’happy ending e quando la fine del film vi mostra qualcosa, siete voi ad interpretarlo in un certo modo, negando ogni ambiguità. Ma forse quello che vediamo non è vero. Comunque, quel che è importante nel mio film è il fatto che c’è un protagonista che non conosce la verità, che crede in qualcuno che non crede più in sé stessa, che mette alla prova il suo amore per una donna per cui è pronto a sacrificare tutto.”

Il tema dell’amore e delle sue declinazioni pare davvero essere centralissimo per l’autore di The Next Three Days, remake di un film francese intitolato Pour Elle: “Non sono snob e non sono contrario al remake: se l’ha fatto Scorsese, lo posso fare anche io. Quel film era pieno di temi che m’interessava esplorare, dal credere a qualcosa o a qualcuno all’amore e alle sue modalità. E ho pensato che la mia versione potesse approfondirli e sollevare degli interrogativi sui personaggi che lì non si era fatto a tempo ad approfondire. Per me un film deve essere da un lato intrattenimento, dall’altro stimolare la riflessione.”
Interrogato sull’argomento, Haggis ha poi meglio specificato il suo pensiero sulla natura dell’amore e su quanto sia cambiata negli anni che stiamo vivendo. “Non è che le cose siano cambiate più di tanto. Ma oggi vogliamo tutti di più di quel che siamo disposti a dare. È questo quello di cui parlo nel film, del prezzo che si paga per esprimere l’amore. Dare più di quel che si riceve, poi, è il segreto non solo dell’amore, ma anche del lavorare, del fare affari, e così via. I miei inizi professionali sono stati sotto il segno di questo motto: dai più di quel che ricevi. Ho fallito quando il mio ego mi faceva credere di meritare più di quel che ricevevo. Quali sono stati questi fallimenti? Ci vorrebbe troppo tempo per elencarli tutti. Il mio peccato capitale è la superbia: ci devo fare i conti tutti i giorni. Guardatevi, state tutti qui ad ascoltarmi, come faccio a non pensare di essere uno importante? Ma in realtà non mi sento affatto uno scrittore migliore di quello che ero minuti o anni fa, non mi sento un filmmaker migliore di quanto fossi prima, anche se qualcuno lo dice. È difficile stare sempre coi piedi per terra. E il dilemma è tra falsa modestia e vera modestia. Io devo costantemente giudicarmi almeno tanto duramente quanto fanno gli altri.”

E a proposito del giudizio degli altri, il riferimento primario, per Haggis, è la ex moglie Debra. “Lei è la mia miglior giudice. Non sempre ha ragione, ma io mi fido molto di lei, anche se ci siamo separati un anno e mezzo fa. Quando le ho dato la prima volta la sceneggiatura di Million Dollar Baby non mi ha parlato per due giorni, non voleva quel finale, voleva lo cambiassi; ma io ho insistito, e alla fine mi ha dato ragione. Ho anche fiducia nel mio socio Michael Nozick, ma alla fin fine mi devo fidare principalmente di me stesso.”
Una cosa non facile, ammette Haggis, uno che dichiara di non scrivere con grande facilità, di aver scritto almeno 50 stesure del citato film di Eastwood che gli è valso l’Oscar, per un lavoro complessivo durato un anno. Sei mesi di più, invece, sono stati necessari per chiudere la sceneggiatura di questo The Next Three Days. “È che sono uno che non è mai soddisfatto. La vera sfida per me è comunque trovare belle storie da raccontare e farlo nel modo migliore possibile. L’altra sfida è prendere il tuo lavoro molto sul serio senza prendere te stesso troppo sul serio: perché a volte più si diventa migliori sceneggiatori più si diventa peggiori esseri umani.”

E Russell Crowe? “Non è vero che pensavo già a lui mentre scrivevo,” dice il regista, “non lo faccio mai. Sarebbe un disservizio nei confronti dell’attore, sarebbe terribile basarsi sull’immagine stereotipata che hai di un interprete, sarebbe scrivere in funzione di ciò che un attore ha già fatto. Ho pensato a Russell quando ho finito di scrivere, quando il personaggio era già costruito. Lui comunque non è affatto il bad boy che si descrive. È uno di quelli che da più di quanto riceve.”


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