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Parlano regista e protagonisti di Isole

Opera terza di Stefano Chiantini Isole è il primo film a uscire contemporaneamente in sala e online, nella speranza che il web possa diventare una preziosa risorsa per il cinema indipendente.


Opera terza di Stefano Chiantini, Isole è il primo film a uscire contemporaneamente in sala e online, nella speranza che il web possa diventare una preziosa risorsa per quel cinema indipendente che, rispetto a molti prodotti mainstream, ha dalla sua la poesia e l'originalità.

Ambientato nelle isole Tremiti, il film narra l'incontro di tre solitudini, tre anime disgraziate a cui la vita ha regalato dolore, ma non disillusione. Dell'origine di questa storia ci ha parlato, presso la Casa del Cinema di Roma, lo stesso regista: “Isole nasce da un incontro che ho fatto in un albergo con una ragazza molto chiusa e da una poesia di Ungaretti che parla di anime affini che si incontrano e si riconoscono. Inoltre sentivo il bisogno di riflettere su una cosa in cui credo fortemente, e cioè che non esistono persone completamente sole. Piuttosto esistono persone sole che hanno delle anime gemelle, e se hanno l'opportunità di incontrarle, si aprono completamente. Mi piaceva raccontare di come oggi gli incontri e il dialogo possano far rinascere la speranza in tutte quelle persone che sembrano non averne più”.

I tre protagonisti del film sono una ragazza di nome Martina che ha scelto di non parlare, un vecchio sacerdote reduce da un ictus e Ivan, un immigrato clandestino. Ad accomunarli è anche una grande dignità umana: “Mi piaceva l'dea che si tratta di personaggi sconfitti, ma dotati di una grande dignità. In questa dignità, secondo me, c'è la loro vittoria. Io non credo molto alle storie in cui gli ultimi si riscattano diventando i primi. Credo invece che gli ultimi si possano riscattare attraverso la dignità con cui vivono il loro essere ultimi”.

Lo fatica di Stefano Chiantini di non affidarsi al dialogo nelle scene di cui è protagonista Martina è stata compensata dalla bravura di Asia Argento, che interpreta il ruolo. Stregata dalle isole Tremiti, aspre e selvagge, l'attrice ha raccolto volentieri la sfida di recitare solo con il corpo: “Per me è stata una cosa nuova. Così è molto meglio, io preferisco non parlare, prima di tutto non ho dovuto studiare il copione, non ho avuto di questi problemi. Mi presentavo la mattina sul set ed erano solo emozioni. E' un livello molto più profondo. La parola a volte può essere quasi fuorviante, uno si nasconde dietro le parole, invece il silenzio è molto più pregnante”.

Asia Argento ha molto amato il suo personaggio: “Mi piaceva la sua forza, il fatto che comunque non si tratta di una vittima, è una persona che ha deciso di non parlare dopo un enorme trauma, ma anche se non parla, sicuramente non si fa mettere i piedi in testa da nessuno. Vive tranquillamente il suo mondo interiore che è molto ricco. Comunica con le api, comunica con la natura e poi conosce una persona che le apre il cuore e la spinge al cambiamento”.

La persona in questione, è e cioè l'immigrato Ivan, ha il volto di Ivan Franek, lanciato 10 anni fa da Silvio Soldini con Brucio nel vento. Affascinato da un film in cui si parla poco, ma si dice molto, l'attore non è nuovo né al ruolo né alla condizione di straniero, figura che al cinema ha nostoriamente un grande fascino: “Il fascino dello straniero io lo vivo da quando sono nato, perché mia madre è di origine russa, sono nato a Praga, dopo la scuola di teatro sono andato a vivere a Parigi, adesso vivo fra Parigi, Roma e Praga e sono diventato straniero anche nel mio paese. Viaggiando di continuo a lavorando ovunque, ho capito che il mio paese è tutto quello che c'è dentro di me, per il resto... penso che siamo tutti stranieri su questa terra. Possiamo pensare a tanti tipi di stranieri: c'è quello che arriva con tanti soldi e si prende una suite nell'albergo più bello, o quello che fa immondizia e che cerca un rifugio sotto la metropolitana. Sta a noi accettarli oppure no”.

Il personaggio interpretato da Franek non racconta molto di sé. Forse è per questo che l'attore ha voluto costruirgli un passato: “Ho pensato al passato di Ivan, perché ogni volta che devo calarmi in un personaggio, mi piace immaginare una vita completa. Qui avevo la possibilità di interpretare un personaggio molto ricco dentro. Anche quando ho dei piccoli ruoli, che mi impongono di girare solo per 2 o 3 giorni, mi piace costruire il passato, perché infondo penso che questo lavoro poi si possa ritrovare in un gesto che magari rivela al pubblico molto più di quello che direbbero tante parole”

La terza isola del film, il sacerdote Don Enzo, regala a Giorgio Colangeli il personaggio di un uomo burbero: “Ho molto amato Don Enzo, nonostante fosse un uomo brusco, un tipo spigoloso, anzi, l'ho amato proprio per questo, perché mi piacciono i personaggi che sembrano cattivi e che poi invece sono buoni, che si ricredono, ma che anche prima di ricredersi hanno una loro coerenza, un loro modo di vedere le cose. Anche lui è un emarginato, è considerato un pazzo. Ecco, io chiamerei Isole un film sull'ecologia dei rapporti umani, perchè l'ecologia tout court c'è, nell'ambientazione alle Isole Tremiti, nel fatto che si parla delle api e che c'è una natura pura intorno 3 personaggi puri, ma l'ecologia più importante è quella dei rapporti, del conoscersi e dell'amarsi.

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