Interviste Cinema

Parlano i Figli delle stelle: le nostre interviste al regista e agli attori

Abbiamo incontrato a Roma regista e cast di questa nuova commedia italiana, nelle sale a partire dal prossimo weekend.

Parlano i Figli delle stelle: le nostre interviste al regista e agli attori

Parlano i Figli delle stelle: le nostre interviste al regista e agli attori

La prima domanda che rivolgiamo a Lucio Pellegrini, regista di una commedia corale in cui una banda di “soliti ignoti” dei giorni nostri rapisce un politico, è perché abbia deciso di intitolarla proprio Figli delle stelle. “Figli delle stelle, che fa riferimento a un brano di Alan Sorrenti di fine anni '70 che i personaggi canticchiano e ballano in uno dei momenti più divertenti del film, rappresenta un'epoca in cui l'Italia era profondamente diversa, anni che i miei protagonisti rimpiangono. Nella casa di montagna in cui si rifugiano insieme al sottosegretario che hanno rapito, la ascoltano insieme a tante canzoni degli anni '80. Come loro, anche io sono rimasto agli anni '80 in un certo senso, e anch'io avevo una casa di montagna dove il tempo sembrava non essere mai passato”.

Il disagio esistenziale della goffa combriccola di Figli delle stelle nasce anche da un'attenta osservazione della realtà, che Pellegrini ha voluto mostrare attraverso lo specchio deformante della commedia. “Desideravo fare un film che fosse saldamente ancorato alla contemporaneità. Con gli altri sceneggiatori (Francesco Cenni, Michele Pellegrini) siamo partiti da una serie di sensazioni che quotidianamente ci arrivavano: dal distacco, sempre più forte, fra la gente comune e la classe politica che dovrebbe rappresentarla. Ci interessava percorrere la strada della commedia per metterci nel solco di una serie di film che abbiamo profondamente amato soprattutto per i personaggi che li caratterizzavano, personaggi amabili, in cui era facile identificarsi. Abbiamo cercato di sdrammatizzare attraverso la risata, senza però mai perdere di vista la verità”.

Incentrando Figli delle stelle sul rapimento di una figura di potere, Lucio Pellegrini ci riporta alla memoria alcuni tragici episodi della recente storia italiana, che ha visto succedersi una serie di illustri sequestri. Nel nostro paese, facile alla polemica, simili tematiche rischiano di scatenare forti proteste. “Il mio sguardo è sempre benevolo” - si giustifica il regista - “ma è ai personaggi del film che è rivolto, non al gesto del rapimento, proprio perché ciò che mi interessa raccontare non sono le azioni e i comportamenti, ma gli esseri umani e i loro sogni, i loro desideri, le loro aspirazioni”.

Autore di un cinema “politico”, Lucio Pellegrini conclude dicendo che anche Figli delle stelle è un'opera politica, così come lo sono i film di Natale. “Un film è politico nella misura in cui parla della nostra società e prende una posizione. Figli delle stelle, a suo modo, è anche rivoluzionario, e la rivoluzione sta nel fatto che il politico che viene rapito esce completamente dagli schemi, perché è una brava persona, che fa bene il suo lavoro e pensa all'interessa comune”.

Lo scollamento dalla realtà che distingue i personaggi di Figli delle stelle interessa anche buona parte degli interpreti del film, a cominciare da Pierfrancesco Favino, che fa la parte di un disoccupato capellone dalla parlata ciociara. “Più passa il tempo e più mi sento 'vintage'. Mi sembra di rincorrere sempre qualcosa che non riesco a manovrare. Mi sento fuori posto, fuori epoca, e non capisco. Mi sono accostato al personaggio di Pepe senza pensare, per esempio, al Gassman de I soliti Ignoti, ma se in qualche modo gli somiglio, è perché adesso come allora l'uomo si sente incapace di stare al passo con la contemporaneità”. E sulla sua partecipazione al film, l'attore aggiunge: “Sono orgoglioso di aver dato il mio contributo a un film che parla di un disagio reale, concreto e diffuso, e sono felice di averlo attraverso il cinismo di una commedia all'italiana”.

Non meno vintage di Favino è Fabio Volo, che fa la parte di un portuale del Nord-Est “iniziato” alla rivoluzione in seguito alla morte bianca di un collega. “Quando ho letto la sceneggiatura” - ha raccontato - l'ho trovata bellissima, ma la cosa che mi esaltava di più era la giacca jeans con il pelo che Lucio Pellegrini aveva scelto di far indossare al mio personaggio. Ne avevo una, ma mia mamma un giorno ha deciso di buttarla, perché a Milano era ormai completamente fuori-moda. Dopo la fine del film, l'ho tenuta e non intendo farmela portare via da nessuno. Scherzi a parte, credo che Figli delle stelle sia un film importante, necessario, perché è lo specchio del nostro tempo”. Quanto ai personaggi del film, Volo li trova sospesi e in attesa di un cambiamento. “Sono dei precari dell'anima” - precisa - “che a un certo punto non ci stanno e tirano fuori tutta la loro rabbia”.

“La giornalista televisiva che interpreto” - dice Claudia Pandolfi, unica donna del gruppo - “è una principessa sul pisello, una ragazza che non sa gestire né la sua vita né il suo lavoro, è troppo buona e, sfortunatamente per lei, non sa dire di no. Vuole fare qualcosa e riesce a farla, proprio come dice uno dei personaggi del film in una delle scene che trovo più belle, anche se malinconiche: 'almeno siamo riusciti a fare qualcosa'. E' un personaggio molto diverso da quelli che ho interpretato fino a questo momento, in particolare al cinema, perché per la prima volta mi sono trovata a lavorare sulla goffaggine e lo stupore”.

Completano il cast di rapitori di Figli delle stelle Giuseppe Battiston, che per interpretare un rivoluzionario radical chic ha utilizzato l'eskimo con cui tanti anni fa avrebbe voluto fare la rivoluzione,e Paolo Sassanelli, che ama definirsi “il cavaliere nero del gruppo” per il suo abbigliamento scuro è stato orgoglioso di aver recitato insieme ad attori di serie A”. A impersonare, infine, il sottosegretario rapito è Giorgio Tirabassi, che aveva già lavorato con Lucio Pellegrini ne I liceali e che è rimasto affascinato dal suo personaggio, giudicato un puro, un idealista, uno che crede della politica. Del set, l'attore non ricorda tanto la goliardia quanto il freddo che ha sentito in montagna, dove è stato costretto, per esigenze di copione, a camminare in pantofole in mezzo alla neve.

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