Parlano Chris Sanders e Kirk DeMicco, i registi de I Croods

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Parlano Chris Sanders e Kirk DeMicco, i registi de I Croods

In occasione della presentazione a New York dei nuovi lungometraggi della DreamWorks Animation che arriveranno nelle sale nel 2013, i registi Chris Sanders e Kirk De Micco hanno incontrato la stampa per presentare il loro nuovo I Croods, storia di una famiglia che vive in un’era preistorica non meglio identificata, il Cordacious (invenzione totale degli animatori) e che per sfuggire ai pericoli incombenti è costretta a vivere rintanata dentro una caverna oscura. Ma al mondo esterno non si può sfuggire per sempre, soprattutto quando uno dei componenti della famiglia e una ragazza che grande spirito d’avventura. Per dare voce ai personaggi hanno lavorato Nicolas Cage (il padre Grug), Katherine Keener (la madre Ugga), Emma Stone (la figlia Eep), Cloris Leachman (la nonna) e infine Ryan Reynolds, che ha impersonato l’aitante uomo delle caverne Guy.

I Croods arriverà nelle sale statunitensi e italiane il 21 marzo del 2013.
Ecco cosa ci hanno raccontato del film i due registi.

D: Come avete deciso di realizzare il film?
Kirk De Micco - E’ iniziato tutto nel 2004, quando alla DreamWorks ha deciso di fare un film sugli uomini delle caverne. Ho cominciato a scrivere la storia con John Cleese, che infatti spero alla fine condivida i crediti della sceneggiatura con noi due. Poi quando nel 2007 Chris è passato dalla Disney alla DreamWorks ha cominciato a interessarsi al progetto, che intanto io stavo continuando a scrivere. Nel 2009 però abbiamo dovuto interrompere la produzione per circa diciotto mesi perché sempre Chris si è spostato su Dragon Trainer. Ho pianto un sacco…
Quando poi è tornato a bordo abbiamo rivisto totalmente la sceneggiatura: il cambiamento più grande è che all’inizio si trattava di un villaggio di uomini preistorici, che non erano mai andati lontano dal posto in cui vivevano. Chris ha avuto l’idea di stringere il campo a una singola famiglia. E’ stato in quel momento che la storia ha veramente iniziato a prendere forma, perché prima con a disposizione l’intero universo preistorico potevamo fare qualsiasi cosa volessimo, e stavamo sconfinando. Focalizzandoci su una famiglia abbiamo capito le nostre priorità, la trama si è incentrata sul loro viaggio e sul cambiamento che esso comportava per i membri del gruppo.

D: Come mai avete creato un’apposita era preistorica per ambientare il film?
Chris Sanders - Per avere più libertà possibile. Abbiamo analizzato molte foto di posti incontaminati sul nostro pianeta e poi abbiamo preso delle decisioni. All’inizio avevamo pensato a inserire degli alieni, poi ci siamo resi conto che erano già troppo sfruttati e che non sarebbero sembrati pericolosi. Volevamo ricreare l’universo preistorico, non copiarne uno già esistente come ad esempio quello de Gli Antenati che è così ben costruito e sedimentato nell’immaginario di tutti. Volevamo fare un po’ quello che 28 giorni dopo ha fatto con gli zombi: renderli più movimentati, atletici, farli correre. Avrebbe aiutato sia l’azione che la commedia.

D: Però i Croods sembrano essere una famiglia moderna…
KDM – Una volta finito di togliere tutto quello che ci distraeva abbiamo capito che dovevamo raccontare cosa rende una famiglia tale. Eep è la ragazza curiosa, quella che ha spirito d’avventura, chiede agli altri quando sono nella loro caverna: “Ma che ci facciamo qui?” e questa è la più grande domanda di tutte. Quello che più conta in I Croods è il discorso sulla famiglia, sui legami che la tengono unita, sui cambiamenti che deve affrontare. Quello che dovrà rispondere a tutte le domande e le sollecitazioni che il mondo esterno pone ai Croods sarà proprio Grug, il padre che avrebbe voluto tenere tutti al sicuro dentro la caverna buia. Grug meno degli altri desiderava che le cose cambiassero, ma alla fine è quello che subirà ma metamorfosi più importante. Se non ti prendi rischi nella vita magari puoi anche sopravvivere, ma è tutt’altra cosa dal vivere veramente.

D: La grande forza del tuo precedente Dragon Trainer stava nella pienezza dei personaggi e nella forza emotiva della storia. Possiamo aspettarci questo anche da I Croods?
CS - L’emozione è alla base di ogni film, se non c’è non verrà mai qualcosa di memorabile. In I Croods ci sono molte verità che riguardano i personaggi. Quello che da sempre mi ha ispirato sono le comiche di Stan Laurel e Oliver Hardy, che erano così divertenti ma contenevano tutte alcuni momenti di profonda umanità, spesso addirittura di dolore. Ricordo che quando avevo sei o sette anni spesso scoppiavo in lacrime mentre li guardavo in TV perché erano così umani in quello che facevano e provavano. Quello che ho imparato da loro è che devi riuscire a far amare i personaggi che scrivi, renderli veri come abbiamo fatto con Dragon Trainer e spero anche con I Croods.

D: Come avete scelto il cast d’attori per il doppiaggio dei personaggi?
CS - Siamo stati fortunati, ognuno degli attori che abbiamo avuto era la nostra prima scelta, in particolar modo Nicolas Cage. Ha portato moltissimo calore umano a questa figura paterna che è pigra, vorrebbe starsene dentro il suo nascondiglio e basta. Anche Emma Stone è stata perfetta, ha dato alla figura di Eep sia una personalità molto forte che grande umanità, soprattutto quando deve confrontarsi con suo padre. Emma ha un bagaglio davvero completo, spesso abbiamo dovuto trovare il modo di non contenere la sua voce che andava veramente troppo alta. Ha portato moltissimo amore nel film, condendo il tutto con la sua immaginazione. Teniamo sempre una videocamera puntata sugli attori quando sono al doppiaggio perché se fanno qualcosa che può essere utile al loro personaggio lo mostriamo immediatamente agli animatori. Dopo ogni sessione di registrazione con Emma avevamo materiale nuovo.

D: I Croods è ambientato nella preistoria come L’Era Glaciale, che in tutto il mondo ha un successo maggiore degli altri film d’animazione. Come ve lo spiegate?
KDM -Il segreto per noi è che non c’è niente di americano in I Croods, è totalmente universale. Lo stesso vale per L’era Glaciale, non c’è nessun gap culturale da colmare. E’ anch’esso una storia familiare.

D: Quali sono state le maggiori difficoltà per quanto riguarda l’animazione del film?
CS - Gli esseri umani sono sempre difficili da animare, devi renderli comunque semplici ma pieni di appeal. Le espressioni del volto sono difficili da animare, ne servono moltissime, mentre gli animali ne hanno meno. La grande difficoltà è che fare un film d’animazione richiede svariati anni e bisogna mantenere sempre fresco l’entusiasmo e la volontà di continuare. Per fortuna oggi la tecnologia adesso rende tutto più semplice e realistico. Non ci sono più limiti a quello che si può fare con l’animazione al computer, anche i film in live action stanno cambiando totalmente per questo. Il problema è che tipo di storie si possono raccontare, bisogna focalizzarsi più di prima sulla loro consistenza e la possibilità di connettersi col pubblico.


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