Interviste Cinema

Parla Luc Besson, regista di Arthur e la vendetta di Maltazard

In una piccola stanza della Casa del Cinema di Roma abbiamo incontrato Luc Besson, che sotto una giacca elegante sfoggiava una maglietta di Arthur e la vendetta di Maltazard, sequel di Arthur e il Popolo di Minimei che è venuto a promuovere in Italia. Nonostante la sua levatura artistica, ci ha fatto quasi tenerezza, tanto che la nostr...

Parla Luc Besson, regista di Arthur e la vendetta di Maltazard

Parla Luc Besson, regista di Arthur e la vendetta di Maltazard

A poco più di due anni da Arthur e il popolo dei Minimei, che in Francia ha avuto un successo strepitoso, Luc Besson torna dietro la macchina da presa per dirigere Arthur e la vendetta di Maltazard, che prende ispirazione da un suo romanzo scritto nel 2006. Arrivato a Roma per presentare il film alla stampa, il regista ci ha spiegato, con grande gentilezza e simpatia, cosa lo abbia spinto a lanciarsi in questa mirabolante avventura cinematografica. “Tutto è cominciato nel momento in cui una persona mi ha portato un disegno in cui Arthur era seduto su una foglia. Me ne sono subito innamorato. Poi ho realizzato che, con un personaggio così, potevo fare ciò che volevo. Potevo parlare del rapporto fra il mondo dell'alto e il mondo del basso, e di un bambino che vuole crescere per poter fare più cose e invece si rende conto che solo diventando più piccolo può effettivamente riuscirci”.

Conoscendo la filmografia di Besson, che comprende veri e propri cult come Nikita, Lèon e Il quinto elemento, ci stupisce questa sua virata verso l'animazione. Ecco perchè gli abbiamo chiesto quale parte di lui esprimano film di Arthur. “Quando sei un regista di 20 anni” - ha risposto - “vuoi provocare la società, insultare chi ti sta davanti. A 20 anni sei un ribelle, e anche se lo spirito ribelle non mi ha mai abbandonato, adesso sono più grande, ho dei figli e voglio comunicare con loro anche attraverso il cinema”. Consapevole del fatto che i bambini molto piccoli hanno l'abitudibne di rivedere lo stesso film anche 15 o 20 volte, Besson si è adoperato per confezionare un prodotto che fosse buono al 100%. “In questo film c'è tutto: messaggi positivi, poesia, filosofia. Per me era fondamentale fare qualcosa che i genitori si sentissero liberi di mostrare ai loro figli anche 100 volte”.

Se Arthur e il popolo dei Minimei aveva tutte le caratteristiche di un primo film, a cominciare dalla presentazione dei personaggi e dalla spiegazione dell'esistenza del mondo del basso, Arthur e la vendetta di Maltazard lascia maggiore spazio alla tecnica e a una certa complessità nella regia. “Quando mi sono avvicinato al primo film, non sapevo nulla di animazione, io e la mia squadra abbiamo imparato tantissime cose in tre anni e credo che tecnicamente Arthur e la vendetta di Maltazard sia più maturo, evoluto. Io non ho fatto molto, è la qualità del 3D ad essere meravigliosa”. Anche se si sminuisce, Luc Besson ha comunque prestato una grande attenzione al rapporto fra i due mondi mostrati, che non appaiono poi così distanti e che hanno la stessa importanza. “Per me la cosa fondamentale era non creare una sfasatura fra gli umani e i Minimei. Dovevo filmare il sopra e il sotto nello stesso modo, come se fossero parte di un unico universo. In principio ho avuto la tentazione di sfruttare al massimo il 3D, scatenandomi con il mondo di sotto, ma poi mi sono trattenuto”.

Prima di lasciare Luc Besson agli altri giornalisti, gli abbiamo domandato se da bambino fosse un po' cme Arthur. “Come lui sono figlio unico e avevo un cane. Amavo gli animali e la natura, ma non sono mai stato un eroe e, anche se mi sarebbe piaciuto, non ho mai salvato una principessa”.

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