Parla Claudio Santamaria, la voce (roca) di Lego Batman: "Uno dei personaggi più divertenti che abbia mai interpretato"

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Parla Claudio Santamaria, la voce (roca) di Lego Batman: "Uno dei personaggi più divertenti che abbia mai interpretato"

Già doppiatore del Batman targato Nolan e Christian Bale, Claudio Santamaria torna a doppiare il Cavaliere Oscuro versione LEGO anche in The Lego Movie 2, al cinema dal 21 febbraio: lo abbiamo intervistato.

Da noi in Italia sei il Batman in carne e ossa di Nolan, e anche quello a mattoncini; ma negli Stati Uniti c’è Will Arnett, e non Christian Bale, a doppiare il Batman di Lego Movie. Cosa ti ha convinto a raccontarti anche in una versione ironica come doppiatore?

Beh, il fatto che sia uno dei personaggi più divertenti che ho visto sullo schermo, e uno dei più divertenti che abbia mai fatto. Doppiare questi film è stato uno dei lavori più divertenti che abbia mai fatto; poche volte mi sono divertito così tanto.

Tu col doppiaggio hai cominciato ancora prima che con la recitazione…

Sì, avevo fatto qualcosina.

E cosa vuol dire oggi, per te come attore, usare solo la voce?

Andare vestito come mi pare, essere libero di essere spettinato e senza trucco. Scherzi a parte, è un lavoro molto interessante, c’è una tecnica complicatissima. A volte ho trovato più facile girare delle scene che non ridoppiarle: molti attori non sanno doppiare sé stessi, lo trovano difficile, perché c’è una parte tecnica che non è paragonabile né a quella del teatro né a quella del cinema. Devi trovare una tua dimensione che è anche fisica, altrimenti la voce rimane ferma, morta, non immersa in quello che vedi sullo schermo.

Facciamo un passo indietro: nella tua infanzia, quando eri un ragazzino, ci sono stati più LEGO o più Batman?

C’erano tutti e due. Più LEGO sicuramente, ma c’era anche Batman. Vedevo il Batman televisivo quello con Adam West: mi divertiva molto.

E i LEGO?
Avevo i pezzi sparsi, non come oggi che vendono i kit con le istruzioni per il montaggio, molti pezzi poi erano l’eredità di mio fratello maggiore, c’era una gran confusione. E per costruire seguivo molto la mia fantasia.

Qual è stata la cosa più originale e più personale che ricordi di aver costruito?

Mi piaceva molto costruire astronavi. Astronavi e case. Mi ricordo di un’astronave in particolare: cercavo di avere una simmetria che la mancanza di pezzi dello stesso colore non riuscivo a ottenere. Però mi divertivo tantissimo, era uno dei miei giochi preferiti.

Il LEGO è un gioco divertentissimo, ma sappiamo bene che pestare un mattoncino a piedi nudi fa malissimo. In Lego Movie 2 Maya Rudolph lo mette addirittura in relazione coi dolori del parto…

Beh mi sembra un po’ esagerato…

Lo hanno scritto gli sceneggiatori, non io, declino ogni responsabilità in tal senso. Comunque. C’è un dolore forte, magari emotivo, non fisico, che per te di recente o meno è stato come pestare un mattoncino?

Andiamo sullo psicologico pesante, qui… Guarda, devo dire che questo è un periodo molto positivo per me. Quindi più che aver pestato mattoncini, posso dire di essermene levati diversi dalla scarpa, al posto dei più tradizionali sassolini.

Ti è mai capitato di usare la voce di Batman - vero o di LEGO - nella vita?

Lo faccio sempre per tutti i genitori che m’incontrano e mi pregano di registrare un messaggio audio per i loro figli appassionati di Lego Movie con quella voce. Ci saranno centinaia di messaggi che viaggiano nell’etere registrati con la mia voce di Batman. Anche alla prima di The Lego Movie 2 mi sono divertito molto: nel foyer del cinema c’era il pupazzone di Batman e mi ci sono messo dietro per improvvisare un saluto ai bambini, che si sono divertiti molto. Vedere i bambini che si divertono è per me una cosa davvero appagante. I bambini, e anche i loro genitori, perché questo è un film che diverte tantissimo gli adulti.

Come attore, oltre a Batman hai interpretato anche un altro personaggio dei fumetti, il Penthotal di Andrea Pazienza in Paz; e hai anche interpretato un altro supereroe quando sei stato il protagonista di Lo chiamavano Jeeg Robot. C’è un filo rosso che ti lega a questo tipo di personaggi? Una cosa che ti spinge verso personaggi di questo tipo?

Beh, sono stato sempre un grande appassionato di fumetti. Ma una cosa che mi interessa molto e che trovo interessante e commovente da raccontare al cinema, o nella letteratura, è vedere un personaggio che per motivazioni interne o esterne parte svantaggiato, chiuso, isolato,  e che è costretto ad affrontare un viaggio, e che poi riesce, attraverso anche il contatto e il rapporto con l’altro - nel caso di Jeeg, ad esempio, col femminile - a trovare qualcosa dentro di sé e a trovare una luce, e ad aprirsi. Sono storie che mi commuovono, e nei film di supereroi o nei fumetti questi aspetti sono ancora più accentuati.

Hai parlato dell’apertura al femminile, che poi è uno dei temi presenti in The Lego Movie 2, quello legato all’inclusività e dell’apertura del maschile al femminile. Come ti poni tu di fronte a questo genere di tematiche, in un momento in cui sono peraltro di grande attualità?

Ti rispondo andando per massimi sistemi. Penso che una cosa triste e che fa male, negli altri e in sé stessi, sia vedere un talento sprecato, un’intelligenza usata male. Credo che la nostra epoca, così avanzata tecnologicamente ed evolutivamente, sia come quei ragazzi di cui gli insegnanti dicono che son bravi, ma non studiano. Ci manca un’evoluzione interna, che non è andata di pari passo con ciò che abbiamo raggiunto nel campo della tecnologia, della medicina o della scienza. E parlare di queste cose di parità, di violenza sulle donne, di razzismo, per me, è a volte svilente, ridicolo, perché le risposte sono ovvie. Perché aver paura della diversità, e non capire che ogni forma di diversità è solo un valore aggiunto, è stupido, e l’unica forma di razzismo dovrebbe essere quella contro la stupidità. Dover ancora perdere tempo nel ribadire queste cose ci riporta indietro di centinaia di anni.

Prima di salutarci, come va il tuo progetto di esordire nella regia di un lungometraggio, dopo il corto The Millionairs?

Con mia moglie stiamo scrivendo un romanzo per Mondadori, e vorrei farlo diventare anche la mia opera prima.

E allora in bocca al lupo.

Viva il lupo.



Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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