Interviste Cinema

Parla Andreas Deja, supervisore dell'animazione de La principessa e il ranocchio

Abbiamo incontrato a Roma il veterano animatore Disney Andreas Deja, occupato a promuovere l'imminente uscita in Italia de La Principessa e il Ranocchio, ritorno della casa del Topo all'animazione 2D dopo cinque anni di oblìo commerciale. Un'occasione per riflettere, com'è obbligatorio in questi casi, su passato e presente.

Parla Andreas Deja, supervisore dell'animazione de La principessa e il ranocchio

Parla Andreas Deja, supervisore dell'animazione de La principessa e il ranocchio

Per l'appassionato della storia Disney, l'incontro con l'animatore Andreas Deja (classe 1957) si rivela una delle rare occasioni in cui venga data la possibilità di interagire con un portavoce a pieno titolo della tradizione iniziata oltre 70 anni fa, con l'arrivo di Biancaneve e i sette nani. Non è un caso che l'imminente uscita del cartoon La Principessa e il Ranocchio, che un convinto Deja ci ha presentato, quasi coincida con la pubblicazione in dvd e Blu Ray proprio di quel seminale lungometraggio.

Deja, polacco di origini ma naturalizzato statunitense, è stato nel nucleo di disegnatori che tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta ereditò direttamente da due dei leggendari Nine Old Men, Frank Thomas e Ollie Johnston, i trucchi della più ortodossa animazione bidimensionale disneyana. Negli anni Novanta, Andreas è diventato uno degli animatori più ricercati, dando vita a celebri villain come il Jafar di Aladdin e lo Scar de Il Re Leone. Dal momento che La principessa e il ranocchio si presenta da subito come un coraggioso tentativo di riproporre l'animazione 2D realizzata a mano in un contesto commerciale totalmente orientato alla computer grafica, è spontaneo domandare a Deja il motivo di questo recupero. L'autore ci risponde che la decisione è arrivata direttamente da John Lasseter, padre della Pixar e neoresponsabile anche della Disney dopo la fusione del 2006. Rispondendo al grido di dolore degli stessi animatori e di una buona parte del pubblico, Lasseter ha semplicemente ribadito che la validità di un film giace nell'efficacia della narrazione più che nella tecnica usata, che rimane una scelta stilistica. Una considerazione che cerca di spazzare via, botteghino permettendo, la nefasta decisione che nel 2004 stava per sopprimere un'eredità preziosa e che Andreas, che non si è mai convertito come altri colleghi all'animazione 3D, ricorda con scoramento.

Guardiano della tradizione, Deja si è anche occupato di animare rispettivamente Topolino e Pippo in due cortometraggi molto amati da disneydipendenti, Topolino e il cervello in fuga del 1995 e Pippo e l'Home Theater del 2007: la sua esperienza ci regala per questo un raro doppio approccio al lavoro dell'animatore su carta. Nel caso dei personaggi del canone Disney, Deja ci dice di essere tornato studente, impegnato a decostruire le tecniche d'animazione che nel corso degli anni hanno cesellato e fatto evolvere Topolino e Pippo: fatto questo, ha poi scelto nei due casi il periodo storico e l'animatore di riferimento (per la cronaca e gli appassionati, nel caso di Pippo è stato il John Sibley della serie “How to...”). Differente ovviamente il trattamento di un personaggio nuovo come la sua simpatica stregona voodoo Mama Odie de La Principessa e il Ranocchio, definita graficamente a partire dallo storyboard in cui era solo abbozzata. Deja si diverte a mimarne davanti a noi i movimenti e ignora il nostro tentativo di trovare le radici del personaggio nelle evoluzioni della Maga Magò nella Spada nella Roccia: in questo caso, più che il bagaglio delle animazioni passate, conta per lui la funzione che il personaggio ha nella vicenda.

Sullo slancio, ci impegnamo a cavare da Deja informazioni sulle modalità di casting della parte grafica di un cartoon: ne risulta un'immagine di assegnazione concordata in modo molto naturale. L'assegnazione di un personaggio ad un artista dipende dalla sensibilità che l'artista in questione sente di avere e che i registi (che lo conoscono) gli attribuiscono: nella decisione finale pesa poi per Deja la seduzione di una sfida. Dopo tre cattivi di fila (Gaston del La bella e la bestia e i citati Jafar e Scar), lui ha per esempio rifiutato di tornare sui villain, lasciando a suoi stimati colleghi il Frollo del Gobbo di Notre Dame e l'Ade di Hercules, nel quale per respirare motivazioni narrative diverse decise di occuparsi del positivo protagonista, per poi approdare alla dolcezza di Lilo in Lilo & Stitch.

Il trionfo commerciale del cartoon 2D degli anni Novanta è però lontano: parlando con Deja, all'epoca una vera star dall'alto cachet, che nella Principessa e il Ranocchio ha lavorato con l'aiuto di un solo collaboratore (data la breve permanenza su schermo di Mama Odie), si ha la sensazione di una lotta strenua che suscita rispetto: quando annuncia di aver ottenuto l'animazione di Tigro nel nuovo film dedicato a Winnie Pooh, di nuovo in 2D e realizzato dallo stesso team della Principessa, il suo entusiasmo è evidente. Ci viene da pensare che lo spostamento dei riflettori sulla CGI e sulla proiezione 3D per i grandi progetti possa sul serio aiutare questi artigiani della matita a tornare in un'ombra preziosa per chi non ritiene il 2D una tradizione sorpassata. Chi avrebbe mai immaginato che Deja e i suoi colleghi sarebbero tornati con tutta la loro bravura a ridare smalto a vecchie glorie come Winnie Pooh e Pippo, da troppo tempo appaltati a professionali ma sterili studi asiatici?

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  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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