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Paolo Sorrentino: “Il cinema è il regno dell’invenzione, il vero è noioso”

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Il regista napoletano protagonista di un Incontro con il pubblico della Festa di Roma.

Paolo Sorrentino: “Il cinema è il regno dell’invenzione, il vero è noioso”

Un tifoso del Napoli come Paolo Sorrentino, che custodisce la maglietta di Maradona come il vero cimelio di casa, altro che oscar, non deve aver apprezzato che il suo Incontro con il direttore Antonio Monda per la Festa del Cinema sia stato fissato proprio stasera. Fortuna che la partita del Napoli con la Fiorentina era alle 15 e quindi si è presentato con giusto un breve ritardo nella Sala Sinopoli dell’Auditorium per incontrare il pubblico. Nessuno ci avrebbe fatto caso, se Monda non l’avesse pubblicamente fatto notare. “Ma come, ora che mi ero impegnato per fare l’intellettuale”, ha ricordato con la consueta schiva ironia Sorrentino. La stessa con cui ha risposto alle domande del padrone di casa, dopo aver ignorato i giornalisti sul red carpet, fermandosi invece a firmare autografi ai suoi fan.

Un incontro in cui il regista napoletano ha scelto 5 sequenze di 5 film a cui è particolarmente legato, che sono state mostrate ai presenti e poi commentate rapidamente. Le inevitabili domande su Young Pope sono state sbrigarivamente dribblate dal regista, che ha giusto dichiarato: “ho scelto Jude Law perché volevo un papa giovane, bello e cercavo un attore portentoso. Lui risponde a tutte queste caratteristiche in maniera precisa. Sono a metà lavorazione e non posso dire cosa abbia apportato al suo personaggio, se non che raramente mi è capitato di lavorare con un attore senza difetti come lui. Il personaggio del papa è assolutamente inventato, non c’è mai stato un pontefice così. L’idea era proprio di rendere verosimile un papa mai esistito”.

Ecco di seguito i film scelti da Sorrentino con alcune sue considerazioni, fulminanti e di grande interesse.

Tempesta di ghiaccio di Ang Lee (1997)

Ho scelto film di autori che amo, non i nomi che vi aspettate, quelli di cui mi fanno parlare sempre, come Fellini, i Coen e altri. Questo è un film che mi ha insegnato molto sulla sceneggiatura, anche se non ricordo perché. Ha una grande compostezza e i film sulla famiglia mi colpiscono molto da spettatore, non facendoli io. Coniuga il bello col vero, la qual cosa per alcuni sembra un sacrilegio, mentre a me sembra una grande lezione. Recentemente è in voga una disistima nei confronti di questo connubio, mentre fino alla metà degli anni ‘90 regnava allegramente. Ang Lee è andato a lavorare in America, ma non credo abbia perso qualcosa. I grandi registi non perdono mai dovunque vadano, perché sono insensibili a quello che potrebbe turbarli e metterli sotto pressione, sono insensibili all'ambiente che li circonda. 

La notte di Michelangelo Antonioni (1961)

Antonioni, con Fellini e Bertolucci, sono dei “mettitori in scena” senza eguali, incredibile che siano tre italiani. Vedendo questa scena, poi, mi viene in mente come sia uno dei pochi che sa far funzionare il jazz al cinema, che di solito è noioso. Come e ancora di più di un film per me speculare come La dolce vita, racconta in maniera tragica come sia disagevole stare al mondo. Insieme a Professione reporter è film di Antonioni che più mi è rimasto impresso. I primi film di cui ho memoria sono quelli con Bud Spencer e Terence Hill.

Era mio padre di Sam Mendes (2002)

Mi piace tutto di Sam Mendes. A vedere con attenzione questa scena ci si potrebbero risparmiare due o tre anni di scuola di cinema. Ti spiega come si costruisce un'epica, come si usano musica e suoni, come si illumina. È la sintesi di cosa è o dovrebbe essere il cinema, che deve essere verosimile, il regno del verosimile, dell’invenzione. Il vero è noioso.

Una storia vera di David Lynch (1999)

Questa scena dimostra come Lynch sia un genio. Usa elementi che potrebbero essere presenti in qualsiasi altro suo film più tipico, che fa paura. Invece lui, in questo capolavoro, ha stabilito che non deve farlo e quindi il fuoco, il buio, diventano rassicuranti. Questa capacità di cambiare tono è per pochissimi registi. Lo definirei un film sulla forza sottovalutata delle cose insensate.

Mars attacks di Tim Burton (1996)

Questo film mi sconvolse quando lo vidi. Questa scena è una delle scene più erotiche viste al cinema, infatti ne è protagonista un’aliena. La sua imperturbabilità ha un effetto erotico dirompente. Se lo incontrassi chiederei a Burton come ha fatto a far camminare così Lisa Marie, se con dei pattini o altro. 

In chiusura di incontro Paolo Sorrentino ha presentato un corto da lui realizzato per un film collettivo su Rio de Janeiro, terzo capitolo dopo progetti simili dedicati a Parigi e New York. Il tema era libero, doveva solo essere lungo 8’ e girato in due giorni. “Alcuni registi brasiliani pare abbiano avuto qualche ora in più, ma non voglio fare polemica”, ha aggiunto il regista sornione. “Ho raccontato il cliché della coppia uomo anziano sposato con donna giovane e bella. Ma invece di raccontare della donna che desidera ardentemente la morte del marito, ho scelto di proporre una visione contraria, del resto per un uomo di quella età è difficile tenere il ritmo”. Di seguito un video, in originale, con immagini del corto e le considerazioni dei due interpreti, tra cui la brava Emily Mortimer.

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  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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