Interviste Cinema

Paola Cortellesi e Valerio Mastandrea raccontano Figli, l'ultimo film di Mattia Torre

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Presentata a Roma l'ultima opera il grande autore scomparso prematuramente nel luglio 2019. Che parla di genitori e figli, certo, ma non solo.

Paola Cortellesi e Valerio Mastandrea raccontano Figli, l'ultimo film di Mattia Torre

Sara e Nicola sono sereni. Felici. Innamorati. Hanno una figlia di sei anni è una vita soddisfacente. Poi lei rimane nuovamente incinta, e arriva un secondo figlio, e i delicati equilibri che tenevano in piedi la loro coppia e la loro vita, in un mondo che fa di tutto per farteli perdere, saltano completamente.
Questo racconta Figli, che è interpretato da Paola Cortellesi e Valerio Mastandrea, che è diretto da Giuseppe Bonito, ma che - come recita il suo manifesto - è a tutti gli effetti un film di Mattia Torre. L’ultimo. Il film che il bravissimo autore romano ha scritto con caparbietà e testardaggine prima di morire prematuramente lo scorso luglio, portato via da quello stesso male che aveva raccontato in La linea verticale.
Figli nasce come espansione del celebre monologo I figli invecchiano, celebre grazie a Valerio Mastandrea che l’ha recitato in televisione, facendolo diventare virale, nel quale Torre raccontava l’impatto devastante della genitorialità nelle vite dei quarantenni di oggi. “Ma parla anche di tante altre cose,” spiega Paola Cortellesi. “Parla di una coppia, e di come mantenere un equilibrio difficile in una lunga relazione, e questo riguarda anche le coppie senza figli. Un equilibrio che si basa sul venirsi incontro. Parla d’amore, e del lavoro certosino che si fa in due per farlo andare avanti insieme.”
“E di come si possa e si debba resistere agli urti della vita, generati dai nostri tempi e dalla cultura dominante,” aggiunge Valerio Mastandrea.

Senza dubbio, come e più delle altre opere di Torre, quello di Figli è un testo stratificato, che sotto alla sua immediatezza e alla sua apparenza nasconde mille altri ragionamenti, portati avanti con uno stile surreale e con una costante alternanza e mescolanza del registro comico con quello drammatico. “Uno dei grandi talenti della scrittura di Mattia è il saper raccontare cose vere in modo surreale,” dice la Cortellesi. “Anche l’alternanza dei toni è qualcosa che è nel film, ma che è propria anche della vita. E allora è facile, come attore, perché metti in scena una cosa che è più realistica di quello che potresti immaginare.”
Anche per questo, Paola Cortellesi racconta di essersi ritrovata in tutti gli aspetti dell’essere genitori raccontati nel film, di aver riso di sé stessa. “Ci siamo riconosciuti in tante cose,” conferma Mastandrea, “ma nelle scene di conflitto tra noi abbiamo ritrovato non solo esperienze che abbiamo realmente fatto, ma anche tutto il modo di approcciare la realtà di Mattia. Fatto non solo di ironia, quasi scontata, ma del modo sfrontato in cui racconta la realtà senza fare finta di niente e sentendo su di sé la responsabilità di quello che stava raccontando, senza giudicarlo. Abbiamo sentito il bagaglio emotivo e sentimentale che faceva parte della sua vita.” Ma, dice l'attore, “non credo ci fosse l'idea di lasciare un messaggio al mondo. Mattia era un ottimista, e in questa storia l'amore è importante perché sappiamo bene quanto ha pescato da sé nello scriverla.”

Non deve essere stato facile per Cortellesi e Mastandrea, e per tutti gli altri attori del film, recitare nel film postumo di quello che era un loro grande amico. E ancora meno facile deve essere stato per Giuseppe Bonito prendere il suo posto come regista. “Mattia mi manca tantissimo, e mi è mancato tantissimo anche mentre giravo,” confessa il regista. “Fu lui a chiamarmi in un momento in cui fisicamente faceva molta fatica, e a chiedermi di essere per lui un regista di sostegno, un ministro pleniponziario, per usare le sue formule. Per me non è stato facile, e non solo perché non ho figli, o perché il mio precedente film da regista era drammatico.” La scelta di Torre, racconta Bonito, “è stata istintiva, e su un terreno molto istintivo ho lavorato anche io, facendo tesoro dell’esperienza fatta non solo come aiuto nel film di Boris, ma come regista della seconda unità in La linea verticale. È stato lì che ho imparato che sui testi di Mattia si doveva lavorare senza dopare niente con la macchina da presa, che la sua incredibile miscela di piani e registri richiedeva scelte semplici e in sottrazione.”

“Mi piacerebbe far diventare film altre cose scritte da Mattia, anche se è complicato per molti motivi,” confessa Lorenzo Mieli, che ha prodotto con la sua Wildside assieme a The Apartment e Vision. Complicato sarebbe sicuramente replicare “la straordinaria qualità professionale e umana” di chi ha realizzato Figli, come ha sottolineato Nicola Maccanico di Vision.
In attesa di scoprire se altre delle opere di Torre arriveranno al cinema, “nel corso della prossima stagione verranno effettuare delle registrazioni video di molti spettacoli teatrali scritti da Torre, portati in scena dagli attori sui amici.” Lo dice Valerio Mastandrea, che è stato e sarà uno degli interpreti torriani per eccellenza. E noi aspettiamo pazientemente di vedere o rivedere quegli spettacoli, ricordando il loro autore. Nel frattempo, Figli sarà su oltre 400 schermi italiani da giovedì 23 gennaio.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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