Interviste Cinema

Paola Cortellesi: da Bastogi a Berlino con le donne nel cuore

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Intervista all'attrice e sceneggiatrice, che ha presentato all'Italian Film Festival, insieme a Riccardo Milani, Come un gatto in Tangenziale

Paola Cortellesi: da Bastogi a Berlino con le donne nel cuore

Come un gatto in Tangenziale ha incassato 9 milioni e 600.000 Euro e ha vinto 3 Ciak d'Oro, 3 Nastri d'Argento e un Globo d'Oro. Ha fatto il giro d'Italia, come si conviene a un film intelligente in grado di far riflettere e nello stesso tempo di intrattenere, ed è arrivato fino a Berlino, dove l'Italian Film Festival lo ha incluso nella sua programmazione, strappando gli abitanti di una metropoli in cui si respirano energia e cultura alla movida serale nei ristoranti e baretti dei quartieri più cool della città. Forse senza la presenza in una sala del Kulturbrauerei di Riccardo Milani e Paola Cortellesi, prima e dopo la proiezione, il pubblico non sarebbe stato così numeroso. O magari sì, perché di periferie ne è pieno il mondo, così come di incontri e scontri fra persone di diversa provenienza sociale e con modus vivendi opposti.

A proposito di incontri (e non di scontri), a noi è toccato l'onore (e il piacere) di fare due chiacchiere con Paola Cortellesi prima della soirèe del Gatto. Tailleur nero, rossetto rosso e capelli più chiari del previso per esigenze di copione (nella fattispecie il nuovo untited project di Milani), l'attrice ci racconta di una "nuova vita" del film in cui ha recitato con Antonio Albanese: “Il Gatto si muove, il Gatto va, ha tante vite ed è veloce, velocissimo. So che andrà in Spagna, ma la cosa bellissima è che avrà un remake cinese, o coreano, che sarà, immagino, fantastico. Non vedo l'ora: una Monica cinese e un Giovanni cinese… ma che bello! Sono curiosa di vederli, e poi chissà com'è la Bastogi cinese, o coreana".

Insieme a Riccardo Milani, Giulia Calenda e Furio Andreotti sei anche sceneggiatrice del film. Che piacere ti dà la scrittura?
La libertà. Nessun altro lavoro te ne dà tanta. E’ straordinario essere liberi, avere un foglio bianco per poter creare una storia nuova che parli di ciò che ti sembra urgente. E’ una sensazione unica, ha poco a che vedere con la recitazione o con l'interpretazione, è legata a un racconto che nasce dentro di te. Anche come attore racconti qualcosa, ma essere un narratore tout court è diverso, è più bello.

Restiamo in tema di cose belle. Secondo molti tuoi amici e colleghi, una delle tue grandi virtù è la capacità di raccontare bene le donne e di rappresentarle. Quanto è importante per te la solidarietà femminile?
Tanto. Ho sempre fatto squadra con le donne, è qualcosa in cui credo da sempre e mi piace narrare il mondo in cui si muovono le donne perché ne conosco le ingiustizie, avendole vissute in prima persona. Ciò di cui parlo in Scusate se esisto, per esempio, mi è successo, non da architetto ma da attrice. Mi è capitato di non essere ascoltata nonostante avessi delle idee buone. Quando accadono cose del genere, a un certo punto ti dici: "Devo reagire, dobbiamo reagire". Poi arriva un determinato momento della vita in cui ti rendi conto che le altre ti guardano e che "sanno". Mi piace raccontare storie di donne perché ne sono state raccontate poche e perché le donne, nel quotidiano, nella politica e nelle lotte, sono sempre state quelle che hanno dovuto lavorare il doppio, perché sono anche mamme.

E con gli uomini vai d'accordo?
Gli scontri più difficili li ho avuti con gli uomini, ma in generale ho ottimi rapporti anche con l'altro sesso. Da ragazzina sono sempre vissuta in mezzo ai maschi perché non ero proprio l'emblema della femminilità. Non lo sono neanche adesso né lo diventerò mai.

Hai mai pensato di scrivere un film che tratti di violenza sulle donne?
Sicuramente ho avuto questo pensiero e questa urgenza, io però mi muovo nel territorio della commedia e dell'umorismo, e ci sono argomenti che difficilmente si riescono a trattare ridendo. Tutto si può affrontare con ironia, per carità, ma scrivere una commedia è veramente muoversi su un filo, ed è un ricamo complicatissimo. In un film drammatico sarebbe non dico facile, ma naturale narrare di una violenza fisica, però qualche forma di violenza noi l'abbiamo mostrata: la violenza psicologica, per esempio, che abbiamo esplorato ne Gli ultimi saranno ultimi.

Parliamo di attrici attrici. So che ne ami in particolare tre: Bette Davis, Anna Magnani e Monica Vitti. Cominciamo dalla prima…
Adoro Bette Davis! Uno dei miei film "mito" è Eva contro Eva. Bette Davis è un'attrice straordinaria perché non era certo la fidanzatina d'America. Aveva un viso particolare, duro, e poi ha interpretato personaggi incredibili. In Che fine ha fatto Baby Jane? è spaventosa, fa venire i brividi, poi però le vuoi bene, ti fa tenerezza. Adoro i personaggi della letteratura, del cinema e del teatro che possiedono migliaia di sfumature e riescono a farti cambiare idea in un secondo. Disegnare un cattivo è un attimo, disegnare un buono è banale e noioso, disegnare una persona capace di contenere nello stesso tempo bontà, cattiveria, cinismo, umorismo, simpatia, crudeltà è una qualità magnifica. Bette Davis in questo era fantastica.

E Anna Magnani?
Per me e' stata un pilastro, una donna che ha dato vita a ruoli femminili nuovi. Ovviamente molto è dipeso dai grandi registi e sceneggiatori che le hanno regalato parti magnifiche, però Anna Magnani, che è il mio Dio, aveva già in sé quelle sfumature: tutti ce la ricordiamo urlante, scapigliata, romana e popolare, per esempio in Bellissima, in cui faceva una scenata al marito per poi dire alla figlia, una volta rimasta sola: "Je l'amo fatta". Perché era tutta una messa in scena, ed era così che mio padre mi ha sempre descritto mia nonna e la mia bisnonna, donne pratiche, esempi di un'umanità straordinaria.

E la Vitti?
Monica Vitti ha potuto fare tutto e raccontare tutto, in più aveva una bellezza inarrivabile, ha fatto il varietà in anni in cui si cominciava appena ad affacciarsi all'umorismo al femminile, ci ha regalato capolavori di umorismo, li ha tenuti a battesimo forte di una bellezza che, senza una personalità così dirompente, sicuramente l'avrebbe confinata in ruoli di donna affascinante ma di "moglie di", "compagna di", "fatina di". Monica invece, è stata la tempesta, un uragano, per esempio in Dramma della gelosia.

Ti mancano gli anni della tua gavetta? Quelli della tua vecchia Renault 5, della salopette jeans e di quando te ne stavi immobile, vestita da Biancaneve, nel castello di Bracciano? Massimiliano Bruno parla spesso di quell'epoca…
Non mi manca quel periodo perché la mia vita è altro adesso. Ho avuto fortuna in questo mestiere, e fortuna non significa sorte, significa che tutto è andato bene. Non credo nella buona sorte, credo nelle opportunità naturalmente, ma anche in quello che fai e hai voglia di fare. Ho abbracciato questo mestiere con grandi dubbi, non sul farlo o meno, ma su come sarebbe andata. Quegli anni me li ricordo con divertimento perché sono gli anni della mia formazione, ne rido insieme agli amici, però sono stati anche tempi duri. Eppure tutto serve nella vita… almeno così avrebbe detto mia nonna.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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