Interviste Cinema

Palm Springs: il regista Max Barbakow, promesso sposo e cinico pentito, ci racconta le due anime della commedia

Abbiamo intervistato via zoom il giovane regista di Palm Springs, Max Barbakow, che ci ha raccontato i retroscena e la genesi dell'originale commedia matrimoniale con loop temporale, presentata in anteprima alla Festa del cinema di Roma e nelle sale dal 22 ottobre.

Palm Springs: il regista Max Barbakow, promesso sposo e cinico pentito, ci racconta le due anime della commedia

Ha solo 32 anni Max Barbakow, autore di un film di successo come Palm Springs, che si appresta a sbarcare nei nostri cinema il 22 ottobre dopo l'anteprima alla Festa del cinema di Roma e l'ottima accoglienza americana. Presentato al Sundance Film Festival di quest'anno, Palm Springs – che negli Stati Uniti è potuto uscire solo online su Hulu - è una vivace commedia romantica con loop temporale, ma dentro ci sono molte altre cose in cui specialmente la generazione dei trentenni si riconoscerà. Il fatto poi che sia uscito in un periodo in cui siamo stati - e in parte ancora siamo - costretti a rivivere all'infinito lo stesso giorno o quasi, ne ha accentuato la rilevanza. Si tratta di un'opera prima per quanto riguarda il cinema di finzione per Barbakow e per lo sceneggiatore Andy Siara, ma i due compagni di studi hanno già collaborato su cortometraggi e documentari e il regista è autore di un interessante film verità sulla sua personale storia di figlio adottato e della sua famiglia estesa, intitolata Mommy, I'm a Bastard! (reperibile gratuitamente online, se comprendete l'inglese, sul sito www.cultureunplugged.com nella sezione documentari). Abbiamo avuto occasione di parlare in una diretta zoom da Los Angeles con questo promettente autore, partendo proprio dal suo lavoro con Andy Siara e dalla nascita dell'idea che ha dato vita a Palm Springs (proprio nel luogo che dà il titolo al film).

Andy Siara ed io abbiamo frequentato insieme la scuola di cinema dell'Afi Conservatory, dove abbiamo fatto parecchie cose. Dopo esserci diplomati non volevamo aspettare che qualcuno ci desse il permesso di fare un film, quindi abbiamo preso l'niziativa, siamo andati a Palm Springs per un brain storming e siamo tornati con l'idea del protagonista, Nyles, e di una commedia brillante, dark ed esistenziale, in un'unica location. Poi ci sono voluti un paio di anni per capire che il film sarebbe stato una love story ambientata durante un matrimonio con un loop temporale. In pratica siamo stati chiusi in una stanza, cercando di farci ridere a vicenda, in una sorta di terapia creativa in cui cercavamo di comprendere noi stessi e le nostre relazioni e di fare qualcosa che fosse elettrizzante per noi dopo l'esperienza alla scuola di cinema, che aveva comportato un sacco di lavoro ma ci aveva privato della nostra parte istintiva.

Per molti di noi non c'è niente di più spaventoso dell'idea del trovarsi ntrappolati in una cerimonia, che sia un matrimonio, un funerale o il giorno di Natale. Dal momento che tu hai raccontato in un documentario la tua storia e la tua famiglia estesa, forse la vedi diversamente o la pensi anche tu così? (Ride) Quello l'ho fatto molto prima che il progetto di Palm Springs prendesse forma, e adesso - dal momento che sono fidanzato e sto per sposarmi, mi sono innamorato proprio mentre facevamo questo film - sono tornato a quel tipo di visione ottimistica delle relazioni. Andy si è sposato a Palm Springs ed è da lì che è nata la versione del matrimonio con loop temporale, perché io all'epoca ero parecchio cinico sull'amore ed ero rimasto incastrato in una serie di relazioni tossiche. Da questo vengono le due polarità del film: il matrimonio come inferno, come una sorta di specchio che ti costringe a riflettere sulle tue inadeguatezze e la tua infelicità sentimentale, e poi come una specie di meraviglioso e profondo simbolo di impegno e d'amore, che è la visione di Andy, perché era stato il più bel giorno della sua vita. Quindi capisco benissimo questa sensazione perché nel film ci sono entrambe, ma la penso come te, ci sono matrimoni meravigliosi e altri a cui è una vera sofferenza partecipare.

Parlando del tono del film, Palm Springs è ovviamente una commedia molto divertente, ma con un sottofondo di malinconia e perfino di angoscia. Era già nel copione? Penso che il tono sia stato intenzionale. Con Andy diciamo sempre che l'atmosfera che ci interessa è quella di avere un piede nella fossa e l'altra su una buccia di banana. Passi da una situazione all'altra, fai ridere qualcuno in un certo momento e poi lo fai piangere o lo colpisci con un'idea o un'emozione il momento successivo, e questo rende le cose interessanti. Quindi è sempre stato intenzionale, ma penso di esser stato, non voglio dire sorpreso ma molto elettrizzato nel vedere che siamo stati in grado di creare esattamente quel tono, perché ti servono attori in grado di interpretare questa gamma di emozioni ed Andy Samberg, Cristin Milioti e J. K. Simmons, tutti hanno capito il potenziale che il film aveva di essere qualcosa di più di una commedia romantica che faceva ridere, cioè una storia d'amore con del pathos autentico come motore.

Palm Springs può contare su un cast eccellente, anche nei ruoli minori e Max Barbakow è ovviamente entusiasta di esser riuscito ad avere una vera e propria commedia corale. Quando Andy Samberg si è unito al progetto come produttore e protagonista, molti hanno desiderato lavorare con lui in una cosa del genere, perché non ha fatto tanti film e dunque è un'esperienza speciale. Lui ha portato delle ottime idee e Allison John, la nostra casting director, è famosa per saper creare questi classici cast corali. È stato fantastico, tutti sono arrivati con la comprensione di come il tono del film fosse unico e specifico, perciò tutti hanno potuto prendere la loro parte ed arricchirla rispetto al copione, dando vita a esseri umani completi, che rendono credibile il fatto di avere una vita al di fuori di questo matrimonio perché capaci di fartela intravedere. Sono letteralmente ossessionato dal mio cast, molti di questi attori sono anche scrittori in proprio e hanno fatto davvero qualcosa di unico.

È vero che sono stati girati diversi finali del film? Per me il film finisce quando i due protagonisti entrano nella caverna insieme. Quella è la fine della storia. Quello c'è sempre stato, così come il discorso nella caverna e i dinosauri all'orizzonte, sono due elementi intrinsechi al DNA del film. Oltre a questo c'è la scena della piscina ed è di quella che abbiamo girato diverse versioni. Ci siamo divertiti molto a giocarci e abbiamo mostrato agli amici queste varianti perché ci dicessero quale funzionava e quale no, perché, anche se il film finisce nella caverna, avevamo sempre detto che avrebbe dovuto avere un finale che potesse provocare qualche discussione tra il pubblico all'uscita.

Palm Springs è stato visto online in America e il periodo di isolamento che abbiamo vissuto e stiamo vivendo, che ci costringe a sentire maggiormente la solitudine e a riconsiderare i nostri rapporti, sembra averlo reso ancora più significativo. Vorrei poter dire che lo sapevamo! Abbiamo avuto molta fortuna in questo, ma direi che la storia è nata da un momento confuso nella nostra vita, mentre cercavamo di capirci qualcosa, e adesso questo momento confuso si è esteso su scala mondiale, quando tutti stanno cercando un senso a questa situazione, quindi penso che sia per questo che ci sembra più attuale. Il mondo è diventato più folle e imprevedibile rispetto a quando scrivevamo la sceneggiatura e abbiamo fatto il film, e forse è un modo appropriato per presentare Palm Springs al mondo.

So che hai in programma un film, Good Bad & Undead, con Jason Momoa e Peter Dinklage. Posso chiederti a che punto sei? In questo momento è tutto in un limbo, si tratta di un grosso film, stiamo cercando di capire quando sarà sicuro iniziare a fare programmi e piani di lavorazione, ma è un progetto molto speciale e speriamo di poter fare presto qualcosa.

Ringraziamo Max Barbakow per la simpatia e la disponibilità e vi ricordiamo che per fortuna noi possiamo vedere Palm Springs al cinema, dal 22 ottobre, che è una bella occasione per divertirsi, riflettere, magari commuoversi anche un po' e tenere d'occhio la nascita di un nuovo talento registico.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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