Ovunque tu sarai: cinque romanisti presentano il film

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Ovunque tu sarai: cinque romanisti presentano il film

Cinema e calcio si uniscono in matrimonio - vestendosi di giallo/rosso - nell'opera d'esordio un regista che, fin da bambino, ha sventolato bandiere sugli spalti e, ancora oggi, si muove fra gli stadi e sussulta per un rigore dato o un goal annullato. Si chiama Roberto Capucci e per la sceneggiatura di Ovunque tu sarai ha chiesto aiuto a Francesco Apolloni, al quale ha domandato inoltre di interpretare uno dei quattro protagonisti, amici di lunga data che partono dalla capitale per raggiungere Madrid, culla dei "blancos" e dello stadio Santiago Bernabeu dove il Real affronta la squadra di Totti per gli ottavi di finale della Champions League.

Insieme al regista de La verità, vi prego, sull’amore, nel film recitano anche Primo Reggiani, Francesco Montanari e Ricky Memphis, che hanno reso allegra una conferenza stampa a cui ha partecipato perfino un jack russell di nome Sancho, che scondinzolava contento. E contento era anche Capucci, ancora pieno di entusiasmo per la sua prima creatura cinematografica: "Ovunque tu sarai è stato un’esperienza intensa" - ha raccontato - "e certamente un’avventura, perché fare un film in Italia non è mai semplice. Ho avuto l’onore di lavorare con un cast incredibile e di dirigere davvero questi quattro magnifici attori: non è scontato, infatti, che interpreti esperti e 'consumati' si lascino guidare da un principiante. I personaggi però li abbiamo costruiti insieme".

Anche se, narrando della Roma, il regista ha giocato in casa, in realtà Ovunque tu sarai trae ispirazione da un film anglosassone e mira a conquistare anche laziali, juventini, interisti, eccetera: "Confesso di aver preso spunto da Febbre a 90°, che è un adattamento di un romanzo di Nick Hornby che parla di una squadra di Londra, l'Arsenal. Quel film si rivolgeva ai tutti i tifosi, così come il mio. In Ovunque tu sarai il calcio è un pretesto per unire due generazioni e soprattutto per affrontare il tema dell’amicizia".

Dopo che il regista ha ammesso che tutti i memorabilia della Roma dei tempi gloriosi (gli anni ’80) sono di sua proprietà, i quattro protagonisti hanno parlato della loro fede calcistica, che nel caso di Ricky Memphis è caratterizzata da un grande amore: "Il mio rapporto col calcio è un rapporto di grande passione per la mia squadra, che naturalmente è la Roma. Ma non sono un tecnico, non comprendo tutte le mosse e le decisioni del Mister. Mi piacerebbe capire le analisi di alcuni giornalisti, so che c’è un modo bello ed esperto di amare il calcio, forse potrei fare un corso. Invece, a 48 anni, sono ancora un cretino, uno stupido, piango quando non vinciamo, rido quando invece ce la facciamo".

"Ultimamente" - ha detto Primo Reggiani - "ho un po’ litigato con la mia donna, la Roma, infatti ieri non sono andato allo stadio. Ho molti amici di altre squadre, tutti abbiamo questo tipo di passione, io conosco tanti tifosi che somigliano al personaggio di Giordano e che, per esempio, guardano la partita sempre nella stessa posizione".

Giordano - che ha il volto di Francesco Montanari - è il componente più divertente del gruppo in trasferta, pur avendo, come gli altri, un lato dolente. Superstizioso all’inverosimile, si veste nello stesso modo per ogni partita, abbandonandosi ogni volta ai medesimi rituali. "Io non ho abitudini ossessive che riguardano il calcio" - ha spiegato colui che lo interpreta - "però ho avuto momenti nella mia crescita pregni di riti. Per un certo periodo, la mattina, prima di mettermi la maglietta, la tiravo in aria e la dovevo assolutamente riprendere dopo aver fatto un giro di 360 gradi, idem con i pantaloni. Se sbagliavo, significava che sarebbe successa una cosa orribile a qualche persona a me particolarmente cara".

Al contrario dei suoi compagni di set, Montanari non è mai stato interessato a 22 giocatori che si affannano a tirar calci a un pallone. Ma per lui di recente qualcosa è cambiato: "Io non avevo nessun rapporto col calcio prima di questo incontro artistico. Certo lo conoscevo come realtà storico-sociale, ma non me ne importava un granché. Stando con gli altri attori, ho scoperto però l’aspetto bello di un amore onesto. Per me il calcio era un contenitore sì di passioni, ma anche di frustrazioni. Girando il film, invece, ho notato che c’è un reale sentimento, quindi sono felice di aver fatto questa esperienza".

"Io non sono un tifoso accanito" - ha detto Apolloni - "ma simpatizzo fortemente per la Roma. Sono diventato tifoso quando un mio amico mi ha detto: uno che fa il regista e che scrive non può non essere mai andato a un derby in vita sua. Così ci sono andato ed è stata un’esperienza antropologicamente interessante".

Tornando ai riti propiziatori a cui ogni buon tifoso ricorre, Roberto Capucci improvvisa di volta in volta: "Il mio rito legato al calcio è un rito sempre fresco, ogni momento crea un rito, poi, quando la Roma perde, il rito ovviamente si rinnova. Ora è questo: ho una bambina di 9 mesi e la porto sempre con me, non all’Olimpico, ma in trasferta".

Fra gli scaramantici, c'è anche Primo Reggiani: "Per anni ho visto le partite con un accendino in mano, perché veniva dal derby del 5 a 1. Non lo stesso accendino, però, così era troppo".

Quanto a Memphis, il suo approccio è più "spirituale": "La scaramanzia è una cosa simpatica, però porta un sacco di danni, io mi faccio un ben segno della croce all’inizio della partita e mi affido al padre eterno".


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