Interviste Cinema

"Ovunque il nazionalismo e il populismo si trasformano in razzismo": Barbet Schroeder racconta Il venerabile W.

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Documentario su un maestro buddista birmato che è l'ispiratore del genocidio dei Rohingya

"Ovunque il nazionalismo e il populismo si trasformano in razzismo": Barbet Schroeder racconta Il venerabile W.

Per una di quelle crudeli ironie di cui solo la vita è capace, Il venerabile W., che è il nuovo documentario di Barbet Schroeder, viene presentato alla stampa italiana nella stessa mattina in cui, al fianco delle manifestazioni per il clima, la notizia più discussa e commentata è quella della terribile strage avvenuta nella notte in due moschee della Nuova Zelanda.
Da un lato, quindi, la tremenda attualità dell'ennesimo folle suprematista bianco, Brenton Tarrant; dall'altro, un personaggio che potrebbe sembrare l'ultimo al mondo a pronunciare parole d'odio e a fomentare un genocidio contro una minoranza musulmana: il monaco buddista birmano Wirathu, che da anni predica “la protezione della razza e della religione”, esortando al massacro del popolo dei Rohingya.
Dopo aver raccontato Idi Amin nel documentario del 1974 General Idi Amin Dada, e il controverso avvocato Jacques Vergès nel 2007 con L'avvocato del terrore, il regista francese conclude un'ideale trilogia su figure da pelle d'oca a partire da un interesse personale: il buddismo, che pratica regolarmente da anni.
"Il film su Amid Dada che fu un'esperienza straordinaria, fu straordinario stare lì a studiare e raccontare un personaggio che non giudicavo. Ho voluto fare la stessa cosa con in L'avvocato del terrore, e ora anche con Wirathu," racconta il regista. "Di lui ho sentito parlare quando, facendo delle ricerche sul buddismo, mi sono imbattuto in uno studio di Yale su un genocidio in cui il buddismo era implicato. Così mi sono trovato a chiedermi come fosse possibile che la religione pacifica per eccellenza potesse essere legata a cose del genere. Nel corso della mia vita ho perso progressivamente nel corso della vita tutte le illusioni politiche e religiose, il buddismo è la mia ultima illusione. Ma come tutte le religioni, anche quella buddista è umana, e se è umana ha in sé anche il male."

Barbet Schroeder spiega poi che, durante e dopo la realizzazione del film su Wirathu si è trovato a ragionare su fenomeni che coinvolgono in maniera analoga l'Europa e l'America, l'Occidente e l'Oriente: "Ovunque il nazionalismo tende a trasformarsi in razzismo; il populismo che è uan delle caratteristiche principali dello stile di comunicazione di Wirathu, e quindi la sua storia ci riguarda molto più di quello che avrei potuto immaginare. Rivedendo il film ho ripensato spesso alla Germania degli anni Trenta: il modo in cui Wirathu parla dei musulmani - ad esempio raccontandoli come ricchi che sono dietro a manipolazioni diaboliche - è lo stesso con cui il nazismo parlava degli ebrei. Ci sono dei meccanismi universali che trovi ovunque. Anche la questione dei pogrom, con una storia che si ripete in varie parti del mondo dalla Russia a Myanmar, passando per la Polonia, l'Armenia, l'India.
Le parole d'ordine, racconta Schroeder, sono sempre le stesse, le stesse di Brenton Tarrant: difesa della razza, della cultura, di un'idea di purezza. "Wirathu dice che il buddismo è qualcosa di così bello che detesta l'idea venga annacquato da altre culture," sottolinea.

Così come nei documentari precedenti, anche Il venerabile W. è un film affrontato da Schroeder senza fare differenze col suo cinema di finzione  "perché per entrambi i tipi di film ho bisogno di un personaggio principale e di ruoli di contorno, di una storia da rivelare progressivamente nella sua interezza e di una progressione narrativa."
Il regista ha nei confronti di questi protagonisti controversi uno sguardo anche figlio della sua educazione e della sua formazione ("nel buddismo ho ritrovato quello che mi aveva insegnato mia madre: non giudicare e avere una posizione neutra"), uno sguardo che, dice "è necessario ma può essere pericoloso: Wirathu stesso pensa che Il venerabile W. sia una buon film, perché vede la sua posizione ben rappresentata."
Difficile comunque che uno spettatore equilibrato si faccia venire dei dubbi sui torti e le ragioni raccontati di Schroeder, tanto che Il venerabile W. è un film che è patrocinato da Amnesty International e che debutterà nei cinema italiani il 21 marzo, nella giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale.
"Questo film è un documento di straordinaria importanza, specie in una giornata come quella di oggi," commenta Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. "Ci racconta quanto sia facile il passaggio dal discorso d'odio al crimine d'odio. Il percorso è sempre lo stesso: la creazione di un nemico e di una minaccia che sono inesistenti, la diffusione di notizie false, che nel corso della storia hanno cambiato solo canale di comunicazione, e oggi il più pericoloso di questi canali è quello dei social media."
La situazione dei Rohingya è "attualmente spaventosa," spiega Noury. "Stiamo vivendo una nuova fase della persecuzione iniziata nell'agosto 2017, c'è un progetto genocidario che va avanti fatto di terra  letteralmente bruciata, stupri di massa e uccisioni. E Aung San Suu Kyi non fa nulla per andare contro questo genocidio, tanto che Amnesty gli ha anche ritirato un premio conferitole in passato."



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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