Interviste Cinema

Ore 15:17 Attacco al treno: Il nostro incontro con Clint Eastwood a Los Angeles

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Il nuovo film del grande attore e regista sarà nei cinema italiani dall'8 febbraio.

Ore 15:17 Attacco al treno: Il nostro incontro con Clint Eastwood a Los Angeles

L'energia è quella legittimamente contenuta di un uomo di ottantasette anni. Lo spirito però è sempre indomito, lo si percepisce semplicemente guardandolo negli occhi. Ci riferiamo in particolar modo a quella determinazione che ha consentito a Clint Eastwood di diventare uno dei grandi cineasti della nostra epoca. L’uomo riflette lo stile dei suoi film migliori: elegante, compassato, capace di andare in profondità usando le parole più semplici. A Los Angeles Eastwood ha presentato il suo nuovo film Ore 15:17 - Attacco al treno (nei cinema italiani dall'8 febbraio), dove mette in scena la storia di Spencer Stone, Anthony Sadler e Alek Skarlatos, i tre giovani americani che il 21 agosto 2015 neutralizzarono l'attentatore Ayoub El-Khazzani a bordo del treno Thalys diretto a Parigi. Ecco i momenti migliori della chiacchierata tra la stampa e il cineasta.

Partendo dal principio, quando ha deciso di realizzare il film?
Non me lo ricordo, ho fatto troppe interviste questa mattina e il mio cervello è bollito...(sorride ironico) Quando ne ho letto sui giornali ho subito pensato fosse una storia molto interessante, poi un paio di anni fa ho incontrato i tre ragazzi a Culver City e ho chiesto a Spencer Stone di darmi il manoscritto del libro a cui stavano lavorando. L’ho trovato stimolante, sono sempre interessato a cercare di capire cosa spinge un individuo a compiere certe azioni nell'arco della sua vita. Ho capito che sarebbe valsa la pena di metterlo in forma di film, una cosa che ormai faccio da un po' di tempo...

Perché ha deciso di scegliere i tre ragazzi per interpretare loro stessi?
E' stata la mia prima idea, poi ho composto il cast intorno a loro, volevo vedere come reagivano sia i tre esordienti che attori professionisti a lavorare insieme. Volevo che Spencer, Alek e Anthony non perdessero il loro essere veri, reali, qualcosa che gli attori professionisti non possono riprodurre in un film. Per un attore è la cosa più difficile portare sé stesso davanti la macchina da presa, posso parlare per esperienza personale.

Cosa serve secondo lei a un essere umano per compiere un gesto eroico come il loro?
Non so cosa faccia di una persona un eroe. E' esattamente questo di cui parla il mio film, ciò che è successo a loro poteva succedere a chiunque. Oggi viviamo in un mondo in cui non ci sono sicurezze, puoi camminare su un marciapiede qualcuno cerca di ivestirti. Tutti noi ci chiediamo cosa saremmo capaci di fare in una situazione del genere, e spesso non pensi che in realtà non c’è niente he puoi veramente fare, perché il fato gioca una grossa parte in tutto questo. Ed è quello che accade a loro, vengono messi nella posizione di fare qualcosa di veramente importante, anche aiutare l’unica persona ferita dall’attentatore utilizzando le loro nozioni di pronto soccorso. Un sacco di cose sono successe in quel lasso di tempo brevissimo e loro lo hanno affrontato insieme, dimostrando che persone differenti possono fare cose straordinarie. Se sei una persona religiosa puoi vedere Dio dietro atti come questo, oppure un angelo custode. A pensarci c'erano circa quattrocento persone su quel treno, e un uomo è salito a bordo con duecento pallottole. Poteva essere un giorno orribile, il peggiore in questo tipo di attacchi terroristici, ma non è accaduto. Nessuno è morto. Non c’è modo di sapere come reagiresti a una situazione del genere finché appunto non agisci, e loro lo hanno fatto. Hanno visto le cose in maniera differente dal resto di noi.

Quale è il suo metodo con gli attori? Come riesce a trarre sempre il meglio da loro?
Ci sono dei piccoli trucchi che adopero per ottenere quello che voglio. Ad esempio se alla fine di una ripresa dico "stop" tutto si ferma, mentre se invece dico "cut” la macchina da presa continua a girare mentre gli attori invece si rilassano credendo che di non essere più ripresi. Spesso vengono fuori momenti molto veri, umani, e talvolta li uso. Impari con il tempo a ottenere ciò che ti serve dagli attori, e ciò avviene soprattutto in ambienti tranquilli, rilassati, non come negli anni in cui ho iniziato dove tutto era frastuono, c'erano le campanelle negli studi di registrazione che ti facevano diventare sordo. Ricordo aiuto-registi che urlavano di stare zitti alla troupe anche se nessuno stava fiatando, e questo perché erano stati resi sordi dalle campane della registrazione! Io lavoro in un altro modo, cerco di ottenere quello che mi serve con la tranquillità. Dai tre ragazzi volevo la verità che con attori professionisti non puoi ottenere. Come dicevo prima nessun attore vuole interpretare sé stesso, essere sé stesso sul set. E' per questo che sceglie di impersonare altre psicologie. E' come lavorare con i bambini, che sono molto interessanti perché sono naturalmente dei grandi attori, ma nel momento in cui inizi a girare nella maggior parte dei casi diventano tremendi. Perché perdono verità, spontaneità. Oppure molti interpreti se sono bravi da bambini poi crescendo perdono le loro capacità. E questo perché iniziano semplicemente a pensare troppo.

Cosa ha provato il cast di attori nel rivivere sul set quei momenti drammatici?
A dire il vero Spencer, Alek e Anthony mi hanno sempre detto di essere tranquillissimi, che non gli ha fatto alcun effetto. Anche Mark e Isabelle Moogalian interpretano loro stessi nel film: Mark è l'uomo ferito, quello che è stato salvato da Spencer che ha tamponato la ferita nel modo giusto. Lui mi ha confessato che per lui è stato un momento catartico girare la sequenza, rivivere quel momento con la consapevolezza che tutto sarebbe finito per il meglio.

Come vede la situazione odierna riguardo questo tipo di attacchi terroristici?
E' dura, non solo per l’America ma in tutto il mondo. Abbiamo girato a Parigi e in Spagna, dove sono successe cose terribili in questi anni. Per questo raccontare una storia che ha avuto una fine positiva per me era un qualcosa di necessario.



  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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