Interviste Cinema

Olivier Nakache ci parla di Samba: "Abbiamo cercato una risata più ambiziosa"

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Dopo Quasi amici torna la coppia d'oro della commedia francese.

Olivier Nakache ci parla di Samba: "Abbiamo cercato una risata più ambiziosa"

Non era facile tornare al lavoro dopo il successo planetario di Quasi amici. Una sfida che la coppia Eric Toledano e Olivier Nakache ha accettato rilanciando, puntando maggiormente sull’analisi sociale e politica. Samba, infatti, ripropone l’ormai immancabile Omar Sy, ma unisce alla commedia il racconto malinconico di un immigrato clandestino a Parigi che cerca di regolarizzarsi adattandosi a ogni tipo di lavoro, con l’incubo di finire in uno di quei centri di smistamento per immigrati che anche in Francia come in Italia sono surreali.

Una storia ispirata dai cinque anni vissuti come volontaria da Delphine Coulin, sceneggiatrice e regista dell’apprezzato 17 ragazze, diventati un libro, Samba pour la France, appena uscito per Fandango Libri.

Abbiamo parlato del film con Olivier Nakache, a Parigi, nel corso dei Rendez-Vous di Unifrance.

“Volevamo parlare di queste tematiche, ma con il nostro stile. Il libro non è assolutamente divertente. Abbiamo aggiunto una storia d’amore dal contesto sociale molto forte: quella fra la timidissima volontaria Charlotte Gainsbourg e l’irriverente e simpatico immigrato in attesa di regolarizzazione interpretato da Omar Sy, ormai una vera star. Una coppia anche cromaticamente molto eterogenea, tanto che abbiamo fatto impazzire il direttore della fotografia. Volevamo un’attrice molto diversa da Omar. Crediamo che la giusta alchimia è data da protagonisti molto diversi, vogliamo sorprendere il pubblico. Charlotte Gainsbourg viene da un universo molto lontano da quello di Omar Sy. Prima di inziare a scrivere le abbiamo chiesto se volesse fare un film con noi. Lei ci ha risposto tutta timida ‘sì, ma non sono molto divertente’. Noi le abbiamo detto di fidarsi e un anno dopo siamo tornati con una sceneggiatura”.

Quindi pensa di poter rendere divertente qualsiasi attore?

Non lo so, ma non credo che un attore possa interpretare qualsiasi ruolo: ognuno ha un intervallo in cui si può muovere e quando ne esce talvolta può finire davvero male. Però quell’intervallo lo si può allargare, per cui un po’ ci si può lavorare. Detto questo ci sono attori a proprio agio sia nella commedia che nel dramma, e altri proprio no. Comunque è più facile per gli attori comici cimentarsi nel dramma che viceversa.
Charlotte secondo noi aveva potenzialità, anche perché in Samba la comicità scaturisce dal contrasto fra tutto quello che rappresentava rispetto a Omar. Nel film quest'ultimo dice qualche frecciata, ma la comicità viene più dalle situazioni. Per questo Samba è così diverso da Quasi Amici, dove Omar Sy era un cecchino che sparava battute a raffica: un tipo di comicità in ci sentiamo a nostro agio. Questa volta volevamo far scaturire la comicità da altre situazioni, volevamo essere più ambiziosi.

Rispetto a Quasi amici avete dato maggiore spazio al contesto sociale e politico. Samba è meno divertente, meno comico, ma più profondo dal punto di vista sociale. Come avete equilibrato questi due aspetti, con emozioni differenti anche nella stessa scena?

In tutti i nostri film cerchiamo di lanciarci dalle montagne russe, su in cima e poi a picchiata in basso, unendo caldo e freddo. Con Samba volevamo spingerci oltre, visto il contesto politico e sociale molto profondo. Non potevamo evitare le difficoltà che incontra Samba, per questo il lato comico cresce piano piano. Iniziamo con durezza, per dare radici al soggetto del film con situazioni molto realistiche. Così poi potevamo aggiungere un po’ di commedia.

Avete conosciuto in prima persona alcune delle tante persone che lavorano in fondo alla batteria delle cucine, facendo i lavori più umili?

No, nonostante con Eric abbiamo fatto decine di piccoli lavoretti. Abbiamo però fatto molte ricerche per evitare la caricatura, siamo andati a parlare con le associazioni, nei tribunali, ci hanno aiutato dei poliziotti accompagnandoci nei centri di smistamento. Era un soggetto troppo delicato per non essere precisi. Una volta acquisita familiarità con la materia abbiamo potuto costruire i personaggi, far entrare in questo contesto il cinema e la commedia.

Una parte del film mostra un centro di smistamento per immigrati clandestini proprio a due passi dalle piste dell’aeroporto di Parigi. È un posto surreale.

È tutto vero, ce ne sono anche altri. Abbiamo cercato di essere più realistici possibile. È un posto assurdo, con un aereo ogni dieci secondi che passa sopra e fa un rumore infernale. Davvero incredibile, abbiamo approfittato di un periodo in cui stavano facendo dei lavori di rinnovamento per girarci dentro.

Il protagonista del film non è molto diverso rispetto a un altro immigrato illegale in Francia, diventato eroe e regolarizzato per i suoi atti nel supermercato Hyper Cacher durante gli attentati dello scorso gennaio a Parigi.

È vero, era un sans papier, come ce ne sono a lavorare in tutti i supermercati o ristoranti. Qualcuno mi ha detto pochi giorni fa se pensavo che dopo gli attentati sarebbero stati stigmatizzati ancora di più gli immigrati irregolari. Ma no, gli ho risposto, quelli erano francesi, tanto quanto me, non erano mica dei sans papier. È un problema interno, gli immigrati si fanno in quattro, lavorano 24 ore al giorno, lavorano come pazzi. Quelli che hanno agito a Charlie Hebdo sono francesi.

Perché avete lavorato di nuovo con Omar Sy?

Perché rappresenta la simbiosi perfetta. Siamo sulla stessa lunghezza d’onda, tutto va molto velocemente. Quando giriamo parliamo molto, anche durante le scene, allora so che se dico una cosa a Omar lui la farà sua e la dirà molto meglio. È come giocare con Messi o Ibrahimovic. È a suo agio nella commedia come nelle scene drammatiche. Faremo magari ancora dieci film con lui, perché no.




  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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