Interviste Cinema

Olivier Assayas parla di Personal Shopper, Kristen Stewart, il sovrannaturale, la moda, il cinema di genere

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Esce finalmente nelle sale il film premiato per la miglior regia al Festival di Cannes 2016.

Olivier Assayas parla di Personal Shopper, Kristen Stewart, il sovrannaturale, la moda, il cinema di genere

Sorridente, disponibile, maglia a righe orizzontali, giacca leggera, jeans e sneaker ai piedi, Olivier Assayas parla in italiano ai giornalisti radunati a Roma al Cinema Nuovo Sacher per la presentazione di Personal Shopper, il film con Kristen Stewart passato in concorso al Festival di Cannes lo scorso maggio (dove ha vinto il premio per la migliore regia) e che finalmente arriva nei cinema italiani distribuito da Academy 2.

Personal Shopper è il secondo film di fila che il regista gira con la Stewart, e spiega così il perché di questo bis: "Ho cominciato a scrivere questa storia quando Idol's Eye, il film che avrei dovuto girare in Canada con Robert De Niro e Robert Pattinson, è saltato il giorno prima dell'inizio delle riprese. Tornato a Parigi, mi sono messo in testa di fare qualcosa di diverso, di sperimentale, e ho iniziato a scrivere con Kristen in mente, perché era fresca la nostra collaborazione in Sils Maria, anche se non ero davvero sicuro che alla fine lei sarebbe stata l'attrice giusta per il film. Finito il copione," dice il francese, "è stata la prima a cui l'ho fatto leggere, e ho capito in fretta che era effettivamente lei che volevo, ho accettato il fatto che questo film era stato scritto per lei fin dall'inizio."

Assayas racconta poi chiaramente anche il perché di questo legame, dell'attrazione che prova per lei come regista: "Kristen mi permette di fare cose che non posso fare con altre attrici: ad esempio, sapevo che il suo modo di recitare avrebbe reso più reale, più fisico, e al tempo stesso più semplice il sovrannaturale. Dall'altra parte," prosegue, "io so che posso dare a lei la libertà di improvvisare, inventare, esplorare che non ha nel cinema americano: credo di averle dato l'opportunità di essere sé stessa al cinema, e per farlo ho dovuto toglierle di dosso il peso della sua celebrità, affidandola a altri personaggi del film: Juliette Binoche nel caso di Sils Maria, il personaggio Kyra, la ricca star per cui lavora, in questo."

Nel film di Assayas, la Stewart è infatti una giovane americana che vive a Parigi, che fa la personal shopper per questa Kyra ed è reduce dal lutto della morte del fratello gemello, che cerca di contattare in qualche modo: come lui, anche lei, Maureen, è infatti una medium.
"Volevo raccontare la tensione tra vita materialistica e le aspirazioni spirituali," dice Assayas, "e la ho esagerata facendo di Maureen una proletaria del lussa da un lato, e una medium dall'altro. Di lei mi interessava l'ambivalenza: dal mondo del lusso è attratta e respinta allo stesso tempo, e anche noi siamo ambivalenti rispetto al mondo in cui viviamo. Lei, in più, si deve reinventare e deve fare i conti con un lutto che l'ha privata della metà di sé stessa. Forse deve anche ritrovare un'identità sessuale: e quel mondo della moda che la attrae e la respinge può forse offrirle risposte riguardo l'esplorazione della sua sessualità. Se anche quel mondo è assurdo, se la sua dimensione di mercato è assurda, questo non deve renderci ciechi rispetto a un contenuto che può ancora essere vero e anche profondo, come anche nel caso dell'arte contemporanea."

Se però queste ambivalenze riguardano soprattutto il mondo fisico, in Personal Shopper si parla anche di un'altra dimensione, non meno importante: quella del sovrannaturale: "Quando si parla di sovrannaturale," spiega Assayas, "si parla dell'inconscio, dell'immaginazione: e io credo fortemente nella realtà della nostra immaginazione, credo che quello che abbiamo dentro possa essere più reale del reale. Credo che i nostri sogni e le nostre aspirazioni siano più importanti di quello che facciamo per pagare l'affitto. Avevo quindi la necessità di materializzare l'inconscio nelle immagini del film per mostrare una circolazione continua tra visibile e invisibile. "

Se Personal Shopper è un film di genere sui generis, non per questo gli stilemi dell'horror e del thriller sono stati sottovalutati o trattati con superiorità da Assayas, che prima di diventare regista è stato un critico molto attento al mondo del cinema horror e non solo: "Fin dall'inizio sono stato fortemente influenzato da quel cinema, da registi come John Carpenter, David Cronenberg, Wes Craven, e un vero genio come Dario Argento," ricorda. "Per me il loro cinema non è di serie B, ma di serie A, perché è un cinema che ha accesso a un livello più profondo dell'esperienza umana. In questo caso per me era importante fare un film di genere diverso da quelli americani, dove solitamente il visibile è buono e l'invisibile è malvagio: qui volevo che l'invisibile, il sovrannaturale, potesse far paura ma anche essere benefico e creativo. È per questo motivo che nel film parlo della pittrice Hilma af Klint e di Victor Hugo, che sono come due numi tutelari, in quanto legati allo spiritismo."

E, per quanto riguarda la messa in scena, Assayas spiega di aver immaginato il film come un quadro astratto, "utilizzando gli elementi di genere quando ne sentivo il bisogno, come avrei utilizzato il colore rosso quando ne avessi sentito il bisogno se fossi stato un pittore. Il cinema di genere stabilisce una relazione fisica con lo spettatore: e dato che per me era importante fare sì che lo spettatore si identificasse fisicamente con Maureen, solo con questa sintassi lo si poteva fare."



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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