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Interviste Cinema

Oliver Stone: un fiume di parole e passione al Lucca Film Festival

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Il grande regista americano parla della sua carriera e della sua vita in una generosa masterclass.

Oliver Stone: un fiume di parole e passione al Lucca Film Festival

Come dicono gli americani con un'espressione colorita, shit happens, e, per motivi che non stiamo qua a spiegare e sui quali non abbiamo nessuna voglia di recriminare, la nostra intervista con Oliver Stone è saltata. Peccato, ma abbiamo avuto occasione di incontrarlo più volte e dunque ci faremo bastare la masterclass che il regista americano, ospite più illustre quest'anno del Lucca Film Festival, ha tenuto sabato 7 al teatro del Giglio, moderata dalla sua amica giornalista Silvia Bizio, da ann corrispondente da Los Angeles. Questo è quel che è venuto fuori dall'incontro, in cui il regista americano si è regalato con la consueta passione:

Colonne sonore:

Alexander è un film che assomiglia un po' a un'opera lirica e spero che lo abbiate visto ieri sera nella versione completa. Ho usato per quel film la musica di Vangelis, che è un genio, così come lo è Morricone con cui ho lavorato per un film molto piccolo, U-Turn: è stata una collaborazione problematica, non siamo andati d'accordo ma è andata comunque bene, io amo U-Turn e lui ha fatto una colonna sonora molto bella. Per Assassini Nati non avevo un compositore. Non ho regole, non ho mai studiato musica ma so cosa mi piace. Coi documentari è diverso, ma lavorare con John Williams gli ha dato l'armonia giusta. Ho lavorato con Georges Delarue per Salvador, ho avuto cinque diversi compositori per Ogni maledetta domenica, ho utilizzato Robbie Robertson, la musica rap, Doctor Dre in Assassini nati, adesso col documentario avrò uno stile ancora diverso. La colonna sonora di Snowden è molto tenue perché lui è un uomo molto tranquillo, intellettuale, che sta seduto a un computer, non è eroico in senso classico quindi la colonna sonora aveva tensione ma era comunque smorzata.

La scrittura:

Adoro scrivere, mio padre quando ero piccolo mi dava 25 centesimi ogni settimana per scrivere un tema, io ovviamente lo facevo perché volevo i soldi per comprare i fumetti, ma gli sono molto grato per questo. Scrivere è nella mia anima, tengo un diario e scrivo sempre, vivo un sacco nella mia testa anche se nell'esercito ho imparato a confrontarmi con la parte fisica, a vedere tutto quello che sta dietro e davanti a me, ma se mi togliessero la telecamera potrei sempre scrivere. Come cineasta vieni sempre censurato e devi mantenere la tua libertà interiore con la scrittura.

Dino De Laurentiis e il cinema italiano:

A lui devo il mio più grande successo e quattro cause legali, era impossibile averci a che fare, non era il più onesto dei produttori. Quando lavorava con Michael Cimino per L'anno del dragone, che avevo scritto, Dino prese un'opzione temporanea sui diritti della sceneggiatura di Platoon, poi mi disse che non c'erano soldi per il film, era il 1984 e io avevo già scelto le location e il cast, ma lui tolse la spina al progetto e non mi ridava la sceneggiatura che era mia. Ero un giovane sceneggiatore con poca reputazione e potere, avevo scritto Fuga di mezzanotte ma lui adorava Michael e mi rubava la sceneggiatura, così quando L'anno del dragone stava uscendo andai in tribunale col mio avvocato. Alla fine mi ridette la sceneggiatura e due anni dopo feci Platoon, lui mi chiese scusa e mi disse che era stato uno stupido... e poi mi ha fottuto altre tre volte! Mi disse poi che voleva fare la Bibbia con me e io gli dissi che non mi fidavo di lui.

Comunque adoro il cinema italiano, per me è il più sensuale, realistico e al tempo stesso fantastico che sia mai stato fatto, penso a Federico Fellini, Michelangelo Antonioni, Dino Risi e soprattutto Bernando Bertolucci, con film come Il conformista e Novecento, che ho visto 10 o 12 volte,con i suoi movimenti di macchina e la musica di Morricone, e anche L'ultimo imperatore.

Scarface:

Con Al Pacino avevo lavorato in Nato il 4 luglio e lui voleva fare Scarface dopo aver visto il film con Paul Muni. Io entrai tardi nel progetto,  c'era già stato il Padrino e non volevo fare un altro gangster movie simile.Sidney Lumet era il regista e io suggerii l'ambientazione cubana. Lumet poi lasciò perché riteneva che fosse un film troppo violento, arrivò De Palma e collaborai con lui, ma il film costò troppo. De Palma non aveva abbastanza enegie per farlo e la lavorazione invece di 3 mesi ne durò 6, ci fu un sacco di pressione, problemi di censura, di lingua, fu molto difficile. Venne subito rispettato e amato dalla gente di altro colore, neri e ispanici, ma la maggior parte dei critici lo ritennero volgare e non lo amarono, non andò benissimo ed era costato un sacco. Alla fine entrò in circolazione e cominciò a girare sempre più, lo amò la gente di Wall Street per i soldi e per la coca, cioè per i motivi sbagliati, mentre io l'avevo scritto come un dramma scespiriano un po' alla Riccardo III.

Scarface fu il motivo per cui feci poi Wall Street perché il paese stava cambiando e Wall Street stava cambiando, adottando l'etica dei soldi facili. All'epoca avevo problemi, fui ostracizzato, la gente aveva paura di me (e ne ha ancora!). Sono andato alla New York University dopo il Vietnam con la borsa di studio per i veterani, Scorsese era uno degli insegnanti e c'era un'atmosfera vibrante. Fellini, Bunuel e Godard erano i miei idoli. Feci La mano e Seizure,io volevo fare degli horror psicologici ma la gente voleva dei film dell'orrore puro e io non sono capace di farlo, bisogna essere un po' sadici per rigirare il coltello nella piaga e io non avevo quell'istinto anche se in Italia ci sono stati maestri come Mario Bava e Dario Argento, ma non faceva per me. Volevo dirigere Conan ma non avevo i soldi e Dino De Laurentiis lo rovinò completamente. Avrebbe potuto diventare una serie alla James Bond, un classico, coi 12 libri di cui lui aveva i diritti ma quando usci il secondo faceva così schifo che nessuno volle più vederli. De Laurentiis era uno distruggeva le cose, Fellini ci fece La strada ma poi non ci ha lavorato mai più, anche se De Laurentiis diceva che era uno dei suoi film preferiti.

La grande occasione, gli Oscar, la cocaina:

Fuga di Mezzanotte, che avevo scritto, fu il mio grande break e vinsi l'Oscar. Fino al giorno prima non ero nessuno e all'improvviso tutti mi chiamavano e avevo un sacco di amici. Hollywood è un posto pericoloso, feci molti errori da giovane, la cocaina mi dette alla testa e rovinò il mio intuito, dopo La mano ero depresso, mi rimisi a scrivere e vennero fuori Conan, L'anno del dragone e Scarface. Nessuno mi dava soldi e feci Salvador con un produttore indipendente inglese, John Dailey, chelo  finanziò con un piccolissimo budget, e poi Platoon. La carriera è come le montagne russe, con alti e bassi. L'unico motivo per cui vennero finanziati fu perché iniziava a diffondersi il video e questo permetteva a piccoli film di trovare i fondi.

La trilogia del Vietnam:

Platoon era semi autobiografico, era una biografia mascherata delle mie esperienze e fu un enorme successo, il secondo pensavo di farlo sul mio ritorno a casa ma la storia di Ron Kovic, che aveva perso entrambe le gambe e protestava contro la guerra era molto più importante. Lo feci con Tom Cruise e mi fece vincere il secondo Oscar come regista. Nel terzo film del 1994, Tra cielo e terra, raccontai la storia vera di una donna vietnamita, che aveva vissuto la guerra da entrambe le parti, prima in Vietnam e poi sposata con un americano, che era Tommy Lee Jones. Anche la sua vita è una montagna russa, ma siccome il film parlava di una donna asiatica, all'America non è interessato. Ed è ancora un film che mi fa piangere quando lo vedo. Ho sentito la responsabilità di raccontare la storia dell'America e del nostro atteggiamento verso il Vietnam,da lì i Presidenti, e negli anni questa è diventata la mia storia d'amore/odio con l'America. L'ho fatto anche con i miei documentari e con la serie The Untold History of The United States. Ma ho ancora storie personali da raccontare e ci sto lavorando ora.

L'America:

Gli Studios sono diventati grandi corporazioni e oggi è difficile fare film specie se critichi l'America. Oggi non sarebbe possibile fare un film come Nato il 4 luglio, siamo un paese molto nazionalista, fin dai tempi di Reagan, Bush e Trump, ma anche di Clinton e Obama che ha parlato del Vietnam come di una guerra onorevole. Siamo isolati nel nostro pensiero, non siamo internazionalisti con questo modo di pensarci indispensabili,con  la mitologia falsificata del ruolo degli Stati Uniti come salvatori del mondo.

Conversations with mr Putin:

C'è una strategia della tensione diretta alla Russia nel mondo occidentale, le conversazioni tra me e Putin sono state di oltre 20 ore in 2 anni e abbiamo parlato di tutto, di vita, arte, filosofia, per farlo ascoltare: se volete dichiarare qualcuno vostro nemico – e con lui l'abbiamo fatto – io sono convinto che dobbiamo conoscerlo.

Il mondo in cui viviamo:

Credo che abbiamo dimenticato i pericoli di una guerra nucleare, con Gorbaciov e Reagan siamo quasi andati in guerra e per fortuna si creò il freeze movement, che fu un movimento fortissimo sui pericoli di una guerra nucleare e per una volta nella sua vita Reagan rispose e fece una cosa buona. In vita mia ricordo benissimo tra il 1962 e il 1963 la crisi dei missili a Cuba, fu molto pauroso, ma Kennedy e Kruscev si comportarono da esseri umani e salvarono il mondo, mentre i militari americani volevano davvero andare in guerra con la Russia perché avevano più armamenti. Hiroshima e Nagasaki non erano necessarie, come racconta la mitologia. Era un messaggio diretto ai russi, non ai giapponesi.

Nel 1989 c'era una speranza per la libertà, i muri crollavano, l'Unione Sovietica si era dissolta e c'era il sentimento che le cose potessero migliorare, come dopo il Vietnam. Poi la grande delusione. Questi 40 anni si stanno concludendo, il mondo è in pace da tanti anni, a parte il terrorismo, ma il nemico è una nuova forma di tensione che mi ha scioccato e ha sorpreso molti di noi, con paesi come l'Iran, la Russia e la Cina. Sono molto preoccupato per tutte le truppe ai confini della Russia, che è completamente circondata, dall'Alaska alla Polonia e alla Romania, coi missili antibalistici e i Patriots ovunque negli altri paesi della NATO e un incidente può avvenire molto velocemente e altrettanto rapidamente andare fuori controllo. La situazione in Siria e in Ucraina è esplosiva e la gente dimentica cosa può fare la guerra a un paese, specialmente in America, che non ne ha mai avuta una sul suo suolo.

(foto di Andrea Bianciardi)



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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