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Interviste Cinema

Oliver Stone ci racconta i suoi primi 40 anni di carriera

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Il regista premio Oscar Oliver Stone, molto legato al nostro Paese, inizia a Roma il 24 agosto con l'inaugurazione del TimVision Floating Theatre con Wall Street, un tour che lo porterà al festival di Pesaro e alla Mostra del cinema di Venezia: tra i motivi della sua presenza, la presentazione della sua autobiografia.

Oliver Stone ci racconta i suoi primi 40 anni di carriera

Inaugura a Roma il suo lungo tour italiano il regista Oliver Stone, prima di recarsi al festival di Pesaro e poi alla Mostra del cinema di Venezia, dove riceverà il premio Kinéo alla carriera. L’occasione del suo arrivo a Roma è l’inaugurazione il 24 agosto della prima arena galleggiante romana, il TimVision Floating Theatre, realizzata da Alice nelle Città in collaborazione con Fondazione Cinema per Roma/Cityfest ed altri partner, e un anticipo sulla presentazione della sua attesa autobiografia, “Cercando la luce”, che da noi uscirà il 27 agosto edita da La Nave di Teseo, preceduta da recensioni entusiastiche, anche da parte di colleghi come Paul Schrader e Werner Herzog. Prima del suo ingresso, sono state comunicate le aggiunte al programma dell'Arena, che vedono la presenza di Matt Dillon, che stasera sarà alla serata inaugurale con Oliver Stone e giovedì riproporrà il film del suo esordio registico, City of Ghosts, e Matteo Garrone che porterà la versione restaurata di Gomorra.

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Ad accogliere stamani Oliver Stone, che ha sempre amato il nostro paese, dove ha presentato tutti i suoi film, incluso l'ultimo, Snowden, c'era una platea stampa composta, per una volta, da sole giornaliste. Nonostante i tre quarti d'ora concessi, c'è stato tempo solo per pochissime domande: Stone non è infatti solo un ottimo scrittore, sceneggiatore e regista, ma anche un conversatore esauriente e disponibile, e non considera mai nelle sue risposte il tempo necessario alla traduzione. A 73 anni appare ormai sereno e pacificato, anche se non ha ancora deposto le armi. Nel suo libro racconta i suoi primi 40 anni, fino al 1986. Resta fuori dalla trattazione proprio Wall Street, che inaugura la rassegna del TimVision Floating Theatre, e a cui si dichiara comunque molto legato.

Wall Street è il mio primo film realizzato per uno Studio, con un budget molto maggiore di quelli che avevo sempre avuto. Anche di questo parlo nel mio libro, delle lotte e delle battaglie che ho sostenuto per poter fare il mio cinema, del mio lavoro come ribelle fuori dal sistema. Wall Street è stato l'inizio di un nuovo ciclo e ci sono legato perché mi ha offerto l'occasione di collaborare con mio padre, che ha lavorato in borsa per 45 anni ed è morto purtroppo due anni prima della sua uscita. Prima del mio film Hollywood aveva sempre ignorato il mondo della finanza, anche se esistono due film sull'argomento, La follia della metropoli di Frank Capra, del 1931, e La sete del potere di Robert Wise del 1954, ma non era mai stato un argomento di moda, popolare. Dopo Wall Street il mondo della finanza è finito sulle prime pagine delle riviste e dei quotidiani, ha attirato l'attenzione dell'uomo comune. Con l'avvento di Reagan è cambiato l'atteggiamento verso i soldi: all'epoca di mio padre non se ne parlava, era considerato un argomento volgare. Poi abbiamo iniziato ad adorare il denaro. È un peccato che non si possano far vedere in un doppio spettacolo i due Wall Street, il primo e il sequel del 2010, per mostrare la differenza tra i due mondi prima e dopo il crack del 2008.

"Chasing the Light" (alla lettera "inseguendo la luce": Stone precisa che c'è una piccola differenza e si augura che il libro sia tradotto bene) si ferma appunto ai primi 40 anni della sua carriera. Il motivo, racconta, è che gli è sembrata “una storia completa, il racconto dei sogni che avevo e che ho realizzato a carissimo prezzo, con molto lavoro, sangue sudore e lacrime, delusioni e sofferenza, dove parlo anche della mia vita personale, della mia famiglia a New York e della mia sconvolgente esperienza in Vietnam. Quando sei giovane vedi un sacco di cose orribili e non ci pensi ma poi capisci crescendo come è diverso il tuo Paese da quello che immaginavi. La vita scorre troppo veloce e io ho fatto 10 film in 10 anni e non ho mai avuto il tempo di fermarmi a riflettere. Alla mia età è giusto pensare al passato e alle cose che ho perso, che non sono poche. Quando dunque ho scritto il libro ho scoperto che aveva un suo ritmo che arrivava fino ai miei 40 anni, quando è uscito Platoon, il film sulla guerra che avevo visto e che non capivo, a cui la gente ha risposto in tutto il mondo, uscito dopo Salvador che è un altro film di guerra, realizzato con una società di produzione inglese. Sono i due film che mi hanno salvato e mi hanno messo in una posizione a Hollywood da cui ho avuto più controllo. Molti pensano che i registi abbiano il controllo ma dipende tutto dai soldi, Salvador e Platoon erano la mia visione, hanno fatto di me un regista ma a permettermelo è stato il signor John Daly, inglese, perché nessuno a Hollywood li voleva.

In realtà c'è già in programma una seconda parte dell'autobiografia, a meno che Stone non se la sua inventata sul momento per evitare di dare una risposta lunghissima alla domanda su una sua analisi sincera di cosa è cambiata in America: “Sarà nel prossimo libro, ecco perché doveva essere in due parti, con Reagan e Wall Street, quando le celebrità e i soldi hanno iniziato a dominare, anche se forse è sempre stato così e non ci abbiamo fatto caso. I soldi hanno dominato ogni forma di vita americana, le grandi imprese si sono ulteriormente ingrandite e la politica è determinata dai soldi. Questo almeno è il mio pensiero, forse chi è nato negli anni Duemila non la vede allo stesso modo ma trova sia normale. Per quanto riguarda la politica, non credo che vincerà di nuovo Trump, ma quello che purtroppo accomuna repubblicani e democratici è l'implemento delle spese militari: noi spendiamo i soldi nelle guerre, per rovesciare governi, sostenerne altri, tenere truppe all'estero e non nelle infrastrutture: non è stato fatto nulla contro il virus, non aggiustiamo le strade, non capisco perché non spendiamo per gli americani. Aumentare il budget militare è sbagliato, non è una democrazia, le basi americane sono ovunque e qua in Italia dopo la Germania ne avete più che nel resto del mondo e dovreste farvi sentire. in America amiamo la guerra”.

Lui che ha sempre provato a cercare e rivelare le verità anche più scomode e dolorose, ha tenuto per sé qualche segreto scrivendo il libro? "Ci sono anche cose personali, ma bisogna stare attenti a mantenere il giusto equlibrio, il mio è un libro sul fare cinema, rivolto ad appassionati, cineasti e filmmaker. Ci sono momenti in cui confesso qualcosa ma non è questo il punto, non credo che interessi sapere dei miei cani, o delle mie amanti, o del vizio del gioco e cose del genere. Quando si invecchia si tende a essere più indulgenti e ci si rende conto che alcuni rimorsi non avranno mai pace. Elia Kazan a 80 anni ha scritto un'autobiografia lunghissima che è molto sincera, è un libro confessione. Forse arriverò anche a quello".

Su una cosa però Stone non ha cambiato idea ed è l'industria del cinema americano, in cui non ha mai avuto vita facile, tanto da essersi più spesso dedicato negli ultimi anni al documentario che alla fiction e da aver confessato, di recente, la sua intenzione di proseguire su questa strada:

È molto pù difficile oggi: Snowden, che parla di un personaggio americano, è stato finanziato dalla Germania e dalla Francia. Non ho trovato finanziamenti anche per il film sul massacro di My Lay. All'epoca come ho detto ho avuto problemi anche per Salvador e Platoon. Solo JFK fu finanziato dalla Warner, e Nixon da una società indipendente. Io ho sempre avuto problemi ma col tempo la situazione è peggiorata. Nel 2017 è uscito un libro di Matthew Alford e Tom Secker intitolato “National Security Cinema: The Shocking New Evidence of Government Control in Hollywood”, che fa vedere il controllo del governo americano e della CIA sul cinema. Gli autori analizzano 800 film e oltre 1000 serie tv su cui il governo ha pesantemente influito. Se devi girare un grosso film, magari bellico, gli Stati Uniti non ti danno soldi, soldati, navi e aerei. Controllano già in fase di sceneggiatura. Io ho avuto un sacco di problemi per Platoon e il Ministero della Difesa ha negato il suo supporto perché secondo loro non esisteva il fuoco amico in Vietnam, le truppe americane non uccidevano civili e così via, è stato molto deprimente. La CIA non ama JFK e ha cercato di boicottarlo... Dopo il 2001 è impossibile criticare la politica estera americana e se lo fai con un film indipendente hai problemi con la distribuzione, è una censura di tipo economico.

Noi consigliamo ai romani di prenotare un posto (150 in tutto, col distanziamento) per vedere Wall Street e ascoltare quest'uomo e autore straordinario al TimVision Floating Theatre stasera 24 agosto e a tutti di acquistare in libreria, dal 27 agosto, “Cercando la luce”, sicuri che vi appassionerà.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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