Nuri Bilge Ceylan: "Sono una persona alla ricerca di un senso nella vita"

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Nuri Bilge Ceylan: "Sono una persona alla ricerca di un senso nella vita"

La quarta giornata del Festival del Cinema Europeo ha fra i suoi protagonisti Nuri Bilge Ceylan, regista turco vincitore, nel 2014, della Palma d’Oro a Cannes con Il regno d’inverno e autore premiato dal festival francese anche per Uzak, Il piacere e l’amore, Le tre scimmie e C’era una volta in Anatolia. Attualmente impegnato nella preparazione di un nuovo film, ha tenuto a Lecce una masterclass moderata dal suo collega Ferzan Ozpetek.

Proprio Ozpetek ha aperto l’incontro, accennando al suo rapporto d’amicizia con il connazionale: "Io e Nuri abbiamo la stessa età, siamo tutti e due del '59, ci separano solo dieci giorni. Il nostro rapporto è diventato molto importante perché ognuno di noi ha l’abitudine di vedere e commentare i film dell’altro. Sono davvero orgoglioso di presentare questo regista con cui condivido l’amore per il nostro paese. Non c’è un suo film che non mi sia piaciuto. Nuri ha cambiato lo sguardo fotografico degli spettatori turchi. Ha appena finito di girare un film che lo ha tenuto impegnato per parecchie settimane, visto che è un regista molto meticoloso. Gli ho chiesto se andrà a Cannes. Mi ha risposto: non a questo Cannes, forse al prossimo. Non mi sono stupito: ogni sua opera richiede un lunghissimo lavoro di montaggio. Lui i film li fa al montaggio".

Il montaggio è stato il primo tema affrontato da Nuri Bilge Ceylan davanti al pubblico del Multisala Massimo: "Per me il montaggio è la fase più importante di un film. Sono una persona indecisa, non ho mai le idee molto chiare durante le riprese, amo definirmi un tipo vago perfino nella vita privata, e questa condizione mi crea qualche problema. Quando sono sul set, lavoro su centinaia di probabilità per poter rendere al meglio la psicologia umana, giro un’infinità di versioni della stessa scena in modo da disporre di tantissimo materiale per il montaggio, che poi è la fase in cui il mio film acquista veramente una struttura".

Il regista ha poi parlato del suo nuovo film: "Il titolo provvisorio è Impero selvatico, che poi è il nome di un albero, però potrebbe cambiare. Sono nato a Istanbul, ma a due anni mi sono trasferito a Çanakkale, una città sullo Stretto dei Dardanelli dove ho trascorso l’infanzia. Çanakkale sarà l’ambientazione del film, che è incentrato su un rapporto padre-figlio e narra di un insegnante, una figura che somiglia a qualcuno che è esistito veramente. Da ragazzino ho conosciuto un insegnante che era sposato con una mia parente. Era un uomo che mi affascinava e che diceva cose interessanti, nessuno però lo rispettava e io non capivo perché. E’ un film molto parlato, proprio come Il regno d'inverno, per questo mi sono affidato ad attori professionisti".

Nuri Bilge Ceylan è un autore che non ama i film didattici: "Nelle mie opere non intendo dare nessun tipo di messaggio, perché sono una persona alla continua ricerca di un senso nella vita, la vita mi fa piovere addosso delle immagini che colloco all’interno di situazioni reali. Sono un essere umano fragile, vivo l’amore in maniera turbolenta, intensa, e lo racconto nei mei film, insieme agli altri sentimenti, per cercare di capirli. Non ho mai amato i film con i messaggi forti, devo essere io, attraverso le immagini, a trovare un mio senso. Non intendo fare il cosiddetto pifferaio, quello che incanta i topi e li porta con sé in un paese fantastico. Io poi non saprei dove portarli. Ovviamente ci sono cose di cui mi sento certo, ma non mi interessano, perché mi incuriosiscono il mistico e il misterioso, che sono territori che non ho ancora esplorato".

Il regista turco ha, naturalmente, i suoi riferimenti cinematografici, i suoi maestri: "Sono molti i miei punti di riferimento: Bresson, Tarkovsky, Bergman. Passando agli italiani, per me Antonioni è una figura fondamentale, ho sempre amato la sua cinematografia, fra i mei dieci film preferiti ce ne sono due che ha girato lui: L’eclisse e L’avventura".

Fra i modelli letterari, invece, al primo posto c’è Anton Čhecov: "Čhecov è il mio autore preferito e un punto di riferimento forte perché ha saputo scrivere di tutto ciò che riguarda la vita e l’uomo nelle mille sfaccettature della sua anima. Il regno d’inverno è molto checoviano. Quando si acquisisce familiarità con uno scrittore, le sue influenze quasi non si riconoscono più e lo assorbiamo inconsapevolmente. Ho visitato le case in cui Čhecov ha vissuto, mi è piaciuto osservare i suoi spazi, i suoi oggetti. Sbirciando nel suo vissuto, ho confermato la mia impressione su di lui: quella di uomo che manteneva una giusta distanza dalle cose. Di certo provava turbamenti profondi, che però riusciva a tenere a bada. Ho assorbito pian piano questo suo approccio all’esistenza".

Vedendo i suoi film e la cura con cui sono costruiti i personaggi che li attraversano, nessuno direbbe mai che per Nuri Bilge Ceylan la scrittura della sceneggiatura a volte è una fase critica. Per fortuna ad aiutarlo, fra gli altri, c’è sua moglie: "Per me la scrittura della sceneggiatura è un grande indefinito, un’incognita, spesso provo un senso di impotenza e sono talmente scoraggiato da dire: no, ora smetto, non ce farò mai a portare a termine quello che ho in testa. Ho scritto gli ultimi quattro film in compagnia, a differenza degli altri. Mia moglie fa parte di questa squadra, ha grande talento. Per me il lavoro di gruppo è fruttuoso e il brainstorming è fondamentale per la creazione di qualsiasi testo. Una sola mente, per quanto brillante, può sempre finire in un vicolo cieco".



Carola Proto
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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