Interviste Cinema

Nour, Sergio Castellitto e Pietro Bartolo raccontano la storia delle lacrime di sale in una società in crisi

Nour è un film ispirato al libro e alle storie vere vissute dal medico di Lampedusa Pietro Bartolo che ce ne parla insieme a Sergio Castellitto, che lo interpreta, e al regista Maurizio Zaccaro.

Nour, Sergio Castellitto e Pietro Bartolo raccontano la storia delle lacrime di sale in una società in crisi

Lampedusa è una porta d’ingresso di chi arriva dal mare. Sono stati 350 mila migranti, in oltre trent’anni, a essere passati sotto l’esame medico di Pietro Bartolo, eroe di Lampedusa per molti, che dopo essere stato un personaggio chiave in Fuocoammare di Gianfranco Rosi, è interpretato ora da Sergio Castellitto in Nour, film ispirato al suo libro Lacrime di sale. Previsto in sala il marzo scorso, dopo essere stato presentato al Torino Film Festival, rinviato ovviamente per la quarantena, sarà nelle sale il 10, 11 e 12 agosto e poi dal 20 agosto su Sky Cinema.

“Definire un atto eroico salvare qualcuno che sta morendo ci fa capire che viviamo in una società malata”, dichiara appassionato come al solito Pietro Bartolo, oggi deputato europeo, in una conferenza stampa online. “Abbiamo scambiato l’Africa per un ipermercato dove prendere tutto gratis. Tutta l’Europa deve chiedere scusa, la gente si commuove ma poi non cambia nulla, per questo ho deciso di entrare in politica, perché sentivo la responsabilità di non fare abbastanza. Spero di tornare prima possibile a fare il medico per i lampedusani e per chi dovesse arrivare, anche se spero che finisca presto. Fra dieci o quindici anni i nostri figli e nipoti ci chiederanno dove eravamo e come mai non abbiamo fatto niente. Mi sento sempre impotente, ma spero che l’Europa possa dare delle risposte.”

Sergio Castellitto ha avuto un approccio molto chiaro a questa storia, girata con la passione di tutti, sui luoghi dell’isola siciliana, in sole quattro settimane. “Gli attori devono evocare, rappresentare, mettere in scena, il personaggio devono considerarlo sempre come vero, che sia Pietro che è contemporaneo o Poseidone, che in quel momento per me esiste. Non faccio differenza in questo senso, inoltre il percorso straordinario di Pietro si mette in scena da solo. Il film è molto bello secondo me nella sua apparente semplicità. Noi artisti dobbiamo consegnare un parabola quasi evangelica: la storia di un uomo che allunga una mano e salva gli altri, al centro l’idea utopica potentissima e inutile, per lo stesso motivo, di svuotare il mare con un cucchiaio. Si può? No, eppure Pietro ci prova. La sua profonda necessità la ritroviamo in questo gesto inutile. La politica è polverosa e non ci fa capire, mentre il cinema ci consegna una possibilità in più di capire. Davanti a quel mare, a quella placenta, lì sono tutti orfani, anche Pietro, anche noi tutti. Se c’è una responsabilità storica e politica è internazionale, il grande assente è l’Europa. Un’opportunistica disattenzione, mentre noi siamo il ponte, il molo del mediterraneo. Non dimentichiamoci mai le ragioni degli altri, noi siamo stati un popolo di migranti, ci siamo presi gli sberleffi dei belgi, ci hanno tolto i pidocchi col DDT in America, tenendoci in quarantena per 40 giorni prima di diventare grandi imprenditori. Siamo un popolo che ha una storia di povertà, non da colonizzatori o profittatori della cultura degli altri."

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Le cronache parlano di un inasprimento della situazione anche a Lampedusa, meno pronta all’accoglienza di quanto la sua storia ci abbia sempre dimostrato. È proprio così? Secondo Bartolo, “l’isola rimane sempre accogliente, le persone arrivano ancora, ci sono micro sbarchi e un’insofferenza si sente anche a Lampedusa, per colpa della narrazione legata a queste persone, c’è chi ne ha fatta una campagna elettorale continua che purtroppo è arrivata anche a Lampedusa, che dal 1991 ha sempre accolto. È un popolo aperto, che pensa come tutto quello che viene dal mare sia benvenuto, per noi rappresenta tutto. È nel DNA e per la maggior parte delle persone è ancora così, nessuno lo può cancellare. Per trent’anni sono stato sul molo visitando più di 350 mila persone, tantissimi cadaveri. Ho visto l’orrore puro, da medico e da uomo sentivo l’esigenza di far vedere tutto questo. Nei salotti televisivi sentivo parlarne solo in termini numerici, per me era necessario e urgente far sapere la verità, dopo che per 25 anni sono stato al buio, con la Guardia di finanza e la Capitaneria di porto e i volontari, ma a un certo punto ho sentito l’esigenza di non sentire solo per me queste cose. Nour è la storia di una bambina, ma può essere la storia di tantissimi altri bambini, sono persone con i loro sogni, sono i nostri bambini. Per me è stato molto importante svegliare le coscienze di chi ancora oggi si gira dall’altra parte, per svegliare da questo torpore anche con il libro Le stelle di Lampedusa. Quando mente e cuore si aprono escono fuori quei valori che appartengono all’Italia e all’Europa, anche se ancora si gira dall’altra parte. Amore e fratellanza, non mi vergogno di definire questi valori. I bambini che vengono dal mare sono uguali ai nostri.”



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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