Interviste Cinema

"Non voglio essere un bel nome da manifesto": Lily-Rose Depp e il vero esordio in Planetarium

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La figlia di Vanessa Paradis e Johnny Depp ci racconta Planetarium e Natalie Portman.

"Non voglio essere un bel nome da manifesto": Lily-Rose Depp e il vero esordio in Planetarium

Minuta e decisa, Lily-Rose Depp sorride con educazione che diventa sincera gioia quando parla del mestiere che ormai ha scelto, quello di attrice. Potrebbe sembrare scontato, visto che è figlia di Vanessa Paradis e Johnny Depp, ma ci sono voluti cinque intensi minuti in un film di Kevin Smith, per lei il padre della sua amichetta d’infanzia, per farle capire che da gioco poteva diventare vocazione.

Quest’anno il grande esordio nel ruolo di Kate Barlow, una ragazza medium come la sorella, Natalie Portman, nel film francese Planetarium di Rebecca Zlotowski. Più avanti, a giugno, la vedremo anche ne The Dancer di Stéphanie Di Giusto; altro film transalpino per Lily-Rose, classe 1999, che rivendica con orgoglio di avere due città che definisce casa: Los Angeles e Parigi. Proprio sulle rive della Senna l'abbiamo incontrata, in occasione dei Rendez-Vous di Unifrance, per parlare di questo curioso film che parla di spiritismo, ma in realtà racconta della magia del cinema degli albori.

Cosa le fa decidere se recitare un film?

La sceneggiatura, insieme al personaggio e naturalmente a un regista con cui vuoi lavorare, a prescindere dal genere, dal soggetto o dal paese di provenienza. Se credi in questi aspetti fino in fondo non ti puoi sbagliare.

Ci parli di Planetarium, di questo suo primo personaggio importante al cinema.

È una ragazza di nome Kate, una medium che comunica con i fantasmi e viaggia con la sorella Laura, interpretata da Natalie Portman. Ha grande talento, l’ammiro da tanto tempo, ancor di più dopo averla incontrata e condiviso un set. Vederla da vicino non ha fatto altro che aumentare la mia stima per lei; poi come persona è affettuosa e simpatica, mi ha accolto bene e messo subito a mio agio, considerando che ero nervosa, essendo il primo primo ruolo importante. Siamo andati molto d’accordo fin dall’inizio, il che ha reso semplice interpretare un legame fra due sorelle. Vedere come si preparava per il ruolo e si comportava sul set mi è stato di grande ispirazione. È una gran lavoratrice.

Quando ha deciso che avrebbe fatto l’attrice?

Dopo aver recitato per cinque minuti a 14 anni in Tusk di Kevin Smith. Era divertimento, non certo lavoro, e conosco Kevin da quando avevo 5 anni, perché sua figlia è la mia migliore amica da sempre. È stata la prima volta che recitavo, senza mai aver fatto corsi o teatro. Mi sono divertita un mondo e resa conto che poteva diventare la mia professione. Ero eccitata all’idea di scegliere un lavoro sostenuto da una passione molto forte, che mi rendesse felice ogni giorno di andare a lavorare. So di essere molto fortunata.

È difficile essere attrice e portare il suo cognome?

Sicuramente mette molta pressione, ma cerco di fare semplicemente il meglio possibile, senza paragonarmi ai miei genitori. Naturalmente ho grande rispetto per loro, che hanno un talento pazzesco. So che la gente ci fa attenzione, ma non voglio essere scelta per un ruolo perché il mio nome sta bene sul manifesto. Credo di essere piuttosto brava a leggere le persone, per cui faccio in modo che la gente mi scelga solo perché sicura che sia la persona giusta per il ruolo. Preferisco essere una delle cento partecipanti a un’audizione che essere scelta per il mio nome.

Qual è la cosa più importante che ha imparato dai suoi genitori nell’ambito lavorativo?

Seguire il mio istinto, so quello che voglio e i film che voglio fare e ho bisogno di fare per arrivare dove voglio. Mi fido molto del mio istinto e credo sia il meglio che si possa fare. Non devi esitare quando ti appassioni così tanto da pensare che debba essere tu e solo tu a recitare in quel ruolo. Non sono una persona competitiva, non lo sono mai stata, non è nella mia natura, questo non vuole dire che non sia determinata, che non abbia voglia di lavorare duro e ottenere gli obiettivi che mi pongo. È differente essere competitiva o determinata: devi sapere quello che vuoi e metterti alle spalle ogni paura e riserva, perché non ti aiuteranno, ti spingeranno solo all’indietro.

Pensa di proseguire la sua carriera dividendosi fra Francia e Stati Uniti, o dovrà scegliere una delle due?

Non credo di dover scegliere, sarebbe un grave errore. Vengono realizzati film meravigliosi sia in Francia che negli Stati Uniti, come in tanti altri paesi. Limitarti a una realtà sarebbe stupido, perderesti tante altre opportunità. Sono bilingue, perché mai non dovrei fare un film qui e un film lì? Amo le scelte di attrici che hanno lavorato in entrambe le realtà, come Marion Cotillard, Natalie Portman stessa, Isabelle Huppert, che hanno fatto benissimo a non privarsi di personaggi stimolanti.

Sia Planetarium che The Dancer sono diretti da donne, con protagoniste donne. Pensa ci sia una sensibilità particolare nelle registe che ama e che l’ha spinta a scegliere questi due ruoli?

Ogni regista porta un tocco personale e autoriale, che sia uomo o donna. Ho scelto due film e due ruoli che ho molto amato, ad essere onesta è successo semplicemente questo: erano due registe con cui volevo lavorare e il caso ha voluto che fossero donne. Dovrebbe essere una cosa normale, e più lo si sottolinea meno si fa un servizio alla causa che si vorrebbe sostenere.




  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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