Non sono un assassino: cast e regista presentano un giallo in cui la vicenda umana conta più del delitto

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Non sono un assassino: cast e regista presentano un giallo in cui la vicenda umana conta più del delitto

Un uomo che dorme accanto a una bellissima donna bionda e che fa il vicequestore viene svegliato nel cuore della notte da una telefonata e si precipita dal suo più caro amico di un tempo, che è un importante giudice e ha un segreto da confidargli. Qualche ora dopo, il giudice viene trovato morto e il sospettato numero uno è il vicequestore, che poi si chiama Francesco. Messo in carcere, l'accusato si rivolge all'avvocato Giorgio, anche lui compagno d'avventure di una vita. Inizia così Non sono un Assassino, una storia di amicizia che alterna continuamente passato e presente, svolgendosi in tre tempi diversi. Ce la racconta un thriller cupo e rigoroso che ha poco a che vedere con i due film precedenti di Andrea Zaccariello, a cui dobbiamo due commedie. Proprio del modo in cui si è accostato al genere il regista parla ai giornalisti durante incontro a cui sono presenti gli interpreti Riccardo Scamarcio, Edoardo Pesce, Alessio Boni e Claudia Gerini, che interpreta un integerrimo PM con l'accento siciliano e la voce roca.

"Abbiamo cercato di fare un film in cui l'elemento giallo avesse una grande importanza" - dice Zaccariello - "un thriller in cui la trama, il meccanismo drammatico e tutti gli stilemi della categoria trovassero una giusta collocazione. Nello stesso tempo, Non sono un Assassino doveva essere anche una storia di anime, di esseri umani, di ricordi, di amicizia e di amore. Più che gli indizi dovevano essere importanti i personaggi, perché, come diceva Oscar Wilde: dietro a ogni delitto c'è una vicenda umana molto più interessante del delitto stesso".

Se alla parola "delitto" sostituiamo "film", per Riccardo Scamarcio c'è qualcosa di più interessante del film quando fa un film? A questa gustosa domanda, suggerita da un moderatore che poi è il nostro Antonio Bracco, l'attore risponde: "Sì, il qui e ora. Una scena ha tre momenti fondamentali: il lavoro della scrittura, la ripresa e poi la costruzione del montaggio. Mentre si gira il film, bisogna essere elastici e reagire prontamente a quello che accade. Ci sono tante variabili, come una pioggia imprevista, che non si possono controllare. Paradossalmente, io cerco gli incidenti. E’ un altro film quello che giri rispetto a quello che sta fra le pagine della sceneggiatura, è una cosa che ho imparato a furia di lavorare".
Anche per Claudia Gerini il set è il luogo dell'imprevedibile, oltre che una seconda casa: "Sul set devi far fronte agli incidenti, cambiare e adattarti al momento che stai vivendo, che è sempre diverso ma ha sempre qualcosa di vero. Io non sono anarchica come Riccardo. A volte sono indisciplinata, mi distraggo, chiacchiero, poi, però, quando ho una scena, mi concentro".

Più che di vita da set, Alessio Boni, che interpreta il giudice Giovanni Mastropaolo, parla di metodi: "Ognuno ha il suo. C'è un aneddoto fantastico che Giuseppe Tornatore ha raccontato dopo aver girato Una pura formalità. Mentre Roman Polanski, già 15 giorni prima dell'inizio riprese, curiosava sul set recandosi in continuazione in quello che sarebbe stato il suo studio e suggerendo agli scenografi addirittura dove mettere la scrivania, Depardieu arrivava all'ultimo e faceva la scena. Erano perfetti entrambi. Ecco, l'importante è quello che accade quando si gira, poi ci si può preparare 2 mesi prima, 2 giorni prima. E' fondamentale impegnarsi e affidarsi completamente".

Affidarsi: ecco ciò che hanno fatto i protagonisti di Non sono un Assassino, lasciandosi guidare da un regista che aveva già previsto tutto, un filmmaker pignolo a cui Scamarcio all'inizio ha guardato con sospetto, come ci narra Zaccariello: "Ci siamo visti a casa di Riccardo insieme a Paolo Rossi, per ragionare sulla sceneggiatura, abbiamo ragionato benissimo, poi Riccardo, che è un ospite straordinario, ha fatto da mangiare. C'era un clima fantastico e ci stavamo davvero appassionando alla storia. A un certo punto ho tirato fuori il cellulare con le foto delle prime 20 tavole dello shooting board del film, e quando Riccardo le ha viste, si è fermato e ha detto: aia, mi sa che mi sono andato a cacciare in un bel guaio".

"Mi è preso un colpo" - scherza Riccardo. "E poi, come se non bastasse, dopo che lo avevo nutrito, Andrea ha perfino protestato perché mi ero acceso una sigaretta. Mi ha detto: se qualcuno mi fuma accanto, mi fa male. Così ho dovuto quasi infilare la testa nel camino".
"E però patti chiari e amicizia lunga" - interviene Edoardo Pesce, che fa la parte di Giorgio, un uomo fragile, solo, insicuro. "All'inizio della lavorazione Andrea ha detto: per me questo film è come una sorta di teatro delle marionette. Significava che lui aveva la composizione della scena in testa ma la scena era uno spazio vuoto, eravamo noi attori i burattini che dovevano portarla avanti".

Tornando al giallo, l'elemento di mistero è una delle ragioni per cui Pesce, Boni, Scamarcio e Gerini hanno detto sì ad Andrea Zaccariello. Tutti quanti amano i thriller, i gialli e i noir (e tutti quanti li hanno già frequentati da attori). Durante la conferenza stampa di Io non sono un Assassino hanno reso pubbliche le loro preferenze in fatto di maestri del brivido: "Mio papà adora Dario Argento" - ha cominciato Clauia Gerini. "Conosco a memoria tutti i suoi film e li amo".

 "Per me i thriller migliori sono quelli di Hitchcock" - dice Alessio Boni - "per via di quella cosa meravigliosa chiamata suspense che fa diventare protagonista lo spettatore, che vuole capire cosa accade e resta inchiodato alla poltrona”.
Anche per Riccardo Scamarcio nessuno batte il grande Alfred. Suk set di Non sono un Assassino, però, l'attore ha pensato a C'era una volta in America per il modo in cui viene narrata l'amicizia e si è lasciato ispirare dall'album degli Emerson, Lake & Palmer "Pictures at an Exhibition", che ascoltiamo nel film: "Era una musica pazzesca, in apparenza in contrasto con il film, ma in realtà specchio dello stato d'animo del personaggi".
"Oltre al film di Leone, ho tenuto in considerazione C'eravamo tanto amati"- dice Edoardo Pesce. "Ammetto di aver preso in prestito qualcosa da Satta Flores".



Carola Proto
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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