Interviste Cinema

Non essere cattivo, senza pareggi: Valerio Mastandrea e il cast parlano del film Claudio Caligari

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Emozioni forti all'incontro stampa per il film del regista morto poco prima di terminarlo

Non essere cattivo, senza pareggi: Valerio Mastandrea e il cast parlano del film Claudio Caligari

C'era un'emozione palpabile, e un'elettricità positiva, all'incontro stampa per Non essere cattivo, il film postumo di Claudio Caligari che qui al Festival di Venezia è presentato fuori concorso. Emozioni e elettricità che Valerio Mastandrea, che del film non è stato solo produttore, ma qualcosa di più e di più umanamente complesso, ha sintetizzato in questo modo: "Claudio Caligari, qui con noi, c'è. In questa sala c'è talmente tanta gente che ha accompagnato il suo film che anche lui è qui con noi, con questo film per il quale il Festival di Venezia è un punto d'arrivo importante, che lo lusingava. Noi siamo comunque emozionati: soprattutto per l'emozione di aver lavorato a questo progetto."
Sulla mancata partecipazione in competizione, Mastandrea smorza le possibili polemiche: "Io non conoscevo bene le dinamiche e le tempistiche di selezione dei festival, e so che Alberto Barbera lo aveva anche considerato per il Concorso, ma noi non vogliamo recriminare su nulla: l'unico peccato è il non aver potuto sottoporre il film a una giuria internazionale, ma le cose siamo andate così." È sempre lui, poi, a raccontare ciò che Claudio Caligari teneva a raccontare con il suo film: "Claudio voleva raccontare la storia piccola di un amicizia enorme, nel contesto sociale di un mondo che tende a distruggerti, a corromperti: con le droghe accessibili a tutti, con l'illusione che il lavoro sia uno degli aspetti centrali e fondanti della nostra società. Per Claudio la storia di Non essere cattivo rappresentava era la fine del candore e della purezza pasoliniana nel raccontare una fetta di mondo."

"Il faro pasoliniano c'era fin dall'inizio," aggiunge poi Giordano Meacci, uno degli sceneggiatori, "c'era la fine dell'era pasoliniana: quando tra cento anni qualcuno vorrà capire quello che è successo in questi anni, credo che questo film sarà un elemento importante per farlo. Come abbiamo lavorato assieme? Quando Claudio ci parlò di questa storia noi c'innamorammo subito del titolo, e il primo impatto con lui fu il parlare del cinema e dei suoi miti: Pasolini, Scorsese, Visconti, Ferreri. Claudio aveva una visione precisa, da vero autore, e su quella noi ci siamo mossi. Claudio non voleva essere consolatorio e non giudicava i personaggi."

"Credo che Claudio avesse immaginato il film esattamente come lo avete visto," aggiunge l'altra sceneggiatrice, Francesca Serafini. "Quando l'ho visto io per la prima volta, ci ho ritrovato dentro tutte quelle prime chiacchierate fatte con lui. Claudio voleva fare un film da cinefilo che però fosse compreso e comprensibile da tutti. E il film racconta la sua dolcezza, dell'uomo e dell'artista. E la storia che racconta è quella di gente che ci prova fino in fondo, a non essere cattiva: ma in certi contesti non ce la fai a non esserlo, per via delle logiche del lavoro di oggi."

Tutti gli attori, poi, hanno parlato con sincera emozione del lavoro svolto sul set con il regista. "Ogni giorno sul set accadeva qualcosa di magico. Claudio parlava poco, quando lo faceva lo faceva bene e forte e siamo tutti andati fortemente nella stessa direzione," dice Alessandro Borghi, mentre Luca Marinelli aggiunge che "Claudio ci ha insegnato a usare il nostro coraggio, a lasciarci andare e a non aver paura di nulla." Per Roberta Mattei, "Claudio Caligari sapeva cosa averebbe dovuto fare di noi fin dal primo momento. Ti senti meno solo quando incontri una persona così." E a sintetizzare alla perfezione queste parole è stata la madre del regista: "Mio figlio era molto dolce. Ma sul lavoro era piuttosto energico. Penso abbia insegnato a me e a tutti quelli che lo hanno conosciuto uno stile di vita."

La spinta, però, non è stata mai quella della nostalgia luttuosa, ma quella carica di positività verso il futuro: "Sì, Claudio ha preso tante porte in faccia, e ha rifiutato numerosi compromessi, perché per lui il pareggio nella vita non esisteva," spiega Mastandrea. "Mensiamo che Caligari avrà anche fatto soli tre film, ma che questi film resteranno; pensiamo che ci ha lasciato cinque copioni, che noi realizzeremo. Concentriamoci su quello che resta. L'importante è dire che nessuno ha pareggiato."





  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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