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"Non c’è niente di più importante dell'amore di un padre per il figlio": Riccardo Scamarcio presenta il Ladro di Giorni

Il film di Guido Lombardi che è diventato anche un romanzo è il primo titolo italiano della Festa del Cinema di Roma.

"Non c’è niente di più importante dell'amore di un padre per il figlio": Riccardo Scamarcio presenta il Ladro di Giorni

Nel 2007 Guido Lombardi ha vinto il Premio Solinas per un soggetto di una trentina di pagine che raccontava il viaggio attraverso l'Italia di un padre e di un figlio che si ritrovano dopo diversi anni. Era un'avventura bella e vera, che ha spinto il produttore Nicola Giuliano a invitare caldamente Lombardi a trasformarla in un copione cinematografico. Lo scrittore ha accettato la proposta e si è messo al lavoro con Marco Gianfreda e Luca De Benedittis. Contemporaneamente, ha sviluppato la sua avventura on the road in un romanzo, intitolato, come la sceneggiatura, "Il ladro di giorni". Il libro è uscito nella primavera di quest'anno con Feltrinelli, mentre il film ha trovato la sua vetrina alla Festa del Cinema di Roma, che lo ha voluto nella sua selezione.

I protagonisti de Il Ladro di Giorni sono Riccardo Scamarcio e il giovanissimo Augusto Zazzaro. Insieme al regista e ai produttori partecipano all'incontro con i giornalisti che segue di poco la proiezione stampa, e Lombardi spiega subito la differenza fra romanzo e film: "Qualche idea della sceneggiatura è passata al romanzo e alcuni passaggi del libro sono finiti nel film, ma per me è come se le due opere fossero complementari. Nel romanzo l'attenzione è spostata su Salvo, e per rendere credibili i suoi pensieri e le sue osservazioni, io stesso mi sono quasi trasformato in un bambino, sono entrato nella pelle del dodicenne. Il film invece pende un po’ di più dalla parte di Vincenzo, che è il personaggio a cui spetta la scelta drammaturgica più importante".

Il Ladro di Giorni abbraccia diversi generi, perché non è solamente un film "sulla strada", ma anche un revenge-movie e un romanzo di formazione: "Ho abbracciato il genere" - spiega il regista - "solo per metterlo al servizio del rapporto fra Vincenzo e Salvo. Mi interessava inoltre raccontare l'ingresso di un bambino nel mondo dei grandi e il superamento di quella linea che separa la bontà dalla cattiveria che segna il passaggio all'età adulta. Quando si cresce, si decide per forza di prendere una strada piuttosto che un'altra. E poi sfuggire alle regole è sempre stata una cosa che da bambino mi incuriosiva. Ricordo che una volta mio padre mi portò in ufficio con lui e solo allora mi resi conto che poteva essere una persona molto diversa da quella che tornava a casa la sera. Vederlo parlare con i colleghi mi ha fatto capire quanto poco lo conoscessi. Anche questo episodio ha ispirato il film".

Il personaggio toccato in sorte a Riccardo Scamarcio non è certo uno stinco di santo. E’ un trentottenne che ha trascorso sette anni in carcere e nel bagagliaio dell'automobile nasconde chili di droga. L'attore ci tiene a dire che non gli somiglia, ma ciò non significa che lo abbia interpretato con piacere: "Qualcosa di mio c’è nel film, ma è poco. Abbiamo rispettato la sceneggiatura, leggendo il copione pensavo alla dinamica padre-figlio raccontata da Zeffirelli ne Il Campione, dove c’era John Voight che interpretava un pugile e aveva un figlio che negli occhi portava scritta le preoccupazione per il suo papà. Per me Vincenzo è un uomo semplice, uno che, sì, ha vissuto di espedienti, ma non è uno stratega, non è il male, è capace di amare, anche se al principio non lo sa. Il viaggio gli farà capire che può provare affetto per Salvo. In questo senso Il Ladro di Giorni è un classico melò e rischiava di essere troppo sentimentale. Ma valeva la pena tentare, perché credo che non ci sia nulla di più importante dell’amore di un padre per il figlio e viceversa".

Scamarcio, per la prima volta ha diviso costantemente la scena con un bambino, cosa non facile per un attore. Per fortuna fra lui e Augusto Zazzaro è stato amore artistico a prima vista: "A volte i bambini ti possono intimorire e di solito finiscono per smascherare gli attori costruiti. Augusto è un ragazzino particolare, è molto portato per la recitazione, ha un orecchio incredibile e la capacità di comprendere le cose in maniera organica".
Il padre e il figlio del film, insomma, sono diventati alleati, complici e, via via che le riprese andavano avanti, si somigliavano sempre di più. "Augusto era diventato un mio clone" - scherza Riccardo Scamarcio. "Pian piano assumeva i miei stessi atteggiamenti e faceva cose che io faccio in maniera inconscia. Sul set ci volevano ammazzare. 'Questo ti imita', mi dicevano, 'Questi due dobbiamo riportarli all'ordine, non fanno che imitare Lino Banfi'. Il nostro ridere e scherzare, tuttavia, ha reso l'atmosfera tranquilla e ha aiutato Augusto a passare dalla realtà alle scene che dovevamo girare con la mia stessa facilità, entrando e uscendo dal personaggio con grande naturalezza".
"Riccardo ha alleggerito la mia ansia" - dice Augusto. "Per me era la prima volta su un set e la macchina da presa è una cosa che intimidisce. Durante le riprese a predominare sono stati il divertimento e la gioia. La paura è subito finita in secondo piano".

Interpretato anche da Massimo Popolizio, Rosa Diletta e Giorgio Careccia, Il Ladro di Giorni uscirà probabilmente nella primavera del 2020 distribuito da Vision Distribution.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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