Interviste Cinema

Noi 4: Francesco Bruni racconta la sua famiglia a-la-Incredibili

Lo sceneggiatore ha presentato alla stampa la sua opera seconda da regista.

Noi 4: Francesco Bruni racconta la sua famiglia a-la-Incredibili

Opera seconda come regista dello sceneggiatore Francesco Bruni, Noi 4 è un film che racconta a day in the life di una famiglia esplosa: madre e padre separati (lui simpatico cialtrone irresponsabile; lei ansiosa e nevrotica donna in carriera), figlia 23enne inquieta ed occupante del Teatro Valle, figlio 13enne che deve dare l'esame di terza media fra mille difficoltà, sentimentali e parentali.
Una giornata dove le traiettorie divergenti di "loro 4" muteranno progressivamente di verso e, lentamente, torneranno ad una convergenza sentimentale se non integralmente familiare in senso nucleare.
Dopo Scialla, quindi, Bruni torna a raccontare le famiglie dei nostri giorni, esplose ma unite, condendo il tutto con un retrogusto di cultura classica: lì Enea e Anchise, qui i Lari dell'Antica Roma.

"Trovo i due film molto affini," racconta il regista. "Proprio stamane pensavo che Luca, protagonista di Scialla, poteva aver frequentato la stessa scuola di Giacomo, che i loro genitori potevano essersi incrociati: in un certo senso i due film son consequenziali. D'altronde," prosegue, "ho un orizzonte di narratore molto limitato, non riesco ad andare molto al di là di quello che mi circonda e che conosco: conosco Roma e il mondo della famiglia. Chissà, forse avendo traslocato a Trastevere, di recente, troverò nuove prospettive," scherza.
Più seriamente, racconta così questo suo interesse per raccontare al cinema i legami familiari: "Tutto nasce da una riflessione privata fatta un paio di anni fa, una riflessione sulla mia famiglia, che ho fatto quando ho capito che, cresiuti i figli, i nostri equilibri interni erano cambiati e non c'era più quella perfezione armonica degli inizi. Una riflessione anche dolorosa, perché è stato lì che ho ho capito che stavo invecchiando."

Da sempre il cinema italiano racconta la famiglia, e in cosa è differente allora la famiglia di Noi 4, che tipo di famiglia è? Bruni lo spiega così: "Per me loro quattro sono come Gli incredibili, i personaggi del film Pixar che ho anche citato con un poster: quando sono assieme, si stringono l'uno vicino all'altro, hanno poteri e forze straordinarie che gli permettono di superare ogni ostacolo. Da tempo poi trovo molto strano il genere di famiglia che racconto nel mio film - una famiglia borghese, progressista e metropolitana - non fosse rappresentata nel cinema italiano di oggi. Per me era importante pensare che ci potesse essere un pubblico per questo genere di personaggi. E ho scelto i miei attori cercando tra quelli che potessero restituire un'idea realistica delle famiglie che conosco, che potessero non sovrapporre il loro volto a quello dei personaggi, che fossero unicamente funzionali ai loro personaggi."

Gli attori in questione sono Fabrizio Gifuni, Kseniya Rappaport e due giovani esordienti, Lucrezia Guidone e Francesco Bracci Testasecca. E Gifuni, che è stato fortemente voluto da Bruni, che cercava un volto insolito per una commedia, si è rivelato una scelta molto azzeccata.
"È stata davvero una fortuna, un grande regalo poter lavorare a questo film subito dopo la fine del Capitale umano, scritto anche quello da Francesco," racconta l'attore. "Si trattava di due personaggi quasi speculari, diversissimi, è stato un grande divertimento poterli interpretare uno dopo l'altro. Erano poi anni che aspettavo con impazienza la possibilità di recitare in una commedia, un genere nel quale forse sento di poter fare anche meglio che non nel drammatico," continua,"mi sono divertito enormemente nell'interpretare un cialtrone che trova il suo miglior pregio nel suo peggior difetto: quello di prendere alla leggera tutto, di scaricare ogni tensione, ovvero la sua totale mancanza di responsabilità. Era dai tempi de La bruttina stagionata che aspettavo la possibilità di interpretare un cialtrone: ed è stato molto liberatorio."

Ancora una volta, quindi, con l'Ettore di Gifuni Bruni racconta un personaggio maschile fragile e immaturo: "Credo che la mutazione della figura e delle caratteristiche del padre sia un fenomeno epocale," spiega il regista. "E poi l'infantilismo degli uomini è una specie di epidemia, basta vedere come si comportano i nostri parlamentari. Una sorta di fuga dall'impegno è un tratto in fondo comune al maschio italiano, e riguarda anche me, e non solo: tutti gli amici uomini che hanno visto il mio film mi hanno poi detto che il loro desiderio sarebbe quello di diventare proprio come Ettore."
Nel ritratto del suo protagonista maschile, così come quello di tutti e tre gli altri protagonisti della sua storia, ognuno dei quali portatore di pregi e difetti ben evidenti, Bruni però evita attentamente di inserire un giudizio etico o morale: "Io cerco sempre di vedere il meglio in tutti, e come scrittore ho assimilato la lezione di Furio Scarpelli e Suso Cecchi D'amico: quella di trovare il positivo nei personaggi negativi e viceversa. Quindi i miei personaggi escono sfaccettati, complessi, anche contraddittori: non solo in sé, ma con cambiamenti che si esprimono in base a chi si trovano di fronte, e quella è la mia sfida più grande come scrittore."
Stesse sfaccettature, Bruni le rintraccia anche nel quinto protagonista del film: una Roma estiva e caotica. "Roma è sempre stata la quinta colonna del film,"dice, "ho voluto raccontarla per come la vivo io, con la fatica di confrontarsi con un luogo che regala la grande bellezza ma anche la grande bruttezza, tra meraviglie e stress. E anche questa era una dimensione romana che non ho visto raccontata spesso: io volevo farlo, e per farlo ho voluto mettere gli attori realmente in mezzo al casino, mentre la vita romana scorreva attorno a loro."

Al termine della giornata di Noi 4, Bruni non mette una parola definitiva sul destino della famiglia che racconta, coerentemente con quanto spiegato: "Vorrei lasciare l'interpretazione sulla sorte dei personaggi e della famiglia a chi vedrà il film. Io ho un'idea precisa su quello che avverrà, ma non la dico. Dico solo che all'amore, in senso ampio, non si può buttare sopra nulla che lo possa realmente spegnere. Che quei legami affettivi e familiari possono rafforzarti nella consapevolezza di avere vicino persone che ti vogliono bene e che si prendono cura di te, anche se poi un nucleo familiare non si ricompone magari in senso tradizionale."

 

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