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Nicolas Winding Refn scuote Cannes 2016: "L'ossessione della bellezza in una favola horror per adolescenti"

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Il regista danese ed Elle Fanning parlano di The Neon Demon.

Nicolas Winding Refn scuote Cannes 2016: "L'ossessione della bellezza in una favola horror per adolescenti"

Per la terza volta Nicolas Winding Refn si è presentato in concorso al Festival di Cannes, dopo il grande successo con premio alla regia per Drive e la fredda accoglienza di Solo Dio perdona. The Neon Demon è il suo tanto annunciato horror ambientato nel mondo della moda di Los Angeles, protagonista una diciottenne, Jesse, appena arrivata dalla provincia, alle prese con il sogno del successo e la perfidia delle modelle rivali.

Incontrando la stampa, il regista danese ha raccontato come tutto sia nato dalla protagonista, una sempre più brava Elle Fanning. “Drive era il racconto della mascolinità per eccellenza ai limiti dell’omoeroticismo, con Solo Dio perdona sono tornato nel grembo materno. Questa volta potevo rendere il sogno perverso di ogni uomo, quello di essere una ragazza di 16 anni. Quando Elle è venuta a trovarmi a casa, a Los Angeles, le ho detto ‘o mio Dio, sei me. Vogliamo fare un film insieme?“.

The Neon Demon, accolto con fischi e applausi, ha diviso la critica presente a Cannes. Si tratta di un film dalla forte impostazione visiva, che Refn spiega così: “Sono dislessico, le immagini sono sempre parte della mia comprensione del mondo. Ho imparato l’inglese solo molto tardi, per cui le immagini sono state la mia educazione per molti anni. Guardo un muro vuoto e mi domando cosa vorrei vedere oggi. È così che faccio film, in maniera istintiva e positiva; qualche volta è frustrante, anche per me. La frase ‘la bellezza non è tutto, è l'unica cosa’ mi è venuta mentre improvvisavo partendo dai dialoghi scritti. Non è una cosa rassicurante da pensare, ma la bellezza è istinto primario, così come la bellezza. Penetra la mente e diventa parte di te, essenza della creatività. C’è qualcosa di terrificante nel fatto che il mondo possa accettare solo la bellezza, ma se ti guardi intorno ti rendi conto che è una visione in crescita. Volevo fare un film sull’ossessione della bellezza, in una realtà oltretutto in cui la longevità non è più accettata, tutti sono più giovani e la finestra della bellezza si chiude sempre di più. Ho due figlie e la cosa mi terrorizza, ma mi sembra universale. Volevamo approcciare la storia come una favola, un horror per adolescenti, raccontato come fosse contro cultura”.

A incarnare la bellezza pura di una giovane adolescente ci pensa una Elle Fanning sempre più convincente, ormai anche sexy e magnetica. “Amo scegliere ruoli sempre diversi - ha detto - sicuramente The Neon Demon è il più cupo che abbia mai interpretato. Mi ritengo una persona felice e solare, ma tutti abbiamo un lato oscuro dentro di noi. Mi ha molto aiutato, a rappresentare la progressione verso il completo narcisismo di Jesse, l’aver girato in ordine cronologico. Come nel Mago di Oz, è una ragazza catapultata in un mondo luccicante come quello di L.A., tanto che ho pensato che neon demon fosse la città stessa.”

Ha iniziato come sorella di Dakota, ma ora Elle sembra decisamente la stella della famiglia, nonché una delle giovani attrici più convincenti e promettenti. “Ho iniziato con il mio primo film a 2 anni, è una cosa che faccio da tutta la mia vita. Sono nata in Georgia, come Jesse; abbiamo voluto incorporare più cose mie possibili, come il fatto di venire da una piccola città. Sono cresciuta a Los Angeles e negli anni ho visto un sacco di cose nell’industria. Mi sto diplomando in una scuola normale, vivo con i miei genitori, ho una famiglia come tante altre, che credo sia il segreto per non venire risucchiata come Jesse. Da piccola invece andavo a fare un film come fosse un’attività extra curriculare, come giocare a calcio o iscriversi al corso di ceramica. Una volta a casa separo le cose, non vivo 24 ore al giorno in quella dimensione, sarebbe deleterio. Meglio portare a casa l’immondizia, essere normale [ride ndr].

Anche per The Neon Demon, come per gli altri film di Winding Refn, la musica ha un ruolo centrale. Per la terza volta la colonna sonora, che deve molto al progressive rock, alla musica elettronica post disco anni ’80, è stata curata da Cliff Martinez, che tanto aveva contribuito allo status di culto di Drive. “La musica ha molto influenzato il montaggio - ha aggiunto il regista - la parnership con Cliff, e con Matthew Newman per il montaggio, è molto stretta. Aggiungiamo i pezzi di un puzzle di cui all’inizio non conosciamo l’esatta immagine. La musica è parte del mio DNA, la ascolto nella mia mente, in questo caso il mio riferimento principale è stato Giorgio Moroder. Per quanto riguarda la moda, non sono un esperto, ma ogni ambiente focalizzato sul come appari è estremamente duro, perché riguarda come sei nato. Deve essere terribile vivere in quella realtà così estrema, ma allo stesso tempo eccitante. Non volevo fare un commento sociale o politico, ma solo raccontarne il mondo attraverso Elle, come una tela che si dipinge e aiuta a vedere come si sviluppa il percorso creativo. Io poi sono daltonico, quindi il ruolo del mio montatore è centrale; lui sa cosa mi piace, ma non può esprimerlo in parole”.

Il ruolo degli uomini nel film è secondario, visto che sono dominati dalle donne, ma particolarmente curioso è un piccolo ruolo di Keanu Reeves, nei panni del gestore di un motel. “Solo vederlo infilare il coltello nella gola di qualcuno è fantastico, è un fottuto re”, ha raccontato entusiasta come un bambino Refn. Sollecitato sui riferimenti a Brian De Palma e a Vestito per uccidere, ha risposto che lo ama, ma del resto chi no. Ha avuto parole entusiaste, che sentiamo di condividere, nei confronti di Jena Malone, grande interprete del sottobosco ai margini del grande cinema. “L’ho provata insieme a Elle e le ho bloccate subito, impedendo loro di uscire dalla stanza, ho cercato subito il numero dei loro agenti. Jena è meravigliosa, con lei abbiamo girato la scena della necrofilia, in un vero obitorio di Los Angeles, in mezzo a cadaveri reali, per entrare nell’atmosfera. A un certo punto abbiamo addirittura dovuto allontanarci perché stava arrivando un nuovo cadavere. Jena ha voluto che le parlassi durante quella sequenza, e io le dicevo ‘togli il lenzuolo e baciala, fai quello che ti senti, sputale in faccia, leccale le mani. Più saliva, bacia i capezzoli’. Si è creata un’escalation necrofila fortissima e ho capito subito, eravamo al secondo giorno di riprese, che avevamo trovato in pieno Ruby, il personaggio di Jena”.

Il regista danese ha poi voluto porre l’accento sulla rivoluzione digitale in atto, “in cui la morte e la bellezza sono combinati in una realtà nuova, non reale, quindi morta, in cui l’essenza della morte e della bellezza sono una cosa sola in un altro universo che è visto sempre di più come il mondo reale, integrato nella vita quotidiana. La necrofilia è l’essenza del film, è tragico e stimolante vedere che per i nostri figli sta diventando il vero universo quotidiano.”

Riguardo all’accoglienza combattuta alla prima proiezione stampa, accolta con molti fischi, si è accalorato nel difendere l’arte “che non divide in bravi e cattivi, il cinema è una forma d’arte creativa, come il cibo, che suscita reazioni. Altrimenti che ci stiamo a fare qui, sprechiamo il nostro tempo, avremo di meglio da fare, meglio vivere, fare altro. Tutti i miei film hanno suscitato reazioni del genere, voglio che i miei figli non prendano prigionieri,non scendano a compromessi. È così importante sentire la vita fino in fondo, importante nei confronti degli adolescenti che sono come ero io alla loro età.”

Leggi anche: The Neon Demon, recensione del film di Nicolas Winding Refn

Tutto sul Festival di Cannes 2016



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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