Interviste Cinema

Nicolas Winding Refn e Alejandro Jodorowsky tra arte, violenza, tarocchi e buoni consigli

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In occasione della pubblicazione in DVD e Blu Ray di un cofanetto che racchiude Drive e Only God Forgives, Refn ha fatto tappa a Roma per parlare del suo lavoro assieme allo suo mito Jodorowsky.

Nicolas Winding Refn e Alejandro Jodorowsky tra arte, violenza, tarocchi e buoni consigli

In occasione della pubblicazione in DVD e Blu Ray di un cofanetto in edizione limitata, realizzato da IIF e 01 Distribution, che racchiude i suoi ultimi due acclamati film, Drive e Only God Forgives, l’impegnatissimo Nicolas Winding Refn ha fatto tappa a Roma per parlare del suo lavoro alla stampa e ai ragazzi della scuola di cinema della NUCT.
E, con lui, per un’incontro speciale e inedito, c’era lo psicomago cileno Alejandro Jodorowsky, l’autore di film come El Topo  e La montagna sacra, un regista che il collega danese ha da sempre citato come un riferimento e un’ispirazione: al punto da dedicargli proprio la sua ultima fatica.

Al venerato maestro il compito di aprire le danze dell’incontro, e subito si parte con una riflessione polemica su quel che sia il cinema oggi e cosa rappresenti, in questo contesto, il lavoro di Refn.
“Per me il cinema è la principale di tutte le arti praticate dall’uomo, poiché le contiene tutte quante: musica, pittura, scultura, danza,” ha detto Jodorowsky. "Ma è anche un’arte che si è prostituita all’industria, specialmente all’industria degli Stati Uniti d’America. Oggi non si va al cinema per incontrare l’arte, si va al cinema per uscirne stupidi come prima. Quando mi sono imbattuto in una cassetta di Bronson, il primo film di Nicolas che ho visto, è stato un piacere e una rivelazione: mi sono reso conto che anche in anni come questi si può avere il piacere d’incontrare qualcuno che considera ancora il cinema come un’arte. Qualcuno di coraggioso, di personale, di originale. Oggi il cinema è un’arte di imitatori, e Nicolas non lo è.”

Il ragionamento è stato poi proseguito, specularmente, dal danese: “Sono nato ben dopo che Jodorowsky ha cominciato a fare film, sono cresciuto nel suo mito. E quando sono diventato grande abbastanza mi sono reso conto che se si potevano fare film di questo genere, film come i suoi, allora c’era speranza per il cinema; mi sono reso conto di quanto fosse speciale il suo modo di fare cinema e quanto fosse necessario fare film di quel tipo: sia da un punto di vista artistico che da un punto di vista commerciale. L’arte evoca pensieri nel suo pubblico, e quei pensieri rimangono con te e t’ispirano. Fin da ragazzo sapevo che non avrei mai dimenticato i film di Jodorowsky, che avrebbero viaggiato con me per tutto il resto della mia vita. E grazie a lui ho capito che il cinema è davvero arte al pari delle altre: perché le altre le puoi mettere dentro i film senza davvero conoscerle e padroneggiarle.”

Il discorso poi si è spostato su Only God Forgives, il film che Refn ha dedicato al cileno, e che il danese ha raccontato così: “Credo che ci sia qualcosa di molto erotico rigurado alla propria madre. Prima o poi tutti fanno dei pensieri erotici sulla propria madre, e per me era interessante parlare di questo tema, di questa dinamica che attrae e repelle allo stesso tempo. Si tratta di una situazione conflittuale che può portare all’inattività, all’impasse, e a me piaceva raccontare di un uomo incatenato al ventre della propria madre.”
“Penso che nel film di Nicolas sia formidabile il richiamo alla tragedia greca, che scava nel profondo dell’inconscio alla ricerca delle nostre pulsioni: e non solo nel rapporto del protagonista con la madre ma anche con il fratello, col figlio a lui preferito,” ha continuato Jodorowsky. “Se si metabolizza adeguatamente, poi, è chiaro che nel film entra anche il rapporto con il padre morto misteriosamente: quando al protagonista vengono tagliate le mani, lo possiamo leggere come un simbolismo legato al senso di colpa, all’aver strangolato il padre; o come il prezzo di aver infilato le mani nel ventre della madre, di averla violata; o forse l’odio per il fratello e il piacere per la sua morte. Per me, in ogni caso, Only God Forgives è il suo miglior film, di gran lunga. È coraggioso formalmente, tecnicamente, nel suo essere notturno: la notte è l’inconscio. I personaggi vi si muovono lentamente come in un sogno. Drive si comprende subito, ma questo film va digerito e ricreato: è questo il lavoro artistico, è questa la Gioconda, che ci interroga. L’arte deve dar vita a un lavoro.”

Proseguendo nel suo monologo appassionato, Jodorowsky ha poi individuato in una certa rappresentazione della violenza come uno degli anelli della catena che legano lui al danese: “Entrambi amiamo la violenza, intesa come forma d’arte. Non è la violenza volgare del cinema americano, non quella idiota dei film cinesi o di Hong Kong, in questo film si mette in scena una tortura raffinata. Dio, chiamo Dio il poliziotto del film, è un serial killer che ci uccide tutti. E nel film si parla del combattimento tra l’uomo e Dio: ma se il nostro eroe è un perdente, perde in modo meraviglioso. Tutti noi siamo perdenti, perché ci sarà sempre qualcuno migliore di noi, perché siamo mortali e tutte le relazioni sono destinate alla fine: è bello poter vedere un perfetto perdente al cinema.”

Dismettendo con eleganza letture in chiave western del suo film (“non sono un grande fan del western, anche se amo i film italiani del genere, e mi interessa di più il modernismo”), anche Nicolas Winding Refn ci ha risposto quando gli chiediamo che cosa pensa di aver mutuato o guadagnato lui nel rapporto con Jodorowsky.
“Penso di aver rubato tantissimo da lui, ma allo stesso tempo da lui è impossibile rubare perché è inimitabile,” spiega. “ Al massimo posso essere ispirato da lui. Quello che però ha cambiato il nostro rapporto è il modo in cui ho capito non come potessi essere cambiato dal suo cinema ma come potessi utilizzare lui per le mie esigenze personali. Ci siamo incontrati a Parigi mentre giravo Drive, perché avevo sentito che lui aveva espresso l’intenzione di conoscermi. Abbiamo cenato assieme e lui alla fine mi ha letto i tarocchi per rispondere a dei dubbi che avevo sul film e che gli avevo posto. Mi disse: ‘viaggerai molto, con questo film’, dandomi così fiducia; e i fatti gli hanno dato ragione. Quando poi ho iniziato a pensare Only God Forgives, mentre lo stavo preparando, sono andato da ancora lui chiedendogli se era il caso di farlo: lui mi ha letto nuovamente le carte e mi ha detto che dovevo, che non avevo altre possibilità. Alla fine delle riprese ci siamo visti ancora, gli ho chiesto se il film avrebbe avuto successo e lui mi ha risposto ‘Lo avrà se non ci pensi’, e così io ho smesso di pensarci. Insomma, ho capito che la cosa migliore del nostro rapporto è avere la possibilità di fargli delle domande, quando non so bene quale sia la scelta sbagliata da fare. E quando ho saputo che ci saremmo visti, qui a Roma, mi sono raccomandato di portare le carte, perché ho una serie di cose importanti da chiedergli, considerati i tanti impegni che mi aspettano."

“Ma Nicolas ha dimenticato una cosa,” ha chiosato Jodorowsky al termine del discorso. “Ha dimenticato di dire che quella volta, a Parigi, mi ha parlato della sua paura di Hollywood e mi ha chiesto cosa fare di fronte a produttori che sono solo uomini d’affari e avrebbero voluto mettere bocca nel suo film. Io gli ho detto solo: ‘tu sorridi, dì di sì e poi fai quello che vuoi, perché poi loro si dimenticheranno quel che ti hanno chiesto’.”
“Già,” ha confermato Refn, “mi ha detto sorridi, annuisci e poi vattene. Devo dire che ha funzionato.”
Chissà che questo consiglio di Jodorowsky non si possa rivelare utile anche per qualcun altro di noi.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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