Nessuno mi troverà: presentato alla stampa il docufilm su Ettore Majorana

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Nessuno mi troverà: presentato alla stampa il docufilm su Ettore Majorana

Esce il 15 aprile in altrettante sale italiane, in un itinerario che lo porterà il 13 maggio a Torino al Museo del Cinema e che vede anche un'importante uscita editoriale allegata in occasione del Salone del Libro, Nessuno mi troverà, documentario decisamente anomalo per le nostre latitudini, nato dall'incontro tra lo sguardo appassionato, attento e cinematografico del regista Egidio Eronico, la complicità di un produttore come Andrea Stucovitz e l'apporto dell'Istituto Luce, che custodisce e fortunatamente rimette in circolo la nostra memoria storica. E' la storia del geniale fisico e matematico Ettore Majorana, scomparso senza lasciare traccia nel 1938 a 31 anni. Una sparizione misteriosa, interpretata in tanti modi, che come tutti i grandi grovigli irrisolti ha ispirato scrittori, studiosi e addirittura autori di fumetti, e da cui è nato anche un celebre libro di Leonardo Sciascia, siciliano come lui.

Raccontato come un noir, con testimonianze di studiosi e documenti d'archivio, ma anche con begli inserti d'animazione (da disegni di Leomacs animati da Massimo Ottoni) che partono dalle fotografie di Majorana, è un film che dimostra come si possa anche parlare di cose incomprensibili ai non iniziati, ma che hanno cambiato la nostra vita, riuscendo a trasmettere la fascinazione per il mondo della scienza attraverso il ritratto di una personalità che continua a sfuggire a tutte le indagini. Nessuno mi troverà è stato presentato stamani alla stampa di fronte a una platea numerosa ed attenta, alla presenza del regista, del produttore, di Enrico Bufalini del Luce, di Francesco Guerra, professore di Fisica Teorica presso il Dipartimento di Fisica dell'Università di Roma La Sapienza, autore di uno studio su Majorana assieme a Nadia Robotti, del nipote Ettore Majorana Jr. e di altre personalità del settore.

Eronico così ha raccontato la sua passione per questo film, che in termini di ricerche e costruzione ha richiesto un grosso e faticoso impegno: Al di là del mio interesse di lunga data per la figura di Majorana, credo di averlo fatto come reazione alla vulgata che da decenni gravita attorno alla figura di quest'uomo, descritto sempre come tormentato, complesso, misantropo, appartato, scontroso, un ritratto che mi è sempre sembrato un po' sospetto. Ho perciò iniziato a scavare, mi sono imbattuto in contributi decisivi e ho cercato di illuminare più che il personaggio la persona, che era normalissima, dotata di un talento straordinario e che riguardo alla scomparsa a un certo punto ha fatto delle scelte molto personali, molto intime, come uno qualsiasi di noi. Con Andrea Stucovitz, siamo partiti con l'idea di fare un film di finzione che non escludo ancora di poter fare un giorno. Arrivato a metà sceneggiatura, però, c'era qualcosa che mi rodeva come un tarlo. Io mi documento sempre molto quando affronto la vita di persone realmente esistite e ho trovato cose che per me erano rivelazioni e mi hanno spinto a decidere di fare intanto un film documentaristico per stabilire alcuni punti fermi.

Nel film si parla del rapporto tra il più anziano e affermato Enrico Fermi, che ricorda un po' quello tra Mozart e Salieri. E' vero? E' un paragone divertente. E' ovvio che un regista deve calcare sempre un po' la mano, sperando di lasciare un'impronta leggibile. Io ho una mia idea, anche se il professor Francesco Guerra la sa molto più lunga. Non occorre essere fisici, specialisti, per capire, se ci si documenta fuori dalle agiografie, il rapporto tra Fermi e Majorana che è stato inevitabilmente complesso. Tra di loro c'era una grandissima differenza caratteriale e culturale, con interessi diversi. Nel nostro paese le persone di grande talento incontrano sempre difficoltà proprio a causa del loro talento, e studiando il caso di Majorana ci rendiamo conto che è sempre stato così.

Corrado Spinella, direttore del Dipartimento di scienze fisiche e tecnologie della materia del CNR, approfondisce questo aspetto: Per quanto riguarda il rapporto tra Fermi e Majorana credo che non sia così singolare, nel senso che, a parte la componente caratteriale, era proprio l'attitudine e l'interesse sul piano scientifico che in qualche modo poteva allontanare i due personaggi. Tanto isolato nel suo tentativo di trovare l'eleganza nella natura era Majorana, quanto più rivolto anche agli aspetti più vicini alle possibili applicazioni tecnologiche era Enrico Fermi. Per me Fermi era una figura più a 360 gradi, che prestava più attenzione anche alla ricerca scientifica. Erano l'ideale complemento, due figure così in un gruppo di ricerca hanno potenzialità infinite. Quanto all'attualità di Majorana, ci sono pochi dubbi che si trovi più di un riscontro alle sue formulazioni teoriche. In 80 anni non è mai venuto meno l'impegno dei fisici teorici rispetto alle predizioni di Majorana. Le sfide che lui ci ha messo davanti in così poco tempo sono ancora lì per essere risolte.

Francesco Guerra parla di cosa l'ha colpito del film e aggiunge alcune osservazioni sul personaggio: Il tratto cratteristico del film è il fatto che compare, esiste, un Majorana persona, non personaggio, con tutta la sua ricchezza umana, il suo vagare per il mondo tra Catania, Roma e Lipsia, in un contesto morale alto. E' stato addirittura denigrato in modo pesante in diverse situazioni, qua invece appare il suo livello morale notevole. E' importante perché viene riconosciuto in pieno questo carattere di umanità nella persona e il suo coraggio, la sua voglia di superare ogni ostacolo, in una normalità che tende sempre all'eccellenza. L'influenza di Majorana sulla teoria dell'atomo è importantissima. Sia lui che Fermi sono fondamentali. Fermi vince il Nobel nel 1938 lavorando con le strumentazioni semplici del tempo, ed è un premio tutto italiano, fatto a via Panisperna. Fermi è molto pragmatico, tenace, va verso l'essenza delle cose, sfrutta al meglio le possibilità. Poi va in America, viene coinvolto nel progetto Manhattan e anche lui viene viene denigrato come genio ubbidiente, mentre invece è autonomo e convinto di quello che fa. Per decidere se usare o no e come la bomba atomica il presidente fa lavorare un comitato di 4 scienziati, Oppenheimer è il falco che vuole gettare la bomba su una città indifesa e pare che Fermi sia stato l'unico a opporsi alla dimostrazione dell'ordigno e alla sua applicazione militare. Majorana è un intellettuale della Magna Grecia, si pone dei problemi di fondo. Alcune delle sue scoperte sono sconvolgenti concettualmente, è stato anche un grandissimo matematico. Anche l'esperimento al laboratorio del Gran Sasso si rifà alla sua eredità.

Ettore Majorana Jr. interviene sul tema, che apre l'eterno dibattito della responsabilità della scienza: Concordo sul rapporto tra Fermi e Majorana come complementare ed endemico di certi ambienti, molto competitivo. La ricerca del '900 produce moltissima tecnologia che va gestita con responsabilità. Non è che Majorana debba essere percepito come un soccombente rispetto a una linea vincente. Ma non va neanche scelto come un modello di scienziato, era un uomo a tutto tondo, una persona coi suoi problemi ma dotato di capacità eccezionali.

Eronico spiega infine il suo rapporto col personaggio, che ha affascinanti analogie nel mondo del cinema e dell'arte: Io subisco il fascino della personalità di Majorana, mi piace il suo modo di essere e la sua autonomia di pensiero e di comportamento. I giovani di talento di oggi vivono la stessa condizione, quella di non essere compresi o pagare la loro diversità. Abbiamo visto la stessa cosa successa ad Alan Turing e per certi versi anche a Fermi che però era più abile e più pragmatico. A me piaceva e piace tuttora Majorana perché è quasi un corsaro, proveniva da se stesso, da casa sua, ha un'educazione molto spartana senza nemmeno andare a scuola, studia col padre in casa, poi va a vivere a Roma dove fa il liceo e corre moltissimo. Mi sono avvicinato a questo film con queste visioni, io sono un visionario che vive soprattutto di immaginazione. Majorana già nel 1937 aveva predetto il neutrino, aveva un'immaginazione scientifica impressionante, era sempre in anticipo sulla frontiera della conoscenza. Quando si parla della materia ci vuole moltissima immaginazione. Credo che oggi quelli che la sanno più lunga sono le personalità scientifiche.

Io sono wellesiano, faccio cinema solo perché da piccolo ho visto Quarto potere e mi piace pensare che nella vicenda Majorana, in quello che pensiamo sia successo quando si arriva all'aspetto più privato, ci siano analogie coi personaggi di Orson Welles che sono tutti di matrice shakesperiana, tutto il resto è mistero e silenzio. Questo è quello che si vede nel cinema di Welles, in Charles Foster Kane, in Harry Lime (pur non essendo suo il film) o in Gregory Arkadin. O in personaggi della musica come Maurice Ravel, che forse somiglia più di tutti alla figura di Majorana: non lo accettarono nemmeno al conservatorio ed arrivò al successo da solo. Majorana si è battuto con tutte le sue forze e i suoi mezzi e non gli faceva paura nessuno, neanche la star della fisica che all'epoca era Dirac e che lui considerava un po' leggerino. E' un personaggio eterno e sempre molto giovane.

Se capita nella vostra città, nel tour in partenza il 15 aprile, non perdete Nessuno mi troverà. Non fatevi intimorire dal tema perché ci sono artisti anche tra gli scienziati e la breve vicenda umana e professionale di Ettore Majorana ha ancora molto da insegnarci.



Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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