Interviste Cinema

Necropolis - La città dei morti. Le nostre interviste ad attori e regista

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A Parigi abbiamo incontrato Ben Feldman e Perdita Weeks, assieme agli artefici del film, John Erick Dowdle e Drew Dowdle.

Necropolis - La città dei morti. Le nostre interviste ad attori e regista

In un fresco giorno d'inizio agosto, siamo volati a Parigi, nell'elegante Faubourg Saint-Honoré, per incontrare Ben Feldman, Perdita Weeks, John Erick Dowdle e Drew Dowdle, rispettivamente i protagonisti e gli autori-produttori dell'horror found footage Necropolis - La città dei morti, il primo film che abbia avuto il permesso di girare nelle storiche - e inquietanti - cave e catacombe di Parigi.

Il film - che arriverà nelle nostre sale l'11 settembre distribuito dalla Universal - sfrutta al meglio le sue claustrofobiche location sotterranee, che condisce con un po' di myth and lore sulla storia dell'alchimista francese Nicolas Flamel,  ed è stato davvero un piacere incontrarne gli autori, brillanti, vivaci e ricchi di aneddoti sulla lavorazione e su loro stessi.

In particolare i Dowdle Brothers, John Erick - regista e sceneggiatore - e Drew - sceneggiatore e produttore - arrivano come un vero e proprio ciclone di simpatia, sorridenti, allegri e amichevoli, con l'aria sfacciata di chi si diverte un sacco a fare il proprio lavoro ed è consapevole della propria fortuna nel farlo. Al loro quarto film di paura dopo Quarantena, Devil e l'apprezzato docu-horror The Poughkeepsie Tapes, i Dowdle - che nel loro prossimo film dirigono Owen Wilson e Pierce Brosnan - ci raccontano come è nata l'idea di questo film e la loro passione per il genere:

"Adoriamo il genere, ci piace fare film su delle crisi, molto intensi, su cose a cui poi riensi quando vai a casa, amiamo e ci ispirano film come Shining, Allucinazione perversa, Rosemary's Baby, Il presagio, L'esorcista, con cui siamo cresciuti. I film di genere di quel periodo in specie sono alcuni dei migliori film mai fatti in assoluto. Quando realizzi un horror la cosa singolare è che ti è concesso di essere molto artistico e bizzarro, puoi fare cose che altrimenti verrebbero considerate arty o indie, pretenziose, che non ti perdonerebbero mai in un altro genere di film. In questo caso ci era venuto in mente che sarebbe stato forte fare un film all'Indiana Jones con una protagonista femminile, un film epico fatto con lo stile del found footage, in grande scala ma con la possibilità di concentrarci sui dettagli. Questa era l'idea ma non sapevamo come realizzarla. All'epoca stavamo per fare un altro film che è letteralmente collassato la notte prima di iniziare, e all'improvviso ci ha chiamato Thomas Tull della Legendary Pictures mentre ci chiedevamo cosa avremmo fatto e ci ha detto che gli sarebbe piaciuto fare qualcosa nelle Catacombe di Parigi e se avevamo qualche idea in merito... bingo! Volevamo fare qualcosa su Nicolas Flamel e la Pietra Filosofale, cercavamo qualche connessione e il cimitero in cui si dice fosse sepolto Flamel è il primo a esser stato spostato nelle catacombe quindi abbiamo visto che tutto tornava. Siamo andati due giorni dopo da Tull a fare il nostro pitch: “alchimia,sempre più in basso, inferno, cose bizzarre!” e per fortuna la nostra pazzia lo ha convinto. Volevamo delle basi nella mitologia prima di buttarci in una storia soprannaturale, non volevamo fare un film di mostri o roba del genere o su cinque teenager persi nelle catacombe, ma di un certo spessore, che volesse dire qualcosa per noi personalmente".

In una storia così originale, come mai la scelta del sottogenere del found footage, che molti considerano ormai superato?

"In parte è stato per un motivo pratico. Se avessimo dovuto girare nelle catacombe in modo tradizionale coi primi piani e tutto il resto, avremmo avuto bisogno di luci ecc. Volevamo restare fedeli a uno stile da guerriglia, dargli un feeling crudo e realistico e abbiamo pensato che sarebbe stato molto interessante portare in uno spazio così antico quello stile documentaristico, un bel modo per esplorarlo. Nel film, tutte le luci che vedete provengono dalle lampade che gli attori hanno in testa e dalle telecamere, non abbiamo aggiunto niente. Inoltre in questo modo gli attori non potevamo aspettare il loro primo piano per dare il meglio perché non sapevamo quando la telecamera sarebbe stata puntata su di loro, non c'erano segni per terra, era tutto libero, potevamo cambiare le posizioni da un ciak all'altro, e il nostro istinto di filmmaker è stato quello di affidarci agli attori, stimolarli ad andare avanti e vedere che succedeva. Per questo noi scegliamo sempre attori intelligenti, che in questo caso hanno anche esperienza da sceneggiatori.

Certo, è stato anche difficile, perché lì sotto non funzionano walkie talkie e cellulari e dovevamo procedere in una lunga fila indiana. guadando l'acqua e tenendo le telecamere sollevate sopra la testa, i cavi dei monitori non potevano andare molto in profondità ed è anche successo che qualche volta in quegli spazi ristretti abbiamo sbattuto la testa per via dei soffitti molto bassi, ma è stato anche divertente e liberatorio lavorare in questo modo. Abbiamo lasciato gli attori liberi di improvvisare, le nostre sceneggiature per noi sono più simili a jazz che a una composizione. E visto il risultato, mi sa che la prossima volta lasceremo che il film si diriga da solo senza intervenire affatto!".

La giovane attrice inglese Perdita Weeks, abituata a rigidi corsetti e vestiti vittoriani come quelli sfoggiati recentemente in The Invisible Woman di Ralph Fiennes, dimostra tutto il suo entusiasmo per il film e il ruolo di Scarlett, la giovane archeologa alla ricerca della Pietra Filosofale, che trascina un gruppo di compagni, tra cui il suo ex, in un pericoloso viaggio nel ventre oscuro di Parigi:

"E' stato fantastico, molto divertente e stancante insieme. L'assenza di luci in particolare è stata un sogno, non avevo mai fatto prima un film in cui non dovevo aspettare 3 ore mentre sistemavano le luci, quindi è stato davvero liberatorio. Ho sempre sognato di interpretare Lara Croft, e con questo film mi ci sono avvicinata moltissimo".

Perdita è al suo secondo horror dopo Prowl, ma, confessa, "Non guardo molti horror perché mi spavento molto facilmente, basta che qualcuno mi dia un colpetto sulla spalla in pieno giorno per farmi saltare per aria".

E come ha visto il personaggio di Scarlett e la sua ambizione senza limiti?

"Quando ho letto il copione mi sono detta che avrei dovuto essere molto chiara sui motivi per cui lei si imbarca in questa missione potenzialmente pericolosa per sé e per altre cinque persone, una delle quali dovrebbe essere l’amore della sua vita. Perché lo fa ? Suo padre è morto, sua madre è morta, non ha legami con nessuno e credo che come essere umano questo le tolga quell’istinto di autoconservazione che avrebbe ad esempio se avesse un figlio. Scarlett non ha questo contesto, tutto quello che ha posseduto l'ha perso,è indipendente anche in senso negativo, come quando George la prima volta che lo vediamo racconta che lei lo ha lasciato in una prigione turca. E anche se lo ama ancora gli dice in pratica che se non è disposto ad andare con lei lo lascerà ancora. Non avevo mai interpretato prima un personaggio con delle motivazioni così forti ed evidenti. E questo lo rende più facile perché tutto è giustificato, non ha freni o censure, direbbe e farebbe qualsiasi cosa pur di ottenere il suo scopo. Direi che lei è una versione più coraggiosa di me, molto più egoista e ambiziosa di me, che sono una ragazza gentile".

Perdita ci confessa la passione per il cinema action e improvvisa un vero e proprio spot per i casting director: "I momenti più belli per me sono stati nuotare sotto i tunnel e tutte le scene d’azione, prendere a calci il muro, correre, le esplosioni. Mi piacerebbe da matti essere una Bond Girl, adoro l’azione, voglio le armi, voglio farne altri!".

Ben Feldman in Necropolis è George, ma sicuramente lo avete già notato in Cloverfield e nel remake di Venerdì 13, nonché in Mad Men. Da poco titolare di una commedia romantica televisiva alla NBC, The A To Z, questo simpaticissimo giovane attore americano, che ha rivelato il suo talento sui palcoscenici di Broadway, ed è produttore vinicolo nella Napa Valley, ama definirsi un nerd.

"Ogni horror finisce inevitabilmente su qualcuno che scappa da qualcosa di pauroso e io odio gli horror – e questo è il terzo che faccio! - ma sono stato davvero felice di fare questo film, perché è nerdy, è ispirato a fatti reali, tutto quello di cui si parla nel film ha una pagina di Wikipedia, è storia vera e io ho imparato molto su Flamel, le catacombe, la Francia del diciottesimo secolo. Per me è stato eccitante poter fare qualcosa da cui apprendere e penso che sia questo il bello di questo film. Credo che ora i nerd siano fighi e stiano conquistando il mondo e credo che ai nerd piaccia questo genere di film, il che è fantastico. Io sono un nerd e a me piace! Mi annoio se vedo film su case stregate o con dei fantasmi e anche se in questo ci sono delle specie di spettri, si parla del passato, del passato dei personaggi, del passato di Parigi, della storia dell'alchimia, e per me questo è davvero eccitante".

E' stato davvero inquietante girare nelle Catacombe? "Non sono pauroso, non credo negli spettri e cose del genere e so che la Legendary e la Universal non ci metterebbero certo in una situazione dove può succedere qualcosa di terribile, ma detto questo è claustrofobico, fa paura perché è una specie di labirinto, non sai dove sei e puoi perderti molto facilmente, magari pensi di aver trovato l'uscita e in realtà sei lontano, quindi devi stare vicino alla gente. Un motivo per cui mi è piaciuto fare questo film è perché ha un po' di Indiana Jones e un po' di Dan Brown. Come dicevo non mi piacciono gli horror, li trovo noiosi e questo dice qualcosa su questo film perché non faccio che dire ai miei amici di andarlo a vedere, quando non lo direi mai per altri film che ho fatto. Per me un horror – e questo è il motivo per cui amo questo e non gli altri – è una mdp che si agita e un attore che urla, tutto lì. Ma in questo c'è di più, l'aspetto psicologico, gli incubi, quello che ti succede nella mente e la storia di questo posto spaventoso".

Parlando di un altro film di genere che ha interpretato, Ben fa questo interessante paragone, tutto a vantaggio di Necropolis: "Venerdì 13 parla di marijuana e tette e va benissimo divertircisi, un sacco di gente per decenni lo ha amato, ma è una cosa diversa. Alla mensa del liceo i ragazzi popolari, quelli seduti al tavolone centrale, sono come i ragazzi di Venerdì 13 mentre i ragazzi nerd che stanno nell'angolo sono quelli di questo film, è per questo che mi piace. Non credo che qualcuno vada a vedere un film found footage tanto per vederne uno, credo che stia diventando sempre più difficile, man mano che passa il tempo, spaventare il pubblico e farlo ridere. E credo che la conseguenza sia che la commedia e l'horror, che sono molto simili perché entrambi essenzialmente hanno a che fare con la sorpresa, stanno diventando più realistici e meno finti. La gente si accorge facilmente quando cerchi di imbrogliarla, mentre Necropolis dà una sensazione di verità".

 



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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