Interviste Cinema

Né Giulietta né Romeo: parla Veronica Pivetti, la regista che voleva fare un personaggio antipatico

L’attrice racconta di una famiglia alle prese con l’omosessualità del figlio.

Né Giulietta né Romeo: parla Veronica Pivetti, la regista che voleva fare un personaggio antipatico

Ha deciso di cambiare pelle Veronica Pivetti, affiancando al mestiere di attrice l’attività di regista e dirigendo un film che ancora oggi giudica un’esperienza dirompente, intensa, necessaria.
Necessario il suo Né Giulietta né Romeo lo è davvero, perché racconta di una famiglia (i Bordin) che entra in crisi in seguito alla scoperta dell’omosessualità di un figlio.
Ritagliandosi il ruolo della mamma del ragazzo, la Camilla Baudino di Provaci ancora prof! si muove nel territorio della leggerezza e della commozione e arriva al cinema forte del patrocinio di Amnesty International, che per la prima volta sostiene economicamente una commedia.
Accanto alla Pivetti nel film recitano gli adulti Pia Engleberth e Corrado Invernizzi, e tre ragazzi molto bravi: Carolina Pavone, Francesco De Miranda e Andrea Amato, che fa la parte di Rocco Bordin.
Alla conferenza stampa di Né Giulietta né Romeo ci sono tutti, seduti vicini stretti stretti sotto lo schermo come a formare una squadra imbattibile e affiatata.

Molto informale nei suoi pantaloni comodi e con indosso calzini a righe e scarpe da ginnastica, Veronica Pivetti spiega cosa l’abbia spinta a raccontare una storia che in apparenza non la riguarda, andando contro a quella tendenza, propria dei registi di opere prime, a fare film che girano intorno al proprio ombelico: "E’ una storia che mi è piaciuta molto, si tratta un copione che esiste da tanti anni, la vera sceneggiatrice è Giovanna Gra, che aveva scritto questa storia pensando a me. Mi affascinava l’idea narrare quanto una famiglia possa essere sorda di fronte alle esigenze di un ragazzo, di un figlio. Credo sia capitato a tutti di trovarsi di fronte un muro di incomprensione. La generazione che descrivo nel film non è così lontana dalla mia, io ancora oggi mi porto dietro i traumi dell'adolescenza. La difficoltà di comunicare con dei genitori che sono convinti di conoscerci ma in realtà non sanno nulla di noi è una cosa che conosco, mi piaceva raccontarla in forma di commedia perché è l’abito che come attrice so vestire meglio. Con la commedia si possono dire cose tremende poi ridendoci sopra, però intanto le cose orrende le hai dette".

Secondo la Pivetti nel nostro paese non c’è grande tolleranza nei confronti dell’omosessualità e la strada fare è ancora molta: "L’omosessualità è una realtà che non tutti accettano o digeriscono, soprattutto quella degli adolescenti. Quando ho detto che volevo fare questo film, mi sono sentita rispondere: 'Ah, un'altra storia di omosessualità'. Perché? C’è un limite? Degli amori eterosessuali non ci si stanca mai, se ci si stanca di quelli omosessuali allora significa che c’è un problema. Né Giulietta né Romeo non è film che parla solo ai ragazzi. E’ indirizzato anche agli adulti, perché in fondo riflette sul fallimento degli adulti in quanto genitori. Io volevo fare, per una volta, un personaggio antipatico, tremendo, volevo fare la retrograda. Ero stufa di interpretare sempre personaggi simpatici".

Sull’atteggiamento della società italiana nei confronti dell’omosessualità ha qualcosa da dire anche Corrado Invernizzi, che nel film fa la parte del papà di Rocco. "Io vivo a Parigi, tengo dei corsi di teatro e vedo ogni giorno ragazzi di 13, 14 anni. Mi è capitato di incontrare un ragazzino che si era spacciato per una ragazzina per 3 o 4 mesi. Quando gli insegnanti sono accorti del tranello, hanno chiamato casa del ragazzo: i genitori sapevano e non hanno fatto più di tanto, e quando a scuola la voce si è diffusa, sono rimasti tutti stupiti, ma poi si sono dimenticati della cosa. In Francia non ci sono i pregiudizi che abbiamo qui, manca l’autocommiserazione che da noi ‘il diverso’ si porta dietro. Anche gli Stati Uniti sono avanti a noi. Forse in Italia va così per via della religione. Rocco nel film ha la battuta pronta, ma ci sono ragazzi che soffrono perché non ce l’hanno, e allora diventano delle vittime. Penso che dovremmo chiederci: che fine può fare da noi un ragazzo che non ha la battuta pronta?"

Meno pessimisti di Corrado Invernizzi sono i tre ragazzi del film, a cominciare da Andrea Amato, che spiega: "Ho diciotto anni e frequento il liceo classico. Ho diversi amici dichiaratamente omosessuali. In una scuola di 1400 persone ce ne sono svariati. A sentir parlare di tutte queste cose, mi viene da dire che almeno nel mio microcosmo e nella mia realtà quotidiana le cose vanno in maniera molto diversa. Nella mia scuola i ragazzi omosessuali sono perfettamente integrati".

"A scuola questo argomento non viene molto affrontato fra i ragazzi" – dice invece Francesco De Miranda, uno dei compagni d’avventure di Rocco – "non ne sentiamo il bisogno, si scherza pure con i ragazzi omosessuali perché sono persone esattamente uguali a noi, solo che, diciamo, hanno gusti diversi. Secondo me i ragazzi che non hanno la battuta pronta devono essere aiutati a ritrovarla dalla famiglia e dagli amici".

"E’ necessario continuare a fare film del genere in cui si parla di queste dinamiche – interviene Carolina Pavone, che fa la parte dell’amica del cuore di Rocco. "L’esperienza di Né Giulietta né Romeo è stata divertente, Veronica come regista è meravigliosa, molto precisa e puntuale, riusciva a farci capire precisamente la sensazione da comunicare, l’atmosfera da suggerire".

Chiamata in causa sul suo nuovo mestiere, la regista risponde, spiegando la sua decisione di passare dietro alla macchina da presa: "La regia è una cosa su cui meditavo da tanto tempo. Ho fatto dei corti e mi è piaciuto. E’ un po’ un virus che è entrato dento di me. Mi sono detta: 'voglio provare a fare un film', cosa che in questo paese è complicatissima. Non sono una ragazzina, mi porto dietro un bagaglio televisivo enorme che scatenerà un sacco di pregiudizi. Ma sono innamorata di questo mio progetto, che riflette una mia inquietudine di fondo, un mio lato che solitamente non si vede. Io sembro solare, sbarazzina e divertente, ma in realtà non sono così. Questo film è morto e rinato varie volte, ho tenuto duro, per fare questo lavoro ci vogliono nervi di chewing-gum e una tenacia pazzesca. Sì, è bello dire 'azione', ma la prima volta che l’ho fatto pioveva, per fortuna alle difficoltà ci si fa l’abitudine, e poi la tv mi ha insegnato a essere pratica, a non perdermi d’animo. Sapevo di espormi e ora penso che sarà quel che sarà. Quel che succederà, insomma, me lo sarò meritato".

La conferenza stampa di Né Giulietta né Romeo si chiude con l’attribuzione di un riconoscimento a  Veronica Pivetti: il premio di Amnesty International assegnato a un personaggio di cultura che si occupa di diritti umani. A consegnarlo è il portavoce ufficiale di Amnesty International Riccardo Noury, che dice: "Amnesty International è abituata a dare il patrocinio a film di altro genere, però io credo che il cinema non debba sempre avere la necessità primaria di denunciare. L’importante è raccontare belle storie, storie che parlino di diritti umani, questo film parla di diritti umani e lo fa in maniera lieve. Sono certo che Né Giulietta né Romeo combatterà l’ossessione omofoba di questo paese. Da noi succedono cose bruttissime, vengono messi al rogo libri che sono ritenuti a favore dell’omosessualità, ci sono continui episodi di bullismo".

Distribuito da Microcinema, Né Giulietta, né Romeo esce il 19 novembre in 20 copie.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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