Interviste Cinema

Natalie Portman parla del ruolo di Anna Bolena in L'altra donna del re

In L’altra donna del Re, Natalie Portman interpreta il ruolo di Anna Bolena, che nel film viene ritratta come una giovane mossa dall’invidia prima ancora che dall’ambizione, dal risentimento nei confronti di una famiglia che l’ha tradita e abbandonata. L’abbiamo incontrata nella cornice dello storico Hotel Adlon di Berlino, in coinci...

Natalie Portman parla del ruolo di Anna Bolena in L'altra donna del re

Natalie Portman parla del ruolo di Anna Bolena in L'altra donna del re

In L’altra donna del re, Natalie Portman interpreta il ruolo di Anna Bolena, che nel film viene ritratta come una giovane mossa dall’invidia prima ancora che dall’ambizione, dal risentimento nei confronti di una famiglia che l’ha tradita e abbandonata. L’abbiamo incontrata nella cornice dello storico Hotel Adlon di Berlino, in occasione della presentazione di L’altra donna del re nel Fuori Concorso della 58esima edizione della Berlinale.
Per sua stessa ammissione provata dal tour de force promozionale che la vedeva coinvolta, la minutissima Portman – che sfoggiava capelli lunghi con inedite meche bionde, ma sta assai meglio con i capelli corti e scuri – ha però dimostrato ancora una volta l’intelligenza e la capacità di analisi nei confronti dei suoi film e dei suoi ruoli che da più parti le vengono attribuite.
E la nostra intervista è partita proprio da un’analisi della complessa psicologia di Anna.

F.G.: Prima di tutto mi chiedevo come sia riuscita a gestire tutti i cambiamenti che attraversa il suo personaggio. Mi riferisco in particolare al fatto che quelli che all’inizio sembrano essere i punti di forza di Anna, col procedere della storia si dimostrano i suoi peggiori difetti…

N.P.: Per un film come questo bisogna documentarsi molto, studiare, scrivere delle riflessioni. Ma la sceneggiatura è scritta in modo tale che tutte le scelte di Anna hanno una logica. Riuscivo quindi a comprendere ogni sua scelta a livello emotivo. Per fortuna, Anna è intraprendente, il che è raro per un personaggio femminile, perché di solito la donna risponde a ciò che fa l’uomo. Un personaggio come lei, che compie molte scelte, che decide il proprio destino… Interpretarlo è stato davvero emozionante.

F.G.: Allora non considera Anna come una vittima, visto che fa le sue scelte secondo la sua volontà?

N.P.: Credo sia una vittima della propria educazione e del contesto, del periodo storico in cui vive. È comunque vittima di queste forze.

F.G.: Quali sono le passioni che animano Anna? Quali sono le sue motivazioni più profonde, secondo lei?

N.P.: Alla fine, tutto si riconduce al padre. Suo padre la favorisce all’inizio, ma lei perde i suoi favori. Penso che cerchi in tutti i modi di riconquistarli, o almeno di riguadagnare il suo rispetto. Vuole che suo padre possa ritrovare la figlia che conosceva.

F.G.: Ha mai pensato al personaggio di Anna, o all’intero film, in chiave di rivendicazione femminista?

N.P.: Non tanto. Secondo me è semplicemente la storia di queste persone. Inoltre, non mi piacciono i film che fanno delle denunce. Ovviamente, all’epoca le donne servivano per incrementare le ricchezze di una famiglia, il che non è del tutto diverso da ciò che succede oggi. Ma c’erano anche delle grandi personalità, era un periodo molto interessante.

F.G.: Mi chiedevo se, e in che modo, fare un film storico influenza il suo modo di recitare.

N.P.: A causa dei costumi, ti muovi diversamente: devi avere un certo contegno, cammini più lentamente e diversamente. Inoltre parli un dialetto diverso. Cambia il modo di rapportarsi con gli altri: tra donne e uomini, genitori e figli, ci sono regole sociali differenti.

F.G.: Secondo lei, ci sono dei temi della società di allora che hanno qualche attinenza con la situazione attuale?

N.P.: Certamente, ci sono molte somiglianze. Anche oggi alcuni genitori usano i figli per emergere. Ci sono persone che hanno valori negativi e che vengono rovinate da questi valori. Persone che inseguono ciò che i genitori considerano importante: i soldi, il potere, una posizione; poi si rendono conto che sono solo dei veleni.

F.G.: Grazie mille.

N.P.: È stato un piacere.

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