Natale a 5 stelle: l'ultimo film dei Vanzina e il primo di Natale su Netflix, tra farsa, nostalgia e satira politica

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Natale a 5 stelle: l'ultimo film dei Vanzina e il primo di Natale su Netflix, tra farsa, nostalgia e satira politica

Il nome che viene citato più spesso, e per primo, è quello di Carlo. E non poteva essere altrimenti.
Perché Natale a 5 stelle sarà pure la prima commedia italiana di Natale a essere distribuita (in streaming, ovviamente, su Netflix); sarà pure una farsa di matrice teatrale che cerca raccontare la realtà e la politica italiane di questi mesi; ma è, inevitabilmente e soprattutto, il primo film dei Vanzina senza un Vanzina, e a che quel Vanzina che non c'è più è stato dedicato.
Prima d'iniziare a parlare di fronte alla platea dei giornalisti, Enrico ha un attimo di esitazione. "È un po' oramai che vado in giro a parlare di Carlo e di me e della nostra vita insieme, ma sono sempre un po' commosso. Mi pare incredibile oggi non sia qui, vicino a me, anche se so che in qualche modo è qui con noi lo stesso," dice, tenendo il capo un po' chino.
Poi, alza la testa e lo sguardo, e prosegue, raccontando come sia nato questo film, che riporta il marchio Vanzina a Natale (anche se non al cinema) dopo molti anni. "Dopo aver girato Un matrimonio da favola," spiega, "Carlo e io siamo entrati in contatto con Andrea Osvart che ci ha fatto leggere una commedia teatrale inglese, Out of order di Ray Cooney, di cui aveva i diritti, e che in Ungheria era diventata un film che a tutt'oggi è il più grande incasso locale di sempre. E il testo ci ha incuriosito, intrigato, ed è piaciuto moltissimo anche a Vincenzo Salemme, cui ci eravamo rivolti in quanto esperto di teatro. Quindi," prosegue Enrico Vanzina, "abbiamo iniziato a scriverne l'adattamento, e Carlo un giorno, partendo dall'ambientazione alberghiera della vicenda, ha tirato fuori il titolo Weekend a 5 stelle; dopo pochi giorni, ripensando a quel titolo, mi dice anche che avremmo dovuto inserire nel film un racconto di questa nuova politica che andava avanzando in Italia, cercare di contestualizzare quella storia nella nostra realtà."

Ambientato quasi tutto in un elegante hotel di Budapest, questo che sarà l'ultimo film di Carlo e Enrico Vanzina racconta infatti una vicenda farsesca che vede protagonista un premier italiano che fino a poco fa faceva il commercialista (Massimo Ghini), diviso tra un Luigi e un Matteo, ma ancora di più tra una bella deputata del PD toscana con la quale ha una relazione segreta (Martina Stella) e una moglie che si presenta in Ungheria a sorpresa (Paola Minaccioni); uno politico quasi per caso aiutato e supportato da un segretario personale ex assessore a Guidonia eletto alle primarie del suo partito via internet con ben centoventicinque voti (Ricky Memphis) e avversato dal marito leghista, ma di Civitavecchia, della bella e formosa piddina (Massimo Ciavarro).
Polemico con i produttori italiani troppo interessati a questioni ombelicali e pavidi quando si tratta di affronatare la politica, Enrico Vanzina racconta come Lucky Red sia stata l'unica realtà che si è interessata al progetto, e che proprio tramite la società di Andrea Occhipinti si è poi arrivati a Netflix: "che ha voluto contribuire facendone uno dei suoi Originals, e non ha voluto intervenire sul piano artistico: ha solo chiesto qualità nella confezione ed è venuta fuori con l'idea di uscire a Natale. Ci ho pensato molto," racconta Vanzina; "con Carlo avevevamo deciso di non fare più film di Natale, ma poi ho detto sì: ho pensato che a trentacinque anni dal primo Vacanze di Natale potevamo tornare a essere centrali nella stagione delle Feste, e non nelle sale ma su questa straordinaria piattaforma. Potevamo riportare il film di Natale a qualcosa di attuale, capace di raccontare il nostro paese e avere una forte connotazione contemporanea nella storia." E così il Weekend a 5 stelle divenne un Natale a 5 stelle, che in streaming sarà disponibile dal prossimo 7 dicembre.

Intanto, purtroppo, Carlo se n'era andato.
"Fino a pochi giorni prima di morire, era convinto sarebbe vissuto," dice Enrico. "Un giorno, in clinica, resosi conto che questo film non lo avrebbe girato, mi ha detto di chiedere a Marco Risi, che era il suo migliore amico, di prendere il suo posto."
"Quando Enrico mi ha parlato, non ci ho pensato nemmeno un attimo prima di rispondere," racconta Risi. "Con Carlo ho passato metà della mia vita, ed è stato dopo aver fatto il suo aiuto in Eccezzziunale... veramente che ho trovato la forza e il coraggio per il mio film d'esordio. Certo, fare la commedia è difficilissimo, e qui poi avevo una responsabilità enorme: quella di dover fare un film un po' alla Carlo, pensando come lo avrebbe fatto lui, e un po' a modo mio. Ma sul set mi accorgevo, andando avanti con le riprese, che stava venendo fuori una cosa divertente e in grado di parlare un po' del nostro paese."
"In Italia non si fa più la commedia sulla politica: si fanno solo film che vogliono far politica, cadere governi e attaccare persone," commenta Enrico Vanzina. "Qui volevamo raccontare questi nuovi politici, di tutti i partiti, che sono pronti a tutto, senza veri ideali, pronti a cambiare idea e bandiera a seconda delle convenienze."
Ma qualcuno, specie tra quelli al governo, potrebbe offendersi? "Andreotti le caricature e le prese in giro le prese sempre bene. Era un uomo spiritoso, e questo forse per l'Italia è stato un problema, ne ha permesso la longevità politica," risponde Risi. "Questi di oggi secondo me si divertiranno: e se non si divertiranno, vorrà dire che sono sciocchi."

Natale a 5 stelle è l'ultimo film dei fratelli Vanzina, ma non sarà di certo l'ultimo di Enrico. E in futuro Enrico potrebbe dirigere un suo film in prima persona? "Avrei potuto iniziare a dirigere molto prima, se avessi voluto," dice. "Ma io ho sempre pensato che il momento bello  del fare un film è quello della scrittura, perché sei completamente libero, mentre il regista è quello che è costretto ad accettare ogni giorno dei compromessi. E mio padre e mio fratello avevano più palle di me per accettarli. Ma ora ci devo pensare, al fare il regista: perché forse è Carlo che vuole che sia così."



Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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