Interviste Cinema

Mulan: Niki Caro ci parla delle scene d’azione epiche e l’intimità della versione live action del classico Disney

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A vent’anni dal film d’animazione, la Disney si affida alla regista neozelandese per raccontare una donna piena di coraggio

Mulan: Niki Caro ci parla delle scene d’azione epiche e l’intimità della versione live action del classico Disney

Mancano ancora gli ultimi ritocchi per finire Mulan, versione in live action della Disney che recupera la leggenda del 1700, nota in Cina a ogni bambino, già portata sullo schermo in una versione animata nel 1998. Niki Caro, la regista, è sorridente e le brillano gli occhi quando parla, in un incontro con la stampa a Milano, delle prime scene d’azione della sua carriera, nel suo film più imponente, per budget e numero di comparse. Sembra sinceramente piena di voglia di mostrare la sua versione di Mulan, che uscirà in Italia il 26 marzo, il giorno dopo negli USA e in buona parte del mondo. Allo stesso tempo scalpita per concludere la color correction e potersi godere le ansie della promozione. Per ora la stampa ha avuto modo di vedere tre scene e un montaggio finale, una decina di minuti scarsi di film.

Nella prima scena Mulan dialoga la notte prima della battaglia con il padre, in un momento intimo e riflessivo del film, “che fa capire come al centro della storia ci sia la devozione per la famiglia”, come dice la Caro. Onore, coraggio e sincerità, sono le tre parole incise sulla spada di guerra del padre della giovane, protagonista nella seconda scena, già travestita da uomo per andare al fronte al posto del padre malato, mostrata in un duello uno contro uno in allenamento, sempre più acceso, con un suo amico, e “chissà che non diventi qualcosa di più”.
Nella terza scena, e in un serrato montato finale, sono le scene d’azione, i combattimenti e gli splendidi scenari in cui il film è stato girato a prevalere. S
ono state utilizzati molti cavalli e centinaia di comparse, con pochi effetti speciali.

Immagini promettenti che dimostrano il percorso voluto dalla regista, dall’intimo all’epica, e le qualità assai promettenti della carismatica giovane Mulan, Yifei Liu. “Per trovarla abbiamo girato ogni villaggio della Cina”, ha dichiarato Niki Caro, “poi ogni paese del mondo e quando, dopo un anno, non l’avevamo ancora trovata, era così importante scegliere la persona giusta che siamo tornati a provinare ogni attrice cinese, capace di recitare in inglese, che la volta precedente non era disponibile. Eccola trovata, dopo tanti sforzi, ma ne è valsa la pena. Ha qualcosa nell’anima e nel cuore che sembrano dire che è nata per interpretare Mulan. Quello che avete visto lascia senza fiato, ma è solo l’inizio”.

Inevitabile non parlare del confronto, e dell’eventuale distanza, nei confronti del 36° classico d’animazione Disney, diretto da Tony Bancroft e Barry Cook. “La prima cosa che mi ha sorpreso è scoprire come la storia non fosse originale, ma una ballata cinese del ‘700, raccontata mille volte e nota a ogni bambino cinese, a cui viene raccontata di generazione in generazione. La sfida era come portarla all’attenzione del pubblico di oggi, dopo praticamente vent’anni, in modo da onorare il cartone animato, ma anche trovare una chiave originale, che per me era renderlo un viaggio reale, credibile. Lei per buona parte del film è travestita da uomo, quindi corrisponde solo ai primi due dettami incisi sulla spada del padre, leale e coraggiosa, si rende conto che per essere  pienamente se stessa deve poter essere donna, senza camuffarsi. È questo il messaggio che voglio mandare al mondo, è nel DNA di Mulan la carica di forza femminile che sprigiona, volevo raccontare con passione il suo percorso che la porta da un villaggio di provincia a soldato, a guerriera eroica che guida un esercito. Sia chiaro, mi sento bene come donna ad aver raccontato questa storia piena d’azione, un percorso in cui tutti possono identificarsi, in piena fluidità dei generi. Il personaggio di Gong li nel film dice che è impossibile per una donna comandare un esercito di uomini: ma è quello che fa Mulan e ho fatto io, senza bisogno di travestirmi da uomo, e mi sento alla grande ad averlo fatto da donna. Rispetto ad altri film d’azione diretti da uomini non c’è la voglia di far vedere quanto sono fichi, ma ogni scena ha un senso, è ancorata al viaggio reale di Mulan. Poi è una che prende tutti a calci nel sedere, naturalmente”.

Rispetto a un riferimento del genere, come La tigre e il dragone, capace di fare da ponte fra il cinema d’arti marziali cinesi e i gusti del pubblico occidentale, la regista riconosce grande ammirazione, che l’ha portata a affidarsi come consulente a Bill Kong, produttore del film di Ang Lee. “È stato come un padrino per me, durante la lavorazione. Certo sono passati vent’anni e l’approccio è stato diverso, per varie ragioni significative. Abbiamo usato meno cavi possibili nelle scene d’azione, preferendo fossero molto ancorate a terra, lasciando spazio alla destrezza del fisico, al corpo umano di una giovane allenata come Yifei, che è capace di eccellere in arti marziali, come cavallerizza, ma anche cantante e attrice. La maggior parte delle scene le ha fatte senza controfigura, naturalmente.”

Appassionata da sempre dei suoi progetti, che sia la storia di una ragazzina maori che diventa leader della sua comunità, come ne La ragazza delle balene, o nella vicenda di una donna forte e coraggiosa come North Country o La signora dello zoo di Varsavia. “Non accetto e non provo passione e sono certa di essere la persona giusta. Chiamo questo film una sorta di La ragazza delle balene sotto steroidi, racconta sempre di cosa crei un grande leader, per farlo abbiamo fatto molte ricerche che spero rispettino la cultura cinese. Ho imparato negli anni che più sei specifica culturalmente più risulti universale. In questo film non c’è niente di più importante della devozione nei confronti della famiglia. Una cosa credo molto importante anche per la cultura italiana”.

Mulan arriverà nelle sale il 26 marzo, distribuito dalla Disney italiana. 

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  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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