Interviste Cinema

Much Loved, specchio che la società marocchina ha scelto di spaccare: parla il regista

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Esce domani il film scandalo sulle prostitute di Marrakech diretto da Nabil Ayouch

Much Loved, specchio che la società marocchina ha scelto di spaccare: parla il regista

Era abbastanza prevedibile, forse inevitabile che la conferenza stampa di Much Loved - il film"scandalo" di Nabil Ayouch che racconta la vita di quattro prostitute di Marrakech e che uscirà domani, 8 ottobre,  in Italia distribuito dalla nuova società di Valerio De Paolis, la Cinema - fosse quasi monopolizzata dal tema delle minacce e delle censure subite da autore e interpreti dopo il passaggio al Festival di Cannes.
"Abbiamo passato dei momenti molti difficili," racconta il regista. "Dopo il Festival di Cannes, e dopo la pubblicazione su Youtube di alcune scene piratate, ci sono state delle reazioni che non posso che definire isteriche, piene di odio, violente. Reazioni che ci hanno obbligato a proteggerci, a usare guardie del corpo, ad alloggiare le attrici in una casa sorvegliata. Noi, comunque, abbiamo sempre mantenuto il sangue freddo, e ora la situazione è abbastanza migliorata: ma un'associazione privata ci ha accusato di pornografia e siamo attualmente sotto processo: Loubna Abidar, l'attrice protagonista, non è qui con me proprio perché in questi giorni deve testimoniare davanti ai giudici."

Alle minacce, poi, si era aggiunta anche la censura del governo marocchino, che ha messo al bando Much Loved sulla sola base di quanto postato su Youtube, senza nemmeno visionare l'opera nella sua interezza. "Sono rimasto sorpreso e scioccato da questa decisione, che è arrivata dal Ministero della Comunicazione marocchino. Il Marocco di Mohammed VI è molto diverso da quello del passato," spiega Ayouch, nato in Francia ma stabilitosi nel Marocco di origine fin dal 1999, proprio l'anno dell'incoronazione dell'attuale sovrano. "Nell'arco di 15 anni si è fatto molto per la libertà e i diritti civili, e di fronte a decisioni come questa è ancora più importante continuare a lottare, altrimenti queste conquiste possono andare perse. Devo ringraziare persone come Valerio De Paolis, che distribuisce il film, perché è grazie a persone come lui che noi registi possiamo continuare a fare il nostro lavoro con libertà di espressione sulle tematiche che ci sono più consone."

Ayouch racconta di aver avuto fin dall'inizio l'intenzione di suscitare un dibattito sul ruolo e sulla condizione della donna nella società araba, dibattito che è effettivamente decollato, e che avrebbe girato Much Loved anche se avesse conosciuto in anticipo l'entità delle reazioni a Much Loved: "Se non pensassi che il cinema possa servire a risvegliare le coscienze farei un altro mestiere," dice, "ma non pensavo che si sarebbe arrivati a questo punto. Ho sempre pensato a questo film come a uno specchio, nel quale la società marocchina poteva riflettersi o che poteva spaccare: ha scelto di spaccarlo." Ma perché, secondo il suo autore, Much Loved fa così paura? "Non so, per rispondere dovrei mettermi nella testa dei censori, e non è una cosa che ho molta voglia di fare. Penso, però, che se il film non parlasse di sesso, o se avesse fatto delle sue protagoniste delle vittime, delle disgraziate, e non delle donne forti e guerriere come loro, non avrei incontrato tutte queste difficoltà."

Nabil Ayouch si definisce un esploratore della sua unica, vera passione, gli esseri umani, una sorta di sociologo che parla attraverso la lingua meravigliosa del cinema, un autore che si lascia conquistare da argomenti e personaggi che lo ossessionano e lo sconvolgono al punto di non poter fare altro che raccontarle. Realtà spesso marginali o emarginate, ispirategli dalla società marocchina, "così viva, piena di paradossi, anche violenti, e di contraddizioni."
In questo caso sono state le prostitute: ne ha incontrare e intervistate a centinaia, per comprendere appieno la loro vita e la loro realtà. "Sono tantissime le cose che mi hanno appassionato conoscendo le prostitute di Marrakech," racconta. "La prostituzione in Marocco ha una sua specificità, un elemento che non si riscontra altrove: è lo spirito di indipendenza di queste donne, dal quale ricavano un potere e una forza che in altre parti del mondo loro omologhe non hanno. Non hanno protettori, si sono costruite vita e professione da sole, si sono ritagliate la loro indipendenza in una società che è primariamente patriarcale, e così facendo hanno costruito un rapporto particolare con gli uomini. L'altra cosa che mi ha colpito è il loro rapporto con la famiglia: nonostante quell'indipendenza hanno un disperato bisogno d'amore che si esprime senza alcun pudore, e rimangono molto legate alle loro famiglie di origine, che sino un fondamento imprescindibile per loro, e gli donano quasi tutto quello che guadagnano. Ma loro, invece dell'amore, ricevono indietro solo disprezzo e rifiuto assoluto."

Tranne Loubna Abidar, che ha alle spalle qualche ruolo, le altre attrici di Much Loved non sono professioniste, "ma non sono nemmeno realmente prostitute," spiega Ayouch. "Tutte, però, vengono tutte da quartieri popolari che le hanno portate a conoscere veramente e da vicino il mondo della prostituzione, e hanno portato quella loro conoscenza e quella verità nel film. Durante i provini spiegavo a tutte le candidate le difficoltà che avrebbero dovuto affrontare durante e dopo le riprese, e cercavo nei loro occhi la giusta motivazione, la voglia di rendere giustizia alle donne che avrebbero interpretato. È stato così che ho scelto le quattro attrici: volevano recitare nel film a tutti i costi, e alcune di loro, pur di farlo, hanno perfino mentito sostenendo di essere state davvero prostitute."



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