Interviste Cinema

Motherless Brooklyn: Edward Norton presenta alla Festa del Cinema il suo noir senza cinismo e apatia

L'attore e regista arriva insieme alla protagonista femminile Gugu Mbatha-Raw per parlare del suo Philip Marlowe con la Sindrome di Tourette.

Motherless Brooklyn: Edward Norton presenta alla Festa del Cinema il suo noir senza cinismo e apatia

Ai tempi di American History X, Edward Norton era un attore di trent'anni con un radioso futuro davanti e una serie di ruoli vincenti alle spalle. Innamorato di New York, che avrebbe poi raccontato nella sua prima prova da regista Tentazioni d'amore, rimase folgorato da un romanzo che "attraversava" in lungo e in largo la città e aveva come protagonista un giovane uomo affetto dalla Sindrome di Tourette. Il libro era "Brooklyn senza madre" di Jonathan Lethem e, nonostante fosse ambientato alla fine degli anni '90, aveva qualcosa di un buon vecchio noir. Per questo, vent'anni dopo, concluse le esperienze di Fight Club, Red Dragon, La venticinquesima ora, Moonrise Kingdom e Birdman, l'Eisenheim di The Illusionist ha deciso di riprenderlo in mano per collocarlo negli anni '50, riempiendolo di auto d'epoca, cappotti alla Dick Tracy e borsalini.

Norton, che di Motherless Brooklyn è anche interprete principale, sceneggiatore e co-produttore, accompagna il film alla Festa del Cinema di Roma 2019, felice di inaugurare la manifestazione diretta da Antonio Monda con la vicenda di un perdente dal fiuto infallibile eroico almeno quanto Forrest Gump. L'attore e regista arriva all'Auditorium Parco della Musica insieme alla protagonista femminile Gugu Mbatha-Raw e subito spiega la sua fascinazione per il romanzo di Lethem: "Sono un attore avido, e nel libro di Jonathan ho visto subito un bel ruolo. Non ce ne sono poi tanti da interpretare. Il personaggio di Lionel Essrog, inoltre, mi sembrava meravigliosamente fuso con la storia che Lethem racconta, era solo un pezzo di un puzzle molto complesso".

Prima di mettersi all'opera e apportare una serie di cambiamenti, non tanto al tono generale del film, quanto al plot, Edward Norton ha chiesto l'approvazione dello scrittore: "Nella sceneggiatura ho inserito personaggi nuovi. Ho lasciato, oltre a Lionel e al suo capo e maestro Frank Minna, il gruppo che lavora nell'agenzia. Ho invece cambiato ciò che accade dopo l'assassinio di Minna. Naturalmente non potevo muovermi senza prima discuterne con Jonathan, che tra l'altro è mio amico. Siamo arrivati a New York nello stesso periodo e lui è un grande conoscitore di cinema. Ho cambiato l'ambientazione della vicenda perché credo che la cosa più importante del film sia il suo protagonista. Nel copione, ho mantenuto il nucleo emotivo di Lionel, portandolo però a vivere una nuova avventura. Raymond Chandler aveva il suo Philip Marlowe, noi avevamo Lionel, che forse un po’ gli somiglia".

La nuova avventura di cui il regista parla ha una valenza fortemente politica, perché descrive il periodo in cui New York diventò una moderna metropoli a discapito di quartieri poveri o abitati da minoranze che vennero sacrificati in nome di opere urbanistiche ritenute di fondamentale importanza. Non a caso, il villain del film, che è interpretato da Alec Baldwin e si chiama Moses Randolph, altri non è che il grande costruttore Robert Mose, a cui dobbiamo, per esempio, il Triborough Bridge: "Sarà il pubblico a individuare un parallelo fra ciò che racconto e che ha una parte di verità con ciò che sta accadendo nell'America di oggi" - dice ancora Norton. "Il concetto di democrazia, però, è senza tempo. Tutti noi abbiamo creduto e crediamo nell'idea che sia il popolo ad avere il potere, ma spesso non è così. C'è sempre una minaccia, una spinta in senso contrario, ci sono persone e forze che strappano il potere dalle mani del popolo. Accade in qualsiasi epoca e non solo negli Stati Uniti. Anche in Europa e nel resto del mondo il potere ha una grande attrattiva, ci sono alti e bassi, ma un’ombra, una presenza oscura, incombe sempre su di noi".

Quest'ultima affermazione potrebbe far credere che ci sia del cinismo in Motherless Brooklyn, o comunque quel pessimismo che contraddistingue il genere cinematografico e letterario hard-boiled. E invece non è così. Norton tradisce il noir, introducendo innanzitutto un personaggio femminile che non è una femme fatale e che Gugu Mbatha-Raw ha interpretato con passione: "La mia Laura Rose non è il tipico personaggio cinematografico anni ’50. Oltre a non essere una femme fatale, non è una casalinga, non è una cantante jazz. E’ una persona istruita, un'attivista che lotta contro la discriminazione razziale e che non viene salvata dal detective di turno, come accade solitamente nei noir. Nel nostro caso succede infatti il contrario".
"E’ vero" - interviene Norton. "Laura Rose trasforma Lionel, spingendolo a essere meno passivo e ad acquisire una certa moralità. In questo il personaggio non ha niente a che vedere con le donne dei noir più classici, che sono parte della corruzione generale e che spingono l'eroe verso posizioni ciniche. Io non volevo essere cinico e soprattutto non volevo essere duro. Mi sono detto: la nostra non è un'epoca in cui ci possiamo permettere il cinismo e l'apatia".
"In fondo Lionel detto Testadipazzo e Laura Rose si somigliano" - riprende Gugu Mbatha-Raw - "perché sono entrambi degli emarginati. Mi è piaciuto sviluppare questa dinamica insieme a Edward, era come una danza tenera e delicata. E’ stato un privilegio lavorare con lui e con il cast straordinario che ha messo insieme. Come sempre succede quando si lavora con un grande attore, si ruba un po’. E io ne ho rubate di cose! Certo, mi sono un po’ stressata nel cercare di essere all'altezza di un film tanto ricco e complesso, ma amo le sfide e il fatto di essere in trincea con Edward ha creato una specie di fratellanza fra noi, una condivisione di momenti emotivi fortissimi".

Pensando a Lionel Essrog e alla sua Sindrome di Tourette, verrebbe da paragonarlo ad altri personaggi impersonati da Norton in passato, a cominciare dal giovane protagonista di Schegge di paura. Dal canto suo, Edward crede che Testadipazzo sia un unicum: "Motherless Brooklyn segna la mia prima volta con un personaggio affetto da un disturbo mentale. Quando ti avvicini a una qualsiasi sindrome, devi rispettarla. Ho incontrato diverse persone che avevano la Sindrome di Tourette. La cosa interessante è che il disturbo si esprime in molti modi diversi. Questo mi ha permesso di inventare la combinazione perfetta per Lionel, rubando di qua e di là. E comunque, il dato più intrigante di un personaggio che ha un disturbo non è il disturbo in sé, ma l'umanità e la vulnerabilità che ne derivano. E Lionel è molto umano, solo che un po’ si trincera dietro le difficoltà del suo vivere quotidiano".

In Motherless Brooklyn la musica ha un ruolo fondamentale. La colonna sonora è di Daniel Pemberton, che si è tuffato tra le sonorità del jazz. "Visto che ci interessava raccontare cosa accadeva nella New York degli anni '50" - spiega Norton - "non potevamo prescindere dal jazz, che era la musica dell'epoca. Mi piace pensare che il jazz che facevano Miles Davis e Charlie Parker, e cioè l'hard bop, che era basato sull'improvvisazione e sulla ripetizione ossessiva alcune linee melodiche, somigli in qualche modo al pensiero ossessivo compulsivo di chi è affetto dalla Sindrome di Tourette. E poi nel film la musica conforta Lionel, ed è bellissimo. Quando la ascolta, non ha più bisogno di controllare le sue parole e i suoi movimenti. Per lui è un momento di liberazione. La musica è così: è creatività, è piacere, ci libera tutti quanti".



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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