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Monsters and Men, parla il regista: "A volte è necessario aprire gli occhi su ciò che è sgradevole"

Reinaldo Marcus Green parla del suo lungometraggio su polizia e razzismo negli Stati Uniti.

Monsters and Men, parla il regista: "A volte è necessario aprire gli occhi su ciò che è sgradevole"

Sarà distribuito in Italia da Videa l'anno prossimo Monsters and Men, lungometraggio scritto e diretto da Reinaldo Marcus Green, ospite oggi alla Festa del Cinema di Roma per presentare le sue tre storie innescate dalla morte di un afroamericano, vittima indifesa della polizia di Brooklyn. Film militante contro le forze dell'ordine? Green garantisce che non è così: l'idea della storia è nata da una conversazione avuta con un amico poliziotto, che peraltro aveva interpretato da aspirante attore uno dei suoi primi cortometraggi. Green era rimasto stupito dall'ascoltare il suo punto di vista, così lontano dal proprio: "Io però voglio sentire anche un parere che mi risulta sgradevole, a volte è necessario, voglio che il dialogo non si interrompa. Ammiro i poliziotti, sono alcuni atteggiamenti istituzionalizzati che disprezzo. Erediti un'uniforme e quindi un'identità, come un giocatore di una squadra sportiva, ma l'identità di gruppo dovrebbe farsi da parte di fronte al valore della vita umana."

Nonostante il forte clima di tensione in America, Reinaldo è convinto che le cose stiano cambiando, seppur forse troppo lentamente. "Il fatto stesso che io presenti un piccolo film così, su questo argomento, in Europa, è notevole." Incalzato sui limiti della rivoluzione di Obama, Green non la minimizza: "Obama ha avuto a che fare con tante cose, due guerre, la riforma della sanità, le difficoltà dell'economia, e a molti Americani l'idea di un presidente nero non è andata proprio giù. Assistiamo oggi a una reazione, e inoltre le radici [del razzismo] sono profonde." Eppure Green insiste: c'è oggi una maggiore consapevolezza dei propri diritti, ed è evidente nella produzione cinematografica, più attenta a queste tematiche. "Non bisogna nemmeno guardare solo al dramma, si può affrontare la questione con la commedia, con l'animazione (mi piacerebbe davvero). Spike Lee racconta l'argomento da trent'anni, però persino Zootropolis tocca questi temi. L'arte può sensibilizzare, perché dopotutto nasce dall'ascoltare le persone che ti circondano, i temi intorno a te."

Da dove arriva il titolo? "Mostri e uomini siamo noi, il titolo è arrivato prima della storia. Mi interessavano scelte e dilemmi individuali", che poi - ci spiega - possono influire sull'equilibrio di una comunità, quando prese in sè sembrano essere un'inerte goccia nel mare. Ciò non implica che le tre vicende si intreccino, anche se, confessa Green, inizialmente era stato tentato dall'idea di imitare la struttura di Amores Perros: "Ho ceduto, in parte perché non ero in grado di renderla, in parte perché cercavo un'originalità e un realismo, la connessione forzata è troppo da fiction, se vi pesa l'assenza di un personaggio abbandonato dalla narrazione, vuol dire che vi ci siete affezionati, a me va bene così.".



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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