Interviste Cinema

Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali: Tim Burton ci parla del film

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Incontro stampa col celebre e amato regista a Roma per presentare il fantasy tratto dal romanzo (in realtà una trilogia) di Ransom Riggs.

Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali: Tim Burton ci parla del film

Tim Burton torna a Roma, per presentare il suo nuovo film, Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali, ed è subito folla. Non c'è alcun dubbio sul fatto che lui sia uno degli autori più amati al mondo e che molti oggi adulti siano stati segnati in maniera indelebile dai suoi film. Magrissimo, sempre vestito di nero e un po' incanutito, con una pazienza inesauribile Burton ha incontrato la stampa per tutto il giorno in diversi momenti, tra cui la canonica conferenza stampa, dove ha risposto in modo molto sintetico a tutte le domande.

Qual è stata la scintilla che lo ha indotto a scegliere questo libro? Il titolo, il fatto che parlasse dei Ragazzi Speciali. Io ero un bambino strano (in originale Peculiar ha un senso di stranezza che in italiano perde, ndr) e mi ci sono subito riconosciuto. Mi piaceva anche il fatto che l'autore avesse creato la storia a partire dalle foto, io colleziono foto e se guardi vecchie foto ti dicono una storia ma non ti svelano tutto, c'è qualcosa di misterioso, conservano la poesia, un che di spettrale, e questo è qualcosa di potente e di efficace.

Lei ha avuto nella sua infanzia una casa come quella del film, un anello temporale, qualcuno che l'ha avviato all'età adulta? Sono cresciiuo in una cultura in cui che tende a categorizzare la gente ma ho avuto una nonna che mi sosteneva e un'insegnante d'arte che mi incoraggiava a essere me stesso. Sono stato fortunato, bastano due persone che ti aiutano a essere quello che sei e spero che tutti ne abbiano almeno una.

Come si è avvicinato a questo adattamento? Non ero a conoscenza del libro ma come dicevo mi piaceva che parlasse di bambini strani, visto che io avevo scritto il mio libro su di loro, “Morte malinconica del bambino ostrica”. E mi sentivo molto vicino al personaggio di Jake, un teenager goffo e silenzioso, per me è stato facile identificarmici.

Questo è il suo terzo film, dopo Ed Wood e Sweeney Todd, non musicato da Danny Elfman, perché? Beh, Sweeney Todd era un musical di Stephen Sondheim, quindi non poteva farla lui, per Ed Wood aveva da fare o forse avevamo litigato, perché noi siamo come una vecchia coppia che litiga ma poi torna sempre insieme e sicuramente tornerò a lavorare con lui che è uno dei miei principali amici e collaboratori. Si è preso una vacanza da me, i musicisti hanno un temperamento drammatico.

Stop motion o CGI? Io adoro la stop motion, è la mia arte ed è qualcosa di concreto, che puoi toccare e vedere, quei pupazzi sono un'opera d'arte tattile, ma anche i computer sono fantastici.  Nel film il combattimento tra le bambole è stato fatto in stop motion, ma è un procedimento costoso e ci vuole un sacco di tempo per farlo, tempo che spesso non hai.

Il libro non si conclude ma continua con due altri volumi, mentre lei ha scelto un finale autoconclusivo, come mai? A volte queste storie sembrano solo una premessa per qualcosa che viene dopo, ma io penso che il miglior modo di farlo è tornare al libro e le foto come dicevo non dicono tutto e conservano un po' di mistero. E il film cerca di catturare quello spirito, mi sembrava giusto così. E' stata più una decisione emotiva che intellettuale.

Perché Eva Green nel ruolo di Miss Peregrine? Ho usato il libro e le foto come ispirazione e mi è sembrato che Eva incarnasse tutto quello che penso di miss P. E' forte, divertente, emotiva, strana e dà proprio l'idea che possa trasformarsi in un uccello. Lei è stata la mia prima scelta, è come un'attrice del muto. Avevo un'insegnante alle elementari che era molto bella e molto divertente ed era l'unica che i bambini ascoltavano, era proprio come Eva e i bambini, pestiferi con gli altri, con lei facevano tutto quello che diceva.

Ci sono dei registi visionari come lei, che le somigliano, oggi? Oddio, forse ci sono ma cerco di non fare collegamenti con me perché mi spaventa. Non so nemmeno cosa faccio e come sono io, figuriamoci gli altri. Ma penso che ce ne siano, il cinema sta cambiando, ci sono migliaia di modi nuovi per fare film, ma cerco comunque di non pensare mai a persone che possano essere connessi a me in questo senso.

Presente o futuro? I ragazzi nel film sentono di non appartenere al presente mentre Eva dice di cercare di vivere nel presente il più possibile. Io ho problemi in questo ma cerco di farlo, che è una cosa difficile e al tempo stesso interessante. Penso che i film che faccio di base siano semplici, per questo cerco di usare gli effetti speciali solo per raccontare la storia e mantenerli radicati nella realtà.

Questi ragazzi speciali sono anche un po' come dei supereroi, un tema che lei ha affrontato coi suoi Batman e stava per affrontare col suo Superman con Nicolas Cage? Ovviamene Batman all'epoca sembrava una grande innovazione, ora ogni settimana esce un film di supereroi. Ma anche se i ragazzi hanno questi poteri mi piace il fatto che di base siano solo ragazzi, bravi ragazzi, il fatto che hanno questi poteri ma si comportano come persone reali.

Per quale pubblico ha fatto questo film? E' interessante che me lo chieda, perché me lo chiedono da tanti anni e io l'ho chiesto all'autore del libro, Ransom Riggs. Lui mi ha risposto che è piaciuto ai ragazzi e anche agli adulti, ma che l'aveva scritto per sé. Io non mi pongo mai il problema del pubblico, mi hanno detto che Sweeney Todd è molto popolare con le bambine di 10 anni, che tra l'altro non potrebbero neanche vederlo, o che alcuni miei film piacciono ai cuccioli di casa. Io non faccio film per cani o per bambine, cerco di fare film che arrivino a tutti. A volte gli adulti pensano che i ragazzini non possano capirli e invece lo fanno quindi non mi pongo il problema.

Ci sarà un Beetlejuice 2? E Dumbo? Non parlo mai dei film che farò, l'ho fatto un paio di volte e sono stati cancellati, per cui lo saprete quando sarò sul set. Adoro il personaggio di Beetlejuice, era un film così strano che ancora oggi non capisco perché ha avuto successo. Ora sono arrivato a pensare che quello che sarà sarà, non posso fare previsioni perché non si avverano. Il miglior film che non ho mai fatto comunque è Superman, lo avreste adorato.

È possibile che lo abbiamo visto in un cammeo? Sì purtroppo, il film era finito, ma è successo che avevo bisogno di un altro paio di inquadrature ma non avevamo soldi quindi ho chiamato dei miei amici e abbiamo girato di nascosto sull'ottovolante. Credetemi, se avessi potuto avrei mandato qualcun altro, odio vedermi sullo schermo!

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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