Mine: Incontro con Fabio Resinaro e Fabio Guaglione, autori del film con Armie Hammer

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Mine: Incontro con Fabio Resinaro e Fabio Guaglione, autori del film con Armie Hammer

Esce in 200 copie il 6 ottobre, distribuito dalla Eagle, Mine, un film che sviluppa in modo efficacemente metaforico e con un gran senso dello spettacolo una bella idea di partenza (comune al film Passo Falso, con un soldato che mette il piede su una mina, ma lì si fermano le somiglianze). C'è davvero un'aria nuova nel cinema italiano adesso che finalmente registi nati negli anni '80 come Fabio Guaglione e Fabio Resinaro – in arte Fabio & Fabio – riescono a farsi conoscere anche all'estero in virtù dei loro lavori (in questo caso il corto Afterville, del 2008, vincitore a Sitges e il più recente True Love, un lungo da loro scritto) e ad ottenere i mezzi per debuttare nel lungometraggio, con storie da loro scritte che gli permettono di esprimere la propria idea di cinema.

E in Mine di cinema ce n'è davvero parecchio. Si tratta di una coproduzione italo-spagnola, prodotta dall'americano Peter Safran (The Conjuring, Buried) ed esce in anteprima mondiale nel nostro paese, anche se è già stato venduto in tutto il mondo. Grazie anche alla presenza di una star come Armie Hammer e attori noti come gli inglesi Annabelle Wallis (I Tudor, Peaky Blinders, Annabelle, il prossimo The Mummy) e Tom Cullen (Downton Abbey).

Milanesi, compagni di liceo, Fabio & Fabio hanno presentato stamani il loro primo film alla stampa romana, rimasta decisamente colpita. I due, che hanno iniziato la propria carriera artistica come fumettisti per passare poi alla scrittura di corti di fantascienza (“quando “abbiamo visto Matrix siamo rimasti folgorati”), dicono di se stessi: (Fabio G.): “Siamo cresciuti negli anni Ottanta e ci siamo cibati del cinema pop americano e dei cartoni animati giapponesi, rimescolati col background italiano ed europeo, Dylan Dog e lo spaghetti western e abbiamo cercato di usare il genere per parlare ai fruitori dei nostri prodotti, con lo scopo di unire il cinema di genere alla nostra voce d'autore”. Gli fa eco Fabio R..: “Per noi è naturale pensare a storie con personaggi di questo tipo, con archetipi americani, speriamo che si capisca che il genere non è fine a se stesso ma serve per raccontare qualcosa di più personale”.

Come sono arrivati a Mine? Fabio G: Dopo Afterville, il nostro corto girato a Torino in lingua italiana, che ha vinto a Sitges e ha girato per molti festival, ci è arrivata la telefonata dall'America di un produttore della Fox che ci ha invitato ad andare là e a pensare un film. Abbiamo così iniziato i nostri rapporti coi produttori e la fase di sviluppo, che come è noto è molto lunga, visto che su circa 100 progetti in genere ne viene prodotto uno. Abbiamo pensato a un'idea per un film e ci è venuto in mente l'uomo sulla mina, anche perché rispecchiava un po' la nostra situazione all'epoca: eravamo bloccati e dovevamo fare il passo”. E del film “rivale”, Passo falso, come hanno saputo? Fabio G: “Quando ho scoperto dell'esistenza del film mi è venuto un mezzo infarto e sono andato a vederlo, ma quando ho visto che la premessa era molto simile ma il film molto diverso, quasi l'opposto del nostro, mi sono tranquillizzato. È diverso sia nella forma che nella sostanza”.

Come è stato coinvolto Armie Hammer? Fabio G: "Inizialmente non eravamo molto convinti, avevamo in tests qualcuno di diverso, un personaggio molto più introverso, ma quando l'abbiamo incontrato abbiamo capito che era la persona che cercavamo, molto intelligente e versatile e con molta voglia di mostrare le sue capacità in una storia che si reggeva interamente su di lui. Lo avevamo visto solo in ruoli brillanti, solari, da bellone. È stato interessante lavorare con lui sia a livello attoriale che fisico. La prima cosa che abbiamo fatto è stata tagliargli il ciuffo e rasarlo. Abbiamo girato in 5 settimane, con tempi strettissimi, sua moglie aspettava un bambino e il nostro timer era la fine di ottobre 2014 perché poi lui doveva tornare a casa perché stava per diventare padre. Un giorno lei è venuta a trovarlo sul set ed era già avanti con la gravidanza, aveva un cappello enorme, bellissimo, che gli ha dato. Lui se l'è messo in testa e poi è rimasto a guardarla mentre si allontanava tra le dune e finché non è scomparsa, nonostante tutta la troupe lo chiamasse perché dovevamo girare, non si è mosso ed è rimasto a guardarla".

Fabio R.: "Gli altri attori sono tutti inglesi. Prima di scegliere Cullen abbiamo visto tantissimi americani, anche uno diventato molto famosi, come il protagonista di Mr Robot (Rami Malek). Ma Hammer è alto due metri e non avremmo potuto inquadrarli accanto a lui perché c'era troppa differenza di altezza. Cullen ci è sembrato il più adatto ed Annabelle ci è stata caldeggiata da Safran e ci è piaciuta molto"

Per il  film Fabio & Fabio - che ammettono di discutere spesso in modo anche acceso, prima delle riprese e in fase di montaggio, nonostante tutto quello che li accomuna - si sono avvalsi dell'uso dello storyboard: “è anche un modo per confrontarci sul set e discutere meno, inoltre si deve condividere con tutti i capireparto e più si è preparati, più si può improvvisare. Inizi proprio a vedere il film e anche cambiando qualcosa si ha più chiara in testa una visione generale”.

Cosa sperano infine che il pubblico porti via dalla visione? Fabio R.: “Io spero che anche chi lo va a vedere come film di genere sia piacevolmente sorpreso di scoprire che c'è qualcosa in più”. Fabio G.: “Mi auguro che chi lo vede ci continui a pensare il giorno dopo, che l'esperienza non finisca dopo che le luci si riaccendono”.



Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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