Interviste Cinema

Mick Jagger per chiudere in bellezza il Festival di Venezia 2019

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Il mitico frontman dei Rolling Stones parla del film di chiusura The Burnt Orange Heresy di Giuseppe Capotondi.

Mick Jagger per chiudere in bellezza il Festival di Venezia 2019

“Recito raramente, ma mi piace molto”. Lo si vede dal suo sorriso, quello che ha reso immortale il ghigno e la risata di Mick Jagger, frontman dei mitici Rolling Stones, che arriva a Venezia il giorno dopo un’altra icona come Roger Waters dei Pink Floyd. Come se ce ne fosse bisogno, due artisti che ci ricordano il contributo della musica britannica nel mondo, specie a partire dalla metà del secolo scorso. Jagger è oggi al Lido come interprete del film di chiusura, il thriller psicologico The Burnt Ornage Heresy di Giuseppe Capotondi, regista italiano molto noto in ambito pubblicitario, che aveva presentato proprio qui a Venezia in concorso la sua opera prima, La doppia ora, ormai dieci anni fa. 

Siamo nel mondo dell’arte, fra Milano e il Lago di Como, dove seguiamo la fugace storia d’amore fra un critico d’arte ambizioso, ma mai veramente esploso, James Figueras, lo svedese Claes Bang protagonista di un altro film ambientato nel mondo dell’arte, la palma d’oro The Square, e la turista americana Berenice Hollis, la sempre più brava e carismatica Elizabeth Debicki di The Night Manager e Il grande Gatsby. I due vengono invitati nella residenza estiva sul lago del ricco collezionista d’arte Cassidy (Mick Jagger), che ospita un artista misterioso, interpretato da Donald Sutherland, sparito da decenni e come tale prezioso e unico.

“La sceneggiatura era fantastica, qualcosa che vi confermeranno anche gli attori”, ha dichiarato alla stampa il regista. “È l’adattamento di un romanzo del 1971 di un noto autore di noir, Charles Willeford, ambientato a Palm Beach. Anche la prima versione della sceneggiatura lo era, poi ho deciso di optare per un luogo glamour come il Lago di Como che potesse richiamare il cinema dell’epoca classica di Hollywood, degli anni ’50 e ’60, elegante e sofisticato, con tutti gli attori belli e ven vestiti. C’era Samuel Goldwyn che diceva: se vuoi mandare un messaggio spedisci un telegramma, ma il genere può comunque dire delle cose, seppure con leggerezza e in maniera più divertente rispetto a un dramma. Mi piaceva questa storia perché parla di verità con dialoghi scritti benissimo e personaggi che dimostrano i meccanismi misteriosi con cui la mente umana può credere (o far credere) ad altri quale sia la verità”.

Mick Jagger si è molto divertito, come detto, a interpretare un ricco collezionista, ma anche mercante d’arte. “Sono le persone che decretano il valore dell’artista e spesso ne traggono anche lauti guadagni. Io sono però il contrario del collezionista, butto le cose via, o al massimo le perdo, sono speranze, non è proprio il mio. So che ci sono dei ragazzi in questo momento che stanno occupando il tappeto rosso per protestare contro lo scempio ambientale. Sono felice che lo stiano facendo, erediteranno il pianeta in condizioni molto difficili, specie negli Stati Uniti, dove tutte le procedure messe in atto negli ultimi dieci anni sono state distrutte dall’attuale amministrazione. Proprio loro, che dovrebbero essere i leader globali, ora decidono di ritirarsi dalle loro responsabilità, la gente deve protestare, che sia sul red carpet o altrove, di certo sono con loro. La mia parte nel film è importante, seppur piccola, perché dà il via all’azione che vede coinvolto il protagonista. Recitare è una performance, solo diversa rispetto a salire sul palco in un concerto dal vivo, quando se cadi non hai la possibilità di rifare la scena. La sensibilità necessaria è diversa, così come le parti del corpo e del cervello che utilizzi. La sceneggiatura, come detto degli altri, era davvero interessante, diversa, letteraria e sorprendente. Abbiamo tutti trovato qualcosa che prendeva vita e valesse la pena. Il mio personaggio è ambiguo, non sai mai se sta dicendo la verità o no”.

The. Burnt Orange Heresy chiuderà stasera, dopo la cerimonia di premiazione, la 76° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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