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Interviste Cinema

Michael Moore parla di Trump, populismo e di un fascismo dal volto nuovo alla Festa del cinema di Roma

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Il cineasta di Flint, di cui sta per uscire Fahrenheit 11/9, in un partecipatissimo incontro col pubblico a tema politico.

Michael Moore parla di Trump, populismo e di un fascismo dal volto nuovo alla Festa del cinema di Roma

Oltre al premio alla carriera Isabelle Huppert, il terzo giorno della Festa del cinema di Roma ha celebrato Michael Moore. Il cineasta di Flint, con l’immancabile cappellino, è venuto a presentare il suo ultimo lavoro, Fahrenheit 11/9, ed è stato accolto con un'ovazione nella gremitissima sala Sinopoli dell'Auditorium, dove la sua conversazione con il giornalista Corrado Formigli è stata più volte sommersa dagli applausi, ancor prima della traduzione della bravissima Bruna Cammarano, costretta a fare i salti mortali per stargli dietro, a dimostrazione di un pubblico quanto meno preparato. Qua vi offriamo un estratto dell’appassionata oratoria di Moore, stimolato dalle domande che hanno toccato vari argomenti, ovviamente tutti politici.

IL CINEMA

In America è molto raro oggi poter vedere film stranieri, anche nelle città più grandi. Io ho restaurato un vecchio cinema nella città in cui vivo per poter far vedere film che provengono dall’Europa, dall’Africa, dall’Asia, da altri paesi del mondo. Oggi da noi molti non possono permettersi gli incontri sportivi, i concerti o il teatro, che sono molto cari, mentre il cinema costa solo 10 dollari e tutti possono andarci, è una forma d’arte del popolo. Io sono cresciuto in una città industriale e da ragazzo ho potuto vedere al cinema Amarcord di Fellini, tutti i film di Bergman e di Kurosawa. Adesso già due generazioni non hanno potuto vederli e quando non fai esperienza della vita delle persone che vivono in altre parti del mondo resti nella tua ignoranza e arrivi ad un punto in cui le decisioni che si prendono nel Paese sono dettate da questa ignoranza. Il 70 per cento degli americani non ha il passaporto, il che vuol dire che non viaggiano e il cinema è la loro unica porta sul mondo, per questo deve non solo sopravvivere ma prosperare. Ovviamente è una strada a due sensi: io mi impegno a far vedere i vostri film nel mio paese ma voi dovete tornare a fare i film che facevate un tempo, meno spazzatura e più arte.

BUSH VS TRUMP

Per me Bush è e sarà sempre responsabile di crimini di guerra per aver invaso l’Iraq, un paese che non ci aveva fatto niente. Sarà sempre un criminale e credo che per questo lui e Cheney stiano lontani dall’Europa, perché hanno paura di finire in prigione. In comune questi due disastri umani hanno il fatto di aver perso le elezioni ed essere diventati presidenti. Al Gore vinse contro Bush per 500.000 voti, mentre Hillary Clinton ha avuto 3 milioni di voti in più di Trump. Dopo che ad Al Gore venne negata la Casa Bianca i democratici avrebbero dovuto far rimuovere quella clausola della costituzione che ha permesso a chi ha perso di diventare Presidente. Avrebbero dovuto farlo 16 anni fa.

CHI HA VOTATO DONALD TRUMP

Qua è arrivata una narrativa poco chiara e sbagliata: non l’hanno votato gli operai, che hanno votato Clinton. Lei è stata votata da persone con un reddito non superiore ai 30.000 dollari all’anno, mentre gli elettori di Trump sono quelli che ne guadagnano più di 500.000. Casomai ha vinto col voto dei bianchi, il 64% degli uomini e il 53% delle donne, ma questo sta cambiando molto rapidamente: ora due terzi dell’elettorato è composto da donne, gente di colore e giovani, e sono loro che determineranno il nostro futuro. Questi sono gli ultimi giorni del dinosauro morente dell'uomo bianco che dall'inizio della nostra storia ha sempre preso le decisioni per il nostro paese.

LA RESPONSABILITA' DEI MEDIA

I media hanno sono in parte responsabili del rimbecillimento generale, la stampa è molto, come dire, deludente. Il giorno delle elezioni, il 16 novembre, il New York Times ha pubblicato un riquadro in cui diceva che Trump aveva solo il 15 per cento di possibilità di vittoria. I media vivono in una loro bolla, non parlano con la gente, raccontano quello che vogliono e riportano i discorsi e le bugie dei politici. Adesso di tanto in tanto succede in tv che qualche presentatore dopo aver sentito qualcosa detto da Trump dica che è una bugia, ma per decenni i media hanno amato Trump, che era il perfetto entertainment da tabloid. Lo hanno amato così tanto da dargli un soprannome, The Donald, ed erano così divertiti da lui che non l'hanno mai preso sul serio, così come i comici di sinistra che ridevano quando ha annunciato la sua candidatura, dicendo “non succederà, la gente è troppo furba”. E invece non lo è, dopo che in tre decenni, da Reagan in poi, il nostro sistema educativo è stato smantellato.

IL POPULISMO

Se rovinate le scuole, togliete i soldi all’istruzione e fate indebitare gli studenti all’università fino ai 40 anni, chiudete le librerie e fate controllare i media da grandi multinazionali, questi non faranno che cercare di solleticare la stupidità insita in tutti noi, e più il paese è stupido più ci sarà gente come Berlusconi, Salvini e Trump. Sono qua da 5 giorni e vedo un sacco di tv italiana. Certo non capisco la lingua, ma vedo le immagini e capisco che i ricchi che possiedono i media hanno interesse a far sì che la gente sia intrattenuta e trattata come scema. Donald Trump è un ottimo performer, per quello se la cava, è bravo a fingere e lo fa così bene che tutti ci credono. Del resto vedo che anche qua si è divertiti da Salvini e Di Maio: non c'è niente di divertente in loro, sperano solo che la gente non capisca che la stanno imbrogliando. La sinistra ha pensato che il miglior modo di vincere era non sembrare troppo di sinistra, essere i “Berlusconi intellettuali”, come se queste due parole avessero un senso insieme. Hanno pensato che per vincere non dovevano essere troppo socialisti e hanno fatto una marea di compromessi, "siamo di centro sinistra e non di sinistra", che è come dire “non sappiamo chi siamo ma per favore votate per noi”. La gente si lascia incantare dai populisti perché quello che vedi è quello che è: loro non nascondono quello che sono, Bush si vantava di essere uno studente mediocre. Mio padre lavorava in fabbrica e lui e quelli della sua generazione volevano votare per Kennedy perché era più intelligente di loro ed era andato a Harvard: quella era un’ottima idea, votare per qualcuno migliore di noi che possa servire al paese.

BARACK OBAMA, GLI ERRORI DEI POLITICI DEMOCRATICI E LA DISAFFEZIONE DEI VOTANTI

Ho votato due volte per Barack Obama. La prima sono entrato nella cabina e ho visto il suo nome sulla scheda: Barack Hussein Obama. Nel bel mezzo della guerra con l'Iraq era stato accusato di essere musulmano eppure mise il suo secondo nome sulla scheda. Mi sono chiesto quanti leader democratici lo avessero pregato di toglierlo, magari di chiamarsi Barry. Perché sanno che viviamo in una società razzista e non si poteva nascondere che era nero, ma almeno sulla scheda si poteva. Ho visto il nome, ho preso il pennarello, ho tracciato il segno e mi sono messo a piangere perché non pensavo che avrei mai potuto votare in vita mia per un uomo di colore per presidente. Una lacrima è caduta sul segno e ha macchiato il cerchio fatto col pennarello e io ho cercato soffiarci su e di asciugarla, mentre qualcuno da fuori mi chiedeva cosa stava succedendo. Ero molto fiero: i miei film criticano molto gli Stati Uniti ma se questo poteva accadere in un paese dove solo 120 anni prima c'era la schiavitù mi dava speranza. Perché vincesse Obama milioni di americani avevano dovuto superare il loro razzismo per pensare a cosa era meglio per il Paese, ed ero pieno di speranza.

Solo un mese dopo, Obama ha nominato due persone di Goldman Sachs per occuparsi della sua politica economica, due persone di Wall Street, ed è stato devastante. Nei suoi 8 anni ha fatto molte cose belle ed è stato di ispirazione per molti, per cui giravano la testa quando sbagliava, ma io non sarei stato un cineasta onesto se non avessi messo nel film il momento in cui "beve" l'acqua contaminata: per gli abitanti di Flint è stato un grande dolore. Non hanno votato per Trump ma sono rimasti a casa e così i democratici hanno perso lo stato del Michigan Quando sono venuto a Roma per il mio primo film, Roger and Me, nel 1990, mi ha intervistato un giornalista de LUnità che oggi non c'è più ma allora aveva 1 milione di copie al giorno di tiratura, non potevo crederci che mi stesse intervistando un giornale comunista e ho pensato “che fico questo paese”. Non appoggio il giornale o quel partito, dico solo che c'erano milioni di persone che avevano combattuto per il popolo e tutto questo è finito perché la sinistra ha deciso di non essere più il partito del popolo. Come noi in America dobbiamo riappropriarci del partito democratico, così dovete fare voi con la sinistra. Negli ultimi 30 anni è successo qualcosa e un'intera generazione è cresciuta senza conoscere le lotte che ha fatto la gente per strada. Ma ci siete stati, siete scesi in piazza quando Bush ha invaso l’Iraq e anche altre volte, io so che questo sentimento esiste ancora, ma non è organizzato e guidato e bisogna farlo, altrimenti le destre vinceranno.

Nel libro del 1980 "Friendly Fascism", di Bertrand Gross, si dice che il fascismo del Ventunesimo Secolo non arriverà coi carri bestiame e i campi di concentramento, ma con una faccia sorridente e uno show televisivo.

Fahrenheit 11/9 sarà al cinema dal 22 al 24 ottobre distribuito da Lucky Red. 



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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