Interviste Cinema

Michael Keaton a Roma presenta Il caso Spotlight: "Un film importante, ma gli eroi sono i giornalisti, non noi attori"

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L'attore in Italia assieme al reporter che interpreta del film nel film di Tom McCarthy.

Michael Keaton a Roma presenta Il caso Spotlight: "Un film importante, ma gli eroi sono i giornalisti, non noi attori"

Non accade spesso che a presentare un film arrivi un attore con al suo fianco il personaggio in carne e ossa che ha interpretato sul grande schermo. È accaduto oggi, a Roma, dove assieme a Michael Keaton c'era Walter Robinson, il giornalista del Boston Globe che, assieme al resto del suo team, ha vinto il premio Pulitzer per una coraggiosa e sconvolgente inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa Cattolica a Boston; e che l'attore interpreta nel Caso Spotlight che ricostruisce questo pezzo di storia del giornalismo investigativo.
E non sorprende, allora, che nel corso nella conferenza stampa, si sia parlato più del giornalismo in senso ampio e della piaga degli abusi da parte di prelati che del film di Tom McCarthy candidato a sei premi Oscar.

In qualche modo, è stato lo stesso Keaton a mettere i temi del film e il ruolo di chi lavora nella stampa sopra al cinema e al film che ha interpretato: “Il caso Spotlight è un film importante, è importante che se ne parli,” ha detto, “ma per quanto ritenga importante il ruolo dell'arte, qui non siamo noi attori, gli eroi: sono i giornalisti come Walter, per il lavoro che hanno fatto. Vi ringrazio per i complimenti che ricevo, ma bisogna avere i piedi per terra e non cedere alle lusinghe dell'ego: ho fatto il mio lavoro, cerco sempre di farlo al meglio, ma quello che faccio non è paragonabile a quello di persone come i reporter del Boston Globe.”

Il caso Spotlight prende il nome da quello del team di giornalisti investigativi del quotidiano statunitense che ha lavorato all'inchiesta. Un team sempre più raro, al giorno d'oggi, perché “Negli Stati Uniti il giornalismo investigativo è come un malato terminale,” ha dichiarato Robinson. “Internet toglie ai giornali i soldi che servirebbero per fare un grande giornalismo d'inchiesta, e tanti posti di lavoro sono andati perduti. Credo che i direttori siano dei pazzi, perché il giornalismo d'inchiesta che viene tagliato è quello che i lettori vogliono di più. I lettori vogliono che continuiamo confrontarci col potere e fargli domande, a metterlo alle corde di fronte alle sue responsabilità, e se non lo facciamo la democrazia muore.”
Keaton, che non ha nascosto la sua passione per il giornalismo, dicendosi fortunato per aver interpretato il ruolo di un reporter per ben tre volte in carriera (“io l'avevo visto in Cronisti d'assalto, e devo dire che metteva in scena il nostro lavoro con impressionante realismo,” ha detto Robinson), ha dato ragione al caporedattore del Globe, portando l'esempio di acque avvelenate da piombo di cui non si parla perché, ad esempio, “le pagine locali del quotidiano della mia città, Pittsburgh, sono solo sei, e di certo lì non c'è spazio per quel giornalismo d'inchiesta che, se presente, potrebbe salvare delle vite.”

Ma se il giornalismo detiene ancora un primato, film come Il caso Spotlight posso avere comunque la loro importanza: “Grazie a questo film,” ha detto l'attore, “si parla della pedofilia nella Chiesa in tutto il mondo, e mi è capitato, dopo una proiezione negli Stati Uniti, che un uomo sia venuto da me a ringraziarmi per il nostro lavoro, dicendomi che era stato anche lui vittima di abusi e che, grazie al film, ha finalmente trovato il coraggio di conferssarlo a qualcun altro, a me. Il nostro è un film capace di avere un impatto, che cambierà il modo di vedere le cose.”

Più restia a cambiare, invece, è la Chiesa Cattolica. “La Chiesa è diventata una società clericale che fa gli interessi dei cardinali e dei vescovi, e non quelli dei fedeli,” ha sostenuto Robinson. “Ma, come tutti, ho grandi speranze nel lavoro di Papa Francesco, e molto rispetto per quello che sta cercando di fare. Una delle sue prime decisioni è stata quella di togliere le limousine ai cardinali, e cercare di fargi fare più attenzione ai bisogni dei più deboli e dei più poveri. Se il Papa riuscirà a cambiare la Chiesa, cambierà anche la piaga degli abusi. C'è da dire, però, che finora non è stato compiuto nessun passo diretto e sostanziale nella direzione della lotta alla pedofilia.”
Se i titoli che concludono Il caso Spotlight ci insegnano che il Cardinale Law, rimosso dai suoi incarichi a Boston dopo lo scandalo suscitato dall'inchiesta del Globe, venne trasferito a Roma, nella sede di Santa Maria Maggiore, la cronaca più recente sottolineano come Francesco abbia trasferito il porporato in una sede decisamente meno prestigiosa.

“Attenzione però,” ha ammonito Keaton. “Il caso Spotlight non è affatto un film contro la fede: anzi, la cosa più triste che racconta è proprio la perdita della fede delle persone colpite o sconvolte dagli abusi. Io sono stato cresciuto cattolico, e ho molto rispetto per la fede. E credo anche io che Papa Francesco stia facendo un grande lavoro.”

Il caso Spotlight sarà nelle sale italiane a partire dal prossimo 18 febbraio, mentre dal 9 dello stesso mese sarà in vendita, edito da Piemme Edizioni, “Tradimento”, il libro che raccoglie l'intera inchiesta svolta e pubblicata da Robinson e gli altri giornalisti di Spotlight.

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