"Mi sento ancora in credito con il cinema": sogni e rimpianti di Nino Frassica a Lecce

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"Mi sento ancora in credito con il cinema": sogni e rimpianti di Nino Frassica a Lecce

Il terzo attore italiano che riceve dal Festival del Cinema Europeo di Lecce l'Ulivo d'Argento per il suo Contributo alla Nuova Commedia Italiana è Nino Frassica, che abbiamo visto mesi fa al fianco di Lucia Ocone e Pietro Sermonti in Uno di famiglia, in cui era un temibile malavitoso.
Frassica lo abbiamo conosciuto nel 1985 nello straordinario varietà ideato da Renzo Arbore Quelli della Notte, nel quale interpretava il frate Antonino da Scasazza. La collaborazione fra il comico e il regista de Il pap’occhio, cominciata con "FF.SS" - Cioè: "...che mi hai portato a fare sopra Posillipo se non mi vuoi più bene?", è proseguita con un altro varietà: Indietro tutta. Poi per Nino è cominciato un periodo difficile, un tempo di disillusione, di cui lui stesso ha raccontato durante un incontro con la stampa. A Lecce, l'attore ha accompagnato Il Bi e il Ba e ha anche incontrato e intrattenuto gli studenti. A noi giornalisti ha mostrato invece anche il suo lato malinconico, senza però rinunciare alla battuta.

Il premio
Non so se merito questo premio perché sono principalmente un volto televisivo. Purtroppo le lunghe serie, gli sceneggiati e il varietà mi hanno impedito di fare il cinema, che in realtà era il mio grande sogno. Volevo fare l'attore cinematografico, invece mi sono ritrovato a fare il fantasista, quindi mi sento ancora in credito col cinema, perché credo di aver dato molto meno di quello che potrei dare.

La delusione del cinema
Dopo il successo di Quelli della notte, mi chiamarono moltissimi produttori cinematografici: ero il personaggio del momento e mi volevano "sfruttare". Poi ho fatto un film anche come sceneggiatore, Il Bi e il Ba, che non ha avuto successo perché forse era troppo surreale. Il pubblico italiano non era abituato al cinema surreale, e ancora oggi sono in pochi a farlo, giusto Maccio Capatonda. Dopo quell'esperienza, ho cominciato ad aspettare di essere chiamato dai registi importanti, però tutto taceva. Nell'attesa, non sapendo cosa sarebbe successo (Vuoi vedere che me ne torno al mio paese e l'avventura è finita? - pensavo), mi sono trovato a non poter rifiutare compensi che per me erano importanti, quindi ho accettato il cinema commerciale, compreso il film di Natale, genere a cui non mi sarei mai voluto accostare.

Aspettare
Ormai sono troppo grande per aspettare, per starmene con le mani in mano. Non ho voluto fare la fine del bambino de La vita è bella, che dopo il film di Benigni ha continuato a rifiutare ruoli che non gli sembravano all'altezza di quello che lo aveva portato alla celebrità e poi si è trovato disoccupato.

 La foto
Una volta un settimanale mi fece un'offerta straordinaria: mi avrebbero dato 16 milioni se fossi salito su unavespa e mi fossi lasciato scattare una fotografia. Dissi di no, pensando: ti pare che mi metto a fare la pubblicità? La settimana successiva c'era un altro attore al posto mio con i 16 milioni in tasca. Quando vidi la sua fotografia - ero ancora in attesa di proposte lavorative - mi dissi: ho perso 16 milioni!

Film belli, film brutti, con soldi, senza soldi
Il nostro mestiere è imprevedibile. Se ti offrono un film bello e con i soldi, è facile, lo fai. Anche se ti offrono un film brutto e senza soldi, è facile, perché non lo fai. Quando invece c'è la via di mezzo, allora comincia a diventare difficile scegliere. Oggi posso permettermi di fare un film bello senza soldi, mentre un film brutto anche con molti soldi solitamente non lo accetto. Sto quasi tornando a essere puro, però ci sono fasi della carriera di un attore in cui si ha bisogno di denaro. Il denaro purtroppo c'entra, dirotta, influisce.

La gabbia dorata di Don Matteo
Adesso al cinema interpreto solo ruoli minori, sono uno dei pochi attori che, quando viene chiamato, dice: quante scene ho? Ne voglio poche, perché ho paura di non farcela, visto che sono prigioniero di Don Matteo. La prigione di Don Matteo, comunque, è una prigione dorata, è un lavoro che mi piace. Le parti in cui faccio il maresciallo sono ripetitive, quando invece si racconta la mia quotidianità, quando insomma ci si concentra sulla persona Nino Cecchini, allora mi diverto, perché inserisco cose mie. Io i dialoghi li cambio sempre, e improvviso.

Autocensurarsi
Metto molto in Don Matteo, però mi autocensuro. Siccome ho la divisa da carabiniere e spesso c'è un morto per terra, non posso far ridere. Così mi tengo nei limiti della comicità popolare.

Altri linguaggi
Non faccio teatro da tanti anni, mi piacerebbe. Il mio sfogo è il varietà, però la cosa più divertente è la radio, perché sparo di più, perché vado direttamente sul surreale.

Carlo Verdone
Come spettatore, mi piace la commedia all'italiana, sono un verdonomane. Il più grande attore italiano vivente per me è Carlo Verdone, il fatto che lui riesca a interpretare dei personaggi che altri trasformerebbero in macchiette lo rende unico, Carlo è capace di rendere credibili i personaggi estremi.

L'esperienza di The Tourist
La cosa che mi è piaciuta di più a proposto di The Tourist è che il regista, che ha un cognome che sembra un codice fiscale, aveva la madre tedesca e ogni tanto andava in Germania, e in Germania Don Matteo era un successo e sua madre aveva una grande passione per me. Quando ha deciso di venire in Italia a girare, mi ha voluto e si è inventato apposta una parte per me. L'aiuto regista Alberto Mangiante, che conosco da diverso tempo, mi ha chiamato, così sono andato a Venezia e ho girato una scena. Ero affascinato dall'esagerazione di quel set. C'erano guardie del corpo che si guardavano fra loro, si mangiava a tutte le ore.

Le esperienze cinematografiche perse
Romeo e Giulietta di Zeffirelli, dovevo fare Giulietta. A parte gli scherzi, c'è un film importante che mi sto perdendo in questo momento. Non dico il titolo per rispetto all'attore che prenderà il mio posto. 



Carola Proto
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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