Interviste Cinema

Matthew McConaughey a tutto campo tra Dallas Buyers Club, gli Oscar e la sua carriera

Sereno, lucido, sincero e ironico, l'attore texano ha parlato di sé e del suo ultimo film.

Matthew McConaughey a tutto campo tra Dallas Buyers Club, gli Oscar e la sua carriera

La verità vera (quella che chi le frequenta per mestiere non vi dice quasi mai) è che spesso e volentieri le conferenze stampa in cui un film viene presentato e promosso sono abbastanza noiose e poco interessanti.
Vuoi perché le esigenze promozionali spingono verso un’omogeneizzazione dei contenuti; vuoi perché attori e registi non sono sempre motivatissimi; vuoi perché le domande che vengon poste sono mediamente standardizzate e richiedono riposte preconfezionate; vuoi perché la dimensione collettiva non aiuta.

Poi, però, ci sono le eccezioni.
Una di queste è stata la conferenza stampa che ha visto questa mattina a Roma protagonista il Matthew McConaughey candidato all’Oscar per la sua interpretazione in Dallas Buyers Club, il film che debutterà giovedì nelle sale del nostro paese.
Accolto con l’interesse, le fregole e la curiosità vagamente isterica che si riserva ai veri divi, l’attore texano è apparso rilassato e disponibile, raccontando con sincerità spontanea, genuino entusiasmo e una ridottissima dose di ego del suo film e della sua carriera.

Titolo di punta nella stagione dei premi in corso, Dallas Buyers Club non è stato un film dalla facile genesi, come ha spiegato il suo protagonista: “La cosa più difficile di questo film è stato proprio il riuscire a girarlo. Sono più di vent’anni che la sceneggiatura è stata scritta, e nessuno ha voluto fare il film prima di noi. Io l’ho letta per la prima volta cinque anni fa: allora non c’era un regista né nessun altro attore coinvolto, e ho deciso che volevo esserne coinvolto io. Sono passati anni, tenevo il copione sulla scrivania, ci avevo scritto sopra “questo ha le zanne”, perché mi aveva catturato e non mi lasciava mai, ma facevo fatica a trovare finanziamenti e collaboratori. Quando poi il regista Jean-Marc Vallée ha accettato di dirigere il film e ci siamo incontrati, siamo stati subito d’accordo sul fatto che volevamo andare avanti senza preoccuparci minimamente di chi ci diceva che non ce l’avremmo mai fatta. Non abbiamo battuto ciglio nemmeno quando ci siamo ritrovati senza soldi a soli cinque giorni dall’inizio delle riprese: qualcuno ci suggeriva di slittare la produzione, ma noi siamo stati irremovibili, e ce l’abbiamo fatta.”
Quanto ai motivi per i quali sia stato così difficile trovare finanziamenti per Dallas Buyers Club, McConaughey ha le idee ben chiare e le ha esposte senza remore: “Tutti quelli che investono in un film dicono ‘sì, certo, voglio fare un bel film, un’opera artistica, ma anche riportare i miei soldi a casa’. E un film d’epoca, che parli di AIDS, con un protagonista omofobico, fa subito pensare che quei soldi indietro non ci torneranno mai.”

Di dipo diverso sono state invece le sfide che il ruolo di Ron Woodroof ha imposto all’attore texano. “La principale, per me, è stata il fatto che Ron fosse così pieno di rabbia,” ha spiegato, “una rabbia causata dal numero elevatissimo di opposizioni e contrasti che ha incontrato lungo il suo cammino, di tipo molto diverso fra di loro. E a ognuna di queste resistenze, di questi ostacoli, io dovevo contrapporre un tipo di rabbia diverso. Dovevo essere arrabbiato senza essere ripetitivo, usando sempre angolature e motivazioni differenti.”

Da qui, e non poteva forse essere altrimenti, si è passati a parlare del dimagrimento di McConaughey, che per il ruolo di Ron ha dovuto perdere circa 22 chili. L’attore ha però cercato di ridimensionare con pacatezza questo aspetto, soprattutto di fronte a chi metteva in relazione questa sua trasformazione con la candidatura all’Oscar: “I sacrifici che sei disposto a fare non mai sono garanzia di un buon risultato artistico: la mia perdita di peso è l’elemento scioccante, quello che richiama l’attenzione nell’immediato, ma non è quello che conta realmente della mia interpretazione. Personalmente non ho visto me stesso dimagrito sullo schermo, ho visto Ron Woodroof e la sua storia. Questo è quello che penso.”
Il percorso attuato per dimagrire in maniera così radicale è comunque servito al texano per scoprire elementi importanti da applicare alla sua interpretazione:  “Sono stato militante e radicale quando ho dovuto perdere peso: avevo un medico che mi seguiva, stavo in casa solo, come un eremita, circondato unicamente da cose relative al film e Ron. Ero molto consapevole della mia situazione clinica, ma pian piano ho scoperto che quello che perdevo dal collo in giù, lo guadagnavo dal collo in su. Perdevo peso, ma ero pieno di energia in testa: pieno di idee, di pensieri, mi alzavo tutti i giorni alle 4 indipendentemente da che ora andassi a letto alla sera. E ho capito che quella era anche la condizione di Ron, la chiave per il suo attivismo.”

Stesso atteggiamento radicale, poi, l’attore l’ha tenuto sul set: a noi ha raccontato che con Jared Leto si sono realmente presentati solo al termine delle riprese, perché sul set, complici gli stretti tempi di lavorazione, “c’erano solo Ron e Rayon, non avevamo bisogno di parlarci come Matthew e Jared”.
Matthew McConaughey poi ha spiegato di non essere particolarmente ansioso per la notte degli Oscar, perché “questo film viene prima di me. Io faccio promozione, Dallas Buyes Club non ne ha bisogno: io racconto le esperienze di questo film di cui sono così orgoglioso, parlo di quello che mi ha lasciato e insegnato e non mi stancherei mai di farlo.”

Ma oltre che del film, nel corso di questo incontro con la stampa italiana l’attore ha avuto modo di parlare anche della sua carriera: una carriera che, come vi abbiamo altrove raccontato, negli ultimi anni ha avuto una chiara ed evidente svolta.
“Me ne sono reso conto mentre andavo da Martin Scorsese, che mi voleva incontrare per la parte che poi ho avuto in The Wolf of Wall Street,” ha spiegato l’attore con un sorriso ironico. “Improvvisamente ho realizzato che stavo andando ad incontrare un regista che avevo studiato all’università, e che mi stava accompagnando un autista.”
Poi, più seriamente, ha così dato la sua interpretazione di quanto avvenuto: “Credo che sia stata una combinazione di elementi: parti migliori, un mio atteggiamento diverso, una nuova maturità. Circa quattro anni fa mi sono svegliato dicendomi che ero contento della mia carriera ma che volevo da lei qualcosa di più. Sentivo che la mia vita privata era più avventurosa e stimolante di quella professionale, e volevo che questo cambiasse, che anche il mio lavoro mi entusiasmasse in quel modo. Volevo un ruolo che mi mettesse in gioco, che mi facesse rischiare e sentire mancare la terra sotto i piedi. Io e mia moglie abbiamo deciso di rischiare, avevo dei soldi da parte che mi avrebbero permesso di rimanere qualche tempo senza lavoro, era appena nato mio figlio e volevo dedicarmi a lui, e allora ho iniziato a rifiutare parti che non erano quello che cercavo. Dopo qualche tempo le proposte non arrivavano più, e per alcuni mesi sino rimasto in attesa. Poi, improvvisamente, qualcosa è cambiato e sono iniziate ad arrivare proposte nuove: ero diventato una buona nuova idea per alcuni registi. Il mio è stato un unbranding, uno spogliarmi di quello che ero diventato, non un rebranding. E per ottenere questi risultati la mia famiglia è stata centrale: più un uomo è sicuro a casa sua, più in alto può volare quando ne è fuori.”

Matthew McConaughey si è però rifiutato di parlare del suo futuro, di nuovi possibili ruoli, perché, ha spiegato: “sono concentrato sull’attimo, su quello che vivo, sul processo. Anche quando lavoro: amo girare film più di quanto ami poi vederli.”
Se è vero che da Ron, l’attore ha imparato più di ogni altra cosa che “se vuoi qualcosa te la devi fare da solo”, non possiamo fare a meno di continuare a pensare che i suoi successi siano anche l’applicazione nel mondo del cinema e di Hollywood dell’integrità zen e spirituale che McConaughey ha raccontato indossando gli shorts di Steve Addington in Surfer, Dude.
E allora, che le onde del cinema continuino ad essergli propizie.



 

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